Sette anni per vedersi riconosciuto il diritto a essere padre di suo figlio , tra cause legali e tentativi di riconciliazione. Tutto era cominciato nel 2018, quando un giovane milanese, che oggi ha 34 anni, aveva iniziato una relazione con una sua coetanea, anche lei a Milano per lavoro. Presto i due erano andati a convivere, e meno di un anno dopo lei era rimasta incinta . Durante i primi mesi di gravidanza della compagna, l’uomo era andato all’estero per lavoro, assentandosi da casa per un paio di settimane. Al suo ritorno, il colpo di scena: la ragazza aveva lasciato l’appartamento, senza dare spiegazioni . Di fatto, come lui scoprì in seguito, si era trasferita a Perugia, nell’abitazione di un ex fidanzato con cui aveva riallacciato la vecchia relazione ; alla nascita del bambino, nel febbraio del 2019, sempre a Perugia, la coppia aveva fatto registrare all’anagrafe il neonato come figlio di entrambi. L’ormai ex compagno milanese della neomamma si era rivolto a una legale di fiducia per dimostrare di essere lui il padre del bimbo , del quale voleva prendersi cura a prescindere dai rapporti con la madre. Ma nel 2020 un primo tentativo di «pacificazione» senza rivolgersi al tribunale non aveva portato a niente. Così l’avvocata ha avviato due distinte azioni legali : una a Perugia, nel 2021, per far accertare dal giudice il difetto di veridicità del riconoscimento del minore; e un'altra, la più importante, nel 2023 a Milano per l'accertamento della paternità del suo assistito. È iniziata così una lunga e complicata battaglia legale : il primo esito è arrivato nel 2025, quando i giudici del tribunale di Perugia hanno annullato il certificato di riconoscimento avvenuto alla nascita del bambino; e finalmente nei giorni scorsi i giudici dell'ottava sezione civile del Tribunale di Milano hanno riconosciuto l’autentica paternità, disponendo anche che la sentenza venga annotata a margine dell’atto di nascita del minore. Decisivo l’esito delle analisi genetiche, ma anche, finalmente, di una «tregua» tra i genitori naturali: durante le udienze del procedimento giudiziario che si è svolto a Milano, infatti, l'uomo e la donna «precisavano le conclusioni in via congiunta, essendo stato raggiunto un accordo, chiedendo di accertare e dichiarare che il 34enne milanese fosse il padre biologico del minore anche in forza del test del Dna». A quel punto i giudici hanno preso atto dell'accordo precisando che «ulteriori accordi inerenti all’affidamento ed il collocamento del minore potranno essere presi dalle parti, se del caso rivolgendosi al Tribunale, esulando tali questioni da quelle sottoposte al Tribunale nella presente causa per il riconoscimento della paternità». Se questo sarà un primo passo verso una gestione comune e serena dell’educazione del bambino, che oggi ha 7 anni, o se serviranno altri interventi da parte dell'autorità giudiziaria, lo si potrà capire solo con il passare del tempo. Per ora il padre è riuscito a ottenere ciò che gli stava più a cuore. Si legge, infatti, chiaramente in sentenza: «Alla luce dei risultati del test genetico prodotto in atti, e depositato il 13 marzo del 2025, che hanno consentito di accertare che il minore è figlio biologico dell’attore con una percentuale di probabilità di paternità pari al 99,99% ». Negli anni precedenti erano stati fatti altri due tentativi di contatto e conciliazione tra i legali dei genitori, che però non avevano raggiunto risultati. Ora finalmente anche il bambino saprà con certezza chi è il suo padre biologico.
La compagna aspetta un bimbo da lui ma torna dall'ex: il padre naturale riconosciuto dopo 7 anni con il test del Dna
Sette anni per vedersi riconosciuto il diritto a essere padre di suo figlio , tra cause legali e tentativi di riconciliazione. Tutto era cominciato nel 2018, quando un giovane milanese, che oggi ha 34 anni, aveva iniziato una relazione con una sua coetanea, anche lei a Milano per lavoro. Presto i due erano andati a convivere, e meno di un anno dopo lei era rimasta incinta . Durante i primi mesi di gravidanza della compagna, l’uomo era andato all’estero per lavoro, assentandosi da casa per un paio di settimane. Al suo ritorno, il colpo di scena: la ragazza aveva lasciato l’appartamento, senza dare spiegazioni . Di fatto, come lui scoprì in seguito, si era trasferita a Perugia, nell’abitazione di un ex fidanzato con cui aveva riallacciato la vecchia relazione ; alla nascita del bambino, nel febbraio del 2019, sempre a Perugia, la coppia aveva fatto registrare all’anagrafe il neonato come figlio di entrambi. L’ormai ex compagno milanese della neomamma si era rivolto a una legale di fiducia per dimostrare di essere lui il padre del bimbo , del quale voleva prendersi cura a prescindere dai rapporti con la madre. Ma nel 2020 un primo tentativo di «pacificazione» senza rivolgersi al tribunale non aveva portato a niente. Così l’avvocata ha avviato due distinte azioni legali : una a Perugia, nel 2021, per far accertare dal giudice il difetto di veridicità del riconoscimento del minore; e un'altra, la più importante, nel 2023 a Milano per l'accertamento della paternità del suo assistito. È iniziata così una lunga e complicata battaglia legale : il primo esito è arrivato nel 2025, quando i giudici del tribunale di Perugia hanno annullato il certificato di riconoscimento avvenuto alla nascita del bambino; e finalmente nei giorni scorsi i giudici dell'ottava sezione civile del Tribunale di Milano hanno riconosciuto l’autentica paternità, disponendo anche che la sentenza venga annotata a margine dell’atto di nascita del minore. Decisivo l’esito delle analisi genetiche, ma anche, finalmente, di una «tregua» tra i genitori naturali: durante le udienze del procedimento giudiziario che si è svolto a Milano, infatti, l'uomo e la donna «precisavano le conclusioni in via congiunta, essendo stato raggiunto un accordo, chiedendo di accertare e dichiarare che il 34enne milanese fosse il padre biologico del minore anche in forza del test del Dna». A quel punto i giudici hanno preso atto dell'accordo precisando che «ulteriori accordi inerenti all’affidamento ed il collocamento del minore potranno essere presi dalle parti, se del caso rivolgendosi al Tribunale, esulando tali questioni da quelle sottoposte al Tribunale nella presente causa per il riconoscimento della paternità». Se questo sarà un primo passo verso una gestione comune e serena dell’educazione del bambino, che oggi ha 7 anni, o se serviranno altri interventi da parte dell'autorità giudiziaria, lo si potrà capire solo con il passare del tempo. Per ora il padre è riuscito a ottenere ciò che gli stava più a cuore. Si legge, infatti, chiaramente in sentenza: «Alla luce dei risultati del test genetico prodotto in atti, e depositato il 13 marzo del 2025, che hanno consentito di accertare che il minore è figlio biologico dell’attore con una percentuale di probabilità di paternità pari al 99,99% ». Negli anni precedenti erano stati fatti altri due tentativi di contatto e conciliazione tra i legali dei genitori, che però non avevano raggiunto risultati. Ora finalmente anche il bambino saprà con certezza chi è il suo padre biologico.

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