Centravanti di taglia e di maglia — ho voluto il numero nove perché è quello degli attaccanti, per eccellenza — alle origini di Randal Kolo Muani c’è l’apprendistato del trequartista, quando tirava i primi calci della carriera nel piccolo stadio Georges-Pollet di Villepinte, 25 chilometri a nord di Parigi: «Guardavo certi giocatori, come Zidane, senza dubbio il mio idolo, ed essere così tecnico era il sogno; così cercavo di rubare qualche movimento e giocata». Adesso, il mestiere di punta gli ha dato un altro bersaglio: «Fare gol, per aiutare la squadra a vincere, che è il primo obiettivo». Chissà se ricominciando a segnare domenica sera all’Allianz Stadium, contro il Milan, dopo le prime due giornate a salve. Kolo Muani, dall’anno scorso, dopo i primi cinque mesi in bianconero, ha sempre voluto tornare alla Juve: perché? «La prima esperienza era stata bellissima: compagni, staff, tifosi, tutto quanto. Era tutto perfetto e mi sentivo in famiglia. E poi era importante tornare per finire il lavoro che avevano iniziato». Ovvero? «Riportare in alto la Juve, la società più importante d’Italia, un club iconico». Prima avventura da 10 gol in 22 partite: che obiettivo si è dato stavolta? «Pensiamo partita per partita, passo dopo passo, ma voglio segnare molto e migliorare». Spalletti ha lucidato complimenti per lei , ma dopo Frosinone ha pure detto che in certe gare bisogna buttarla dentro: che ne pensa? «Che ha ragione. Quando creiamo tantissime opportunità dobbiamo essere anche capaci di concretizzarle: e dopo quella partita, io per primo sapevo che avevano avuto le occasioni giuste». Tra Psg e Nazionale ha giocato anche esterno d’attacco: quale è il suo ruolo preferito? «Dirò un concetto banale: per me la cosa più importante è giocare. Posso fare l’esterno, la punta centrale, il numero dieci, non è un problema. Ovunque l’allenatore decida di schierarmi, voglio solo dare il mio contributo». É appena arrivato un altro big-man, Nick Woltemade: potete giocare insieme? «Sì. Se l’allenatore decidesse di metterci in campo entrambi non sarebbe certo un problema». Del resto, lei amava i trequartisti. «Quando ero piccolo, Zidane era il mio preferito e il mio idolo, ma anche Ronaldinho e Robinho. Più avanti, Messi e Cristiano Ronaldo». E adesso? «Faccio l’attaccante, anche se qualche giocata di classe mi riesce ancora» (sorride). Per questo ha scelto il 9? «Ti dà grande responsabilità, e a me piacciono le sfide». Tra i centravanti chi le piace? «C’è l’imbarazzo della scelta: Benzema, Harry Kane, Mbappé». La sua prima volta in Italia fu un provino con Cremonese e Vicenza: che cosa ricorda? «La prima volta lontano da casa, ma fu una bella esperienza: forse ero troppo giovane per lasciare la Francia in quel momento, ma mi preparò a farlo». Dalla Premier alla serie A: differenze? «Il calcio inglese è davvero un “box-to-box” continuo, da un’area di rigore all’altra, mentre in Italia il gioco è estremamente tattico: devi giocare con le testa e non solo con i piedi. E poi si lavora duramente nel corso degli allenamenti settimanali, ma mi trovo bene». La Juve può ridarle la maglia della Nazionale? «Onestamente, al momento, non ci sto pensando. Sono concentrato su questa stagione, per migliorare e per far bene con la Juventus. Se poi arriverà la chiamata della Francia sarò felice, altrimenti continuerò semplicemente a lavorare duro». Quanto conta Juve-Milan? «Sarà un test molto importante, anche il Milan è una grande squadra: e noi dobbiamo farci trovare pronti. E poi sono curioso, non ho mai giocato contro di loro». Dirà già il valore di questa Juve? «Come dicevo prima, pensiamo sempre sfida dopo sfida». Le pesa non aver ancora segnato? «Lo so cosa si dice degli attaccanti, ma non sono preoccupato: lo spirito del gruppo è ottimo, la squadra gioca bene e crea occasioni, i gol arriveranno». Riguarda le sue partite? «Le mie e quelle degli altri: mi piace studiare i giocatori, imparare i movimenti, studiarli, per affinarmi tatticamente». Ripensa spesso ai suoi errori? «Sono uno che non si trascina dietro i pensieri negativi, lavoro per dimenticare subito l’errore e concentrarmi sull’azione successiva. Come ci dice Spalletti, dobbiamo sempre stare sul pezzo. Devi pensare al presente». Le piace l’idea di calcio dell’allenatore? «Molto, punta a offrire molte soluzioni. Possiamo scambiarci di posizione continuamente e dobbiamo essere molto aggressivi e veloci nelle transizioni». Che cosa si augura per questa stagione? «Il mio sogno è sempre la prossima partita».
Kolo Muani: «Spalletti ha ragione, devo far gol ma arriveranno. Sono cresciuto guardando Zidane»
Centravanti di taglia e di maglia — ho voluto il numero nove perché è quello degli attaccanti, per eccellenza — alle origini di Randal Kolo Muani c’è l’apprendistato del trequartista, quando tirava i primi calci della carriera nel piccolo stadio Georges-Pollet di Villepinte, 25 chilometri a nord di Parigi: «Guardavo certi giocatori, come Zidane, senza dubbio il mio idolo, ed essere così tecnico era il sogno; così cercavo di rubare qualche movimento e giocata». Adesso, il mestiere di punta gli ha dato un altro bersaglio: «Fare gol, per aiutare la squadra a vincere, che è il primo obiettivo». Chissà se ricominciando a segnare domenica sera all’Allianz Stadium, contro il Milan, dopo le prime due giornate a salve. Kolo Muani, dall’anno scorso, dopo i primi cinque mesi in bianconero, ha sempre voluto tornare alla Juve: perché? «La prima esperienza era stata bellissima: compagni, staff, tifosi, tutto quanto. Era tutto perfetto e mi sentivo in famiglia. E poi era importante tornare per finire il lavoro che avevano iniziato». Ovvero? «Riportare in alto la Juve, la società più importante d’Italia, un club iconico». Prima avventura da 10 gol in 22 partite: che obiettivo si è dato stavolta? «Pensiamo partita per partita, passo dopo passo, ma voglio segnare molto e migliorare». Spalletti ha lucidato complimenti per lei , ma dopo Frosinone ha pure detto che in certe gare bisogna buttarla dentro: che ne pensa? «Che ha ragione. Quando creiamo tantissime opportunità dobbiamo essere anche capaci di concretizzarle: e dopo quella partita, io per primo sapevo che avevano avuto le occasioni giuste». Tra Psg e Nazionale ha giocato anche esterno d’attacco: quale è il suo ruolo preferito? «Dirò un concetto banale: per me la cosa più importante è giocare. Posso fare l’esterno, la punta centrale, il numero dieci, non è un problema. Ovunque l’allenatore decida di schierarmi, voglio solo dare il mio contributo». É appena arrivato un altro big-man, Nick Woltemade: potete giocare insieme? «Sì. Se l’allenatore decidesse di metterci in campo entrambi non sarebbe certo un problema». Del resto, lei amava i trequartisti. «Quando ero piccolo, Zidane era il mio preferito e il mio idolo, ma anche Ronaldinho e Robinho. Più avanti, Messi e Cristiano Ronaldo». E adesso? «Faccio l’attaccante, anche se qualche giocata di classe mi riesce ancora» (sorride). Per questo ha scelto il 9? «Ti dà grande responsabilità, e a me piacciono le sfide». Tra i centravanti chi le piace? «C’è l’imbarazzo della scelta: Benzema, Harry Kane, Mbappé». La sua prima volta in Italia fu un provino con Cremonese e Vicenza: che cosa ricorda? «La prima volta lontano da casa, ma fu una bella esperienza: forse ero troppo giovane per lasciare la Francia in quel momento, ma mi preparò a farlo». Dalla Premier alla serie A: differenze? «Il calcio inglese è davvero un “box-to-box” continuo, da un’area di rigore all’altra, mentre in Italia il gioco è estremamente tattico: devi giocare con le testa e non solo con i piedi. E poi si lavora duramente nel corso degli allenamenti settimanali, ma mi trovo bene». La Juve può ridarle la maglia della Nazionale? «Onestamente, al momento, non ci sto pensando. Sono concentrato su questa stagione, per migliorare e per far bene con la Juventus. Se poi arriverà la chiamata della Francia sarò felice, altrimenti continuerò semplicemente a lavorare duro». Quanto conta Juve-Milan? «Sarà un test molto importante, anche il Milan è una grande squadra: e noi dobbiamo farci trovare pronti. E poi sono curioso, non ho mai giocato contro di loro». Dirà già il valore di questa Juve? «Come dicevo prima, pensiamo sempre sfida dopo sfida». Le pesa non aver ancora segnato? «Lo so cosa si dice degli attaccanti, ma non sono preoccupato: lo spirito del gruppo è ottimo, la squadra gioca bene e crea occasioni, i gol arriveranno». Riguarda le sue partite? «Le mie e quelle degli altri: mi piace studiare i giocatori, imparare i movimenti, studiarli, per affinarmi tatticamente». Ripensa spesso ai suoi errori? «Sono uno che non si trascina dietro i pensieri negativi, lavoro per dimenticare subito l’errore e concentrarmi sull’azione successiva. Come ci dice Spalletti, dobbiamo sempre stare sul pezzo. Devi pensare al presente». Le piace l’idea di calcio dell’allenatore? «Molto, punta a offrire molte soluzioni. Possiamo scambiarci di posizione continuamente e dobbiamo essere molto aggressivi e veloci nelle transizioni». Che cosa si augura per questa stagione? «Il mio sogno è sempre la prossima partita».

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