La batteria del telefono. Il serbatoio della benzina. Il livello dell’acqua nella macchinetta per il caffè. Se sul display compare «19%» vuol dire che serve una ricarica in fretta per restare connessi, bisogna fare il pieno se si vuole fare strada ed è necessario riempire il recipiente se si vuole stare svegli con qualche tazzina extra. L’Italia adesso è al 19% di vittorie contro le migliori squadre del ranking : solo 4 vittorie in 21 partite dalla notte di Wembley 2021 a oggi. Nell’unico confronto con le sudamericane, la Finalissima del giugno 2023, siamo stati presi a pallate dall’Argentina iridata, ma visto che al Mondiale non ci andiamo dal 2014, limitiamoci alle top 10 del nostro continente. Che è già abbastanza, considerato che in 20 partite contro quelle che una volta erano le sue pari grado, l’Italia ha subito 44 gol, segnandone 26. Numeri da piccola squadra. Adesso c’è subito la Turchia di Montella, sconfitta in casa dalla Francia di Zidane con un gol di Mbappé, che si è infortunato e salterà la sfida con l’Italia a Parigi il 2 ottobre. Quello di Bursa domani sera è già uno scontro salvezza, perché anche se Mancini alla vigilia della sfida con il Belgio ostentava la speranza «di giocare la finale di Nations», qui c’è soprattutto da evitare la retrocessione in Lega B : non sarebbe solo un’onta sportiva, ma ci toglierebbe dalle teste di serie per le qualificazioni al prossimo Europeo. Tradotto: c’è il rischio di trovare una big nel girone e di finire ai playoff anche per accedere al torneo che si giocherà nel Regno Unito nel 2028 . Per evitarlo, bisogna arrivare almeno tra le due migliori terze nei quattro gironi di Lega A. Servirebbe tempo, bisogna ammetterlo come ha fatto Mancini per giustificare i troppi errori suoi e della squadra visti contro il Belgio. Ma il ct ha sempre il colpo ad effetto: «Se risalire è un Everest, allora quando arrivi in cima è più bello ». Tempo però non ce n’è. E almeno su due cose sarebbe bene riflettere. La prima: l’evidente divario atletico e tecnico fra l’Italia e le squadre più forti, quelle per intenderci che al Mondiale sono arrivate tra le prime otto come il Belgio o la Norvegia che ci ha demolito nelle qualificazioni per il torneo in Nordamerica. I Diavoli Rossi nel primo tempo venerdì all’Olimpico potevano segnare tre o quattro gol e solo l’ennesima prestazione super di Donnarumma — che è sembrato il portiere di una provinciale contro una squadra da scudetto — ha tenuto l’Italia in partita. Poi è vero che gli azzurri nei primi venti minuti della ripresa hanno alzato il ritmo e sfiorato il pareggio in almeno due occasioni con Kean e Pio Esposito, ma i gol bisogna farli e la qualità, quindi la capacità realizzativa, dei nostri attaccanti è ben lontana da quella delle big europee. Frattesi segnerà anche in azzurro come nella Lazio? Samuele Inacio che nel Borussia Dortmund è titolare può migliorare la situazione? Vergara può essere un fattore? Maldini andrebbe avvicinato alla prima punta, che sia Pio o Scamacca? Come si può sfruttare la rapidità di Zoma ? Domande legittime, forse soluzioni già valide contro la Turchia reduce dal flop Mondiale. Ma le risposte sono da lotta per la salvezza nel girone. Il secondo aspetto su cui riflettere è la percezione all’interno dell’Italia stessa di questo 19% di successi contro le big nell’ultimo quinquennio: «Mi è piaciuta tanto la reazione, li abbiamo messi sotto» ha detto l’altra notte Calafiori , vincitore della Premier e vicecampione d’Europa con l’Arsenal. L’autostima è fondamentale per ripartire, ma se da anni ormai non è accompagnata da risultati credibili, diventa presunzione. E non aiuta a trovare le soluzioni rapide ed efficaci che servono.