Donald Trump è tentato dal blocco delle esportazioni di diesel americano. Secondo il Financial Times , in questi giorni c’è un gran viavai alla Casa Bianca di persone che provano a convincere il presidente degli Stati Uniti rispettivamente della necessità e dell’inutilità di una simile misura che porterebbe ulteriore caos sul mercato dell’energia.  Da un lato, i repubblicani candidati alle elezioni di metà mandato di novembre premono per un bando con l’obiettivo di calmierare i prezzi del gasolio ed evitare che l’inflazione galoppante porti a una sonora sconfitta alle urne. Dall’altro, ci sono i manager delle compagnie petrolifere e più funzionari del governo Usa che spingono invece per il mantenimento dei flussi regolari, avvertendo che il blocco dell’export potrebbe rivelarsi controproducente perché farebbe lievitare ulteriormente il prezzo del diesel sul mercato internazionale e, quindi, anche negli Stati Uniti. Trump non avrebbe ancora deciso da quale parte schierarsi, anche se negli ultimi giorni - sostiene il Financial Times - sembrerebbe più propenso ad assecondare la richiesta della base elettorale repubblicana. «Ho detto di non consegnare il diesel fuori dal Paese. Ne produciamo molto», ha sottolineato Trump pochi giorni senza tuttavia dare per ora seguito alla dichiarazione.  Il bando avrebbe gravi conseguenze sulle forniture e sui prezzi dei carburanti in Europa che già viaggiano su livelli record e sono costati ai Paesi Ue oltre 100 miliardi in più in sei mesi. Dall’inizio della guerra in Iran dopo l’attacco di Israele e Stati Uniti, le esportazioni di diesel americano verso l’Europa sono aumentate del 50%, raggiungendo i 506 mila barili al giorno. Oggi circa metà delle importazioni di diesel europee arrivano ora via mare dagli Stati Uniti. La prima destinazione del gasolio americano in Europa è il Regno Unito, storico alleato di Washington, che dipende dagli Stati Uniti per un terzo delle sue importazioni di gasolio. Non a caso, lunedì il segretario all’Energia Usa Chris Wright avrebbe avuto più telefonate con funzionari britannici, mentre il segretario al Tesoro Usa avrebbe parlato con alcuni esponenti di Reform Uk, il partito di Nigel Farage da sempre vicino alle posizioni di Trump. Nel frattempo, la Casa Bianca ha fatto pressione sui Paesi europei affinché procedano al rilascio delle scorte strategiche di petrolio e carburanti concordato a marzo . Secondo il segretario all’Energia Wright, alcuni governi non avrebbero tenuto fede agli impegni al contrario degli Usa e del Giappone.  Qualcuno, perciò, immagina che le ipotesi di bando all’export di diesel Usa siano più una minaccia volta a convincere i Paesi Ue ad attingere alle riserve d’emergenza che una reale possibilità. Altri, invece, sono meno ottimisti e ritengono che Trump possa annunciare il blocco a breve. L’efficacia della misura è tuttavia messa in dubbio da diversi esperti. È vero che gli Stati Uniti raffinano circa 5,3 miliardi di barili di diesel e cherosene al giorno contro un fabbisogno domestico di circa 3,6 milioni di barili. Tuttavia, poiché il mercato dei carburanti è globale, anche il loro prezzo è globale sicché una fiammata in Europa si rifletterebbe probabilmente anche sui listini americani. D’altra parte, il bando potrebbe spingere le aziende di raffinazione a tagliare la loro produzione per mantenere i prezzi elevati e creare carenze di altri prodotti estratti da un singolo barile di petrolio come il cherosene per gli aerei e la benzina.