DAL NOTRO INVIATO  PONTIDA (Bergamo) Durante il raduno, la colonna sonora che separa gli interventi è quella del Trono di spade . Fantasy eroica, come da tradizione leghista. Anche se, a ben guardare, il tema della serie sono famiglie che si scannano per il potere. Alla fine, invece, risuona Eye of the Tiger , da Rocky III , dove il campione minacciato deve conservare il titolo. Anche se Matteo Salvini, a differenza di Rocky Balboa all’inizio del film, ha conservato la fame di vincere . Almeno nel partito. La Pontida di domenica si può leggere in musica. Ma è inevitabile leggerla anche nei colori. Le magliette e gli outfit che le tifoserie usano per rendersi riconoscibili, non fossero sufficienti i cori. Da ieri i salviniani sono gli azzurri . La t-shirt del giorno è il programma: «Io sto con Matteo» . La diffusione militante, euro 10 , è a cura di Cristina, da Limbiate : «Oggi è questa la maglietta da avere. Dovremmo indossarla tutti per dare al nostro segretario il senso di fiducia». In breve: «Per noi la Lega è Matteo». Lo pensa anche Emanuele, da Milano , anche lui in azzurro: «Matteo può aver fatto degli sbagli, ma la Lega è una e lui è il segretario». La pensa così anche Giulio Cesare Vavassori : «La colpa è dei cerchietti intorno a lui, nella Lega si è già visto...». Ma attenzione. I non salviniani non sono affatto pochi . Hanno meno uniformità, la spinta organizzativa manca, ma non si può sbagliare. Di certo, non con quelli che reggono lo striscione «Vogliamo la secessione, non un ponte in meridione» . E piccoli incidenti scattano un po’ ovunque, come quando da un gazebo con la foto del super salviniano Claudio Borghi una signora sbotta con un furente: «Andatevene a casa» . Parla a un gruppetto bergamasco, tutti con la vecchia maglietta bianca della Lega lombarda, che irridono le uscite dei salviniani sul palco. Tra i nordisti ci sono quelli del verde che fu, con un’altra scritta-programma: «Lega Nord fino alla morte» . Molti hanno i vecchi fazzoletti da collo bianchi o rossi, incluso il governatore lombardo Attilio Fontana . Quando parla («Lo faccio solo per difendere il nostro territorio e la nostra Lombardia, nulla di più»), dalla destra del palco partono cori indiavolati e saltellanti nel nome di Matteo. È il gruppo di Como , con striscione «Salvini avanti tutta» e t-shirt «Leali sempre ». La stessa maglietta che esibirà sul palco la ministra comasca Alessandra Locatelli . Persino quando parla Luca Zaia («Il Leone ha il suo Doge» dice lo speaker Alessandro Morelli) c’è chi non si tiene. La platea esulta, chi lo vuole «segretario» e chi «presidente della Repubblica» . Ma alle tonanti ovazioni si mescolano alcuni «Buu». Un errore, probabilmente, di qualche ultrà: se c’è una cosa certa è che la Lega non può rinunciare al traino dell’ex governatore del Veneto, ieri in completo blu-cravatta blu. Lo si vede anche quando dal palco scende: per lui le richieste di selfie non finiscono mai . Il gioco dei cori e contro cori punteggia il raduno. Quando sul palco sale Massimiliano Romeo , capo dei senatori, segretario della Lega lombarda ed espostissimo sul fronte nordista, partono i classici fumogeni verdi e appare uno striscione: «Fontana, Romeo, Bergamo è con voi» . Parte il coro di «Matteo, Matteo» ma immediatamente risponde quello di «Romeo, Romeo» che sull’assonanza si confondono: si capisce solo «meo». Fabrizio Sala , segretario di Bergamo, provincia fatidica per la Lega ma decisamente nordista, rivendica: «Pontida è identità e territorio e questo è il territorio con le sue identità». Romeo è monzese, e lo striscione di zona solo apparentemente è meno schierato: «Più Brianza, meno maranza» . Quando Salvini annuncia il congresso, in molti si dicono convinti: «Lui presenterà la mozione del Nord». Persino la memoria comune di Umberto Bossi divide coloro che furono leghisti. L’ulivo e la targa in memoria del fondatore sul pratone amareggia Roberto Castelli , già Guardasigilli e oggi a capo del Partito popolare del Nord . Sul prato non viene ma come tutti gli anni è dalla leggendaria Marina, ristoratrice sopra Pontida, amata da Umberto Bossi: «Non posso dimenticare che nel 2017 non lo hanno fatto parlare e dopo neanche lo hanno fatto venire».