«Eravamo pronti a questo momento, anche se non possiamo nascondere dolore e rabbia. Sapevamo che Domenico si poteva salvare , ma hanno provato a nascondere tutto e hanno continuato a mentire. Hanno giocato con la vita di nostro figlio». Con tutta la forza che solo una mamma può avere, con qualche lacrima che continua a solcare il suo viso, ma soprattutto con grande calma e fermezza, Patrizia Mercolino commenta così i risultati della perizia ordinata dal tribunale di Napoli nell’ambito dell’incidente probatorio per ricostruire quanto accaduto al suo «piccolo guerriero» Domenico Caliendo , il bimbo morto prima di compiere due anni e mezzo dopo un trapianto di cuore fallito all’ospedale Monaldi di Napoli. Il pool di esperti ha ritenuto corretto l’intervento anticipato dal cardiochirurgo Guido Oppido, ma ha sottolineato diverse carenze: la mancata vigilanza da parte di Gabriella Farina, che guidò l’équipe di espianto da Napoli a Bolzano, dove fu utilizzato ghiaccio secco che rovinò l’organo del donatore; e la mancata valutazione di un’alternativa, quella di un cuore artificiale in attesa di un nuovo donatore. Venerdì mattina, insieme al papà Antonio Caliendo, Patrizia ha preso parte all’udienza che è stata rinviata al 12 e 13 novembre, tornando a casa con certezze che pesano come macigni. Domenico si poteva salvare? «Sì, se avessero messo un Berlin heart. Sono cose che sosteniamo da mesi con l’avvocato Francesco Petruzzi e con il medico legale Luca Scognamiglio. Adesso abbiamo anche la maxi perizia che lo conferma». Cosa ha provato leggendola? «È un mix di rabbia e dolore. Ma la rabbia adesso prevale sul dolore, perché la mancanza di Domenico si sente tantissimo. Dicono che si impara a convivere con il dolore ma, per quanto mi riguarda, più vado avanti e peggio è. Però a Domenico ho promesso giustizia e sta arrivando quel giorno. Dobbiamo essere forti, perché ci sono i miei figli che stanno soffrendo molto e hanno bisogno della mia presenza». Ad agosto è arrivato l’accordo con l’Azienda Ospedaliera per un risarcimento . «Sì, ma è un dettaglio che conta poco. Domenico non torna. Queste cose per me vanno in secondo piano, sinceramente. Tutto mi scivola addosso, l’unica cosa che resta è il dolore che è solo nostro. Anzi, è ancora più grande di prima adesso». Perché? «Eravamo pronti a tutto questo, ai risultati della perizia. Però leggere quelle conclusioni fa ancora più male dopo tanti mesi». Parla dell’errore medico? «Come la vedo io è stata una catena di errori, da quando mio figlio è entrato in quell’ospedale fino a quando è morto. Lo dico con calma e in maniera chiara». Cosa? «Hanno giocato con la vita di mio figlio e hanno pensato di poter nascondere tutto». Cosa vuole fare adesso? «Ho deciso di andare in tribunale perché avrei voluto guardare negli occhi gli indagati, ma non erano in aula». Cosa chiede? «Domenico non me lo porta indietro più nessuno. Ma ho voglia di giustizia».
La mamma di Domenico, morto dopo il trapianto: «La perizia ci dà ragione ma mio figlio non torna. Provo rabbia e dolore»
«Eravamo pronti a questo momento, anche se non possiamo nascondere dolore e rabbia. Sapevamo che Domenico si poteva salvare , ma hanno provato a nascondere tutto e hanno continuato a mentire. Hanno giocato con la vita di nostro figlio». Con tutta la forza che solo una mamma può avere, con qualche lacrima che continua a solcare il suo viso, ma soprattutto con grande calma e fermezza, Patrizia Mercolino commenta così i risultati della perizia ordinata dal tribunale di Napoli nell’ambito dell’incidente probatorio per ricostruire quanto accaduto al suo «piccolo guerriero» Domenico Caliendo , il bimbo morto prima di compiere due anni e mezzo dopo un trapianto di cuore fallito all’ospedale Monaldi di Napoli. Il pool di esperti ha ritenuto corretto l’intervento anticipato dal cardiochirurgo Guido Oppido, ma ha sottolineato diverse carenze: la mancata vigilanza da parte di Gabriella Farina, che guidò l’équipe di espianto da Napoli a Bolzano, dove fu utilizzato ghiaccio secco che rovinò l’organo del donatore; e la mancata valutazione di un’alternativa, quella di un cuore artificiale in attesa di un nuovo donatore. Venerdì mattina, insieme al papà Antonio Caliendo, Patrizia ha preso parte all’udienza che è stata rinviata al 12 e 13 novembre, tornando a casa con certezze che pesano come macigni. Domenico si poteva salvare? «Sì, se avessero messo un Berlin heart. Sono cose che sosteniamo da mesi con l’avvocato Francesco Petruzzi e con il medico legale Luca Scognamiglio. Adesso abbiamo anche la maxi perizia che lo conferma». Cosa ha provato leggendola? «È un mix di rabbia e dolore. Ma la rabbia adesso prevale sul dolore, perché la mancanza di Domenico si sente tantissimo. Dicono che si impara a convivere con il dolore ma, per quanto mi riguarda, più vado avanti e peggio è. Però a Domenico ho promesso giustizia e sta arrivando quel giorno. Dobbiamo essere forti, perché ci sono i miei figli che stanno soffrendo molto e hanno bisogno della mia presenza». Ad agosto è arrivato l’accordo con l’Azienda Ospedaliera per un risarcimento . «Sì, ma è un dettaglio che conta poco. Domenico non torna. Queste cose per me vanno in secondo piano, sinceramente. Tutto mi scivola addosso, l’unica cosa che resta è il dolore che è solo nostro. Anzi, è ancora più grande di prima adesso». Perché? «Eravamo pronti a tutto questo, ai risultati della perizia. Però leggere quelle conclusioni fa ancora più male dopo tanti mesi». Parla dell’errore medico? «Come la vedo io è stata una catena di errori, da quando mio figlio è entrato in quell’ospedale fino a quando è morto. Lo dico con calma e in maniera chiara». Cosa? «Hanno giocato con la vita di mio figlio e hanno pensato di poter nascondere tutto». Cosa vuole fare adesso? «Ho deciso di andare in tribunale perché avrei voluto guardare negli occhi gli indagati, ma non erano in aula». Cosa chiede? «Domenico non me lo porta indietro più nessuno. Ma ho voglia di giustizia».

SOURCE TRANSPARENCY