« Se questo è il flop, quant’è bello perdere ». Roberto Vannacci commenta un sondaggio per ridere di chi pensa che «abbia perso la forza propulsiva». Sui numeri, il generale ha ragione. Ipsos, per il Corriere , lo stima all’8,8% , Cluster al 9,2%. Ma a Palazzo Chigi non si entra con le percentuali. Lo ha ricordato ieri Lucio Malan , il capo dei senatori FdI, a Un giorno da pecora: «Da quando è attivo bersaglia il centrodestra, sarebbe impossibile pensare a un’alleanza ». Possibili cambi di linea?: «Non sarebbe più Vannacci». Ma le ultime settimane raccontano di un partito che avanza nelle tabelle ma deve cominciare a misurarsi con la politica vera , «sangue e merda» come diceva Rino Formica. E allora, sui territori si litiga e si espelle , nelle Procure arrivano gli esposti. E la porta del centrodestra, almeno per ora, sembra sbarrata. Il primo a sbatterla è stato Luca Belotti , già sottosegretario al Lavoro nel Berlusconi IV, una carriera tra An, Pdl e Fli, il partito di Fini. Restituita la tessera, ha riassunto il congedo in quattro parole: « Purtroppo avevo visto male ». Poi, meno di un mese fa, la prima espulsione nella storia di Futuro nazionale . Tocca a Luca Sforzini , presidente del Centro studi Rinascimento nazionale, fino a ieri il pensatoio del generale. Aveva accusato alcuni dirigenti di voler «legittimare e sdoganare i peggiori mostri del ’900» e si era accapigliato con Roberto Jonghi Lavarini , il barone nero milanese («Nazista autentico» secondo Sforzini»). Dopo l’espulsione, l’epitaffio: « Vannacci preferisce cornacchie nere a grilli parlanti ». Lui ha prescritto «Imodium per tutti». A fine agosto erano stati depositati due esposti del sindacato alla Procura militare di Roma . Uno sugli incarichi di partito ai militari in servizio e un altro sulla violazione della legge Scelba che vieta la riorganizzazione del partito fascista. Accuse tutte da verificare su cui al momento la stessa Procura ha smentito indagini. Poi è arrivata la (non) Sassonia. Per il voto in Calabria le aspettative erano alte. La stra-vittoria di AfD nel land tedesco aveva fatto sognare molti, in Futuro nazionale. Però non è andata proprio come sperato. L’uomo di Vannacci, Domenico Giannetta, è andato bene: ha sfiorato l’11% , meglio dell’8% pronosticato da Domenico Furgiuele pochi giorni prima. Ma il centrodestra ha vinto lo stesso. « Non vedo l’effetto Vannacci » ha constatato Stefania Craxi. E così, la sicurezza di essere indispensabili, tra i futuristi, si è un po’ ammaccata. E ancora, le emorragie. Nelle ultime settimane, i circa cinquecento militanti della sezione 643, a Sassari, hanno restituito la tessera per aderire al nuovo partito di Marco Rizzo, Italia domani: «Vannacci ha costruito più una caserma che un partito politico» dice l’ex consigliere regionale Marcello Orrù. Poi, riferisce il Giornale , l’addio arriva anche da dieci circoli nel cuneese, dal 465 di Latina e dal 167 di Benevento. Tutti quanti, circa 700 tesserati , passati anche loro con colui che fu tra i cofondatori di Rifondazione comunista. Per il cuneese Giovanni Seia «non c’è meritocrazia né democrazia». Ma il problema vero sono gli alleati . A partire da Giorgia Meloni che il 16 settembre ha coniato una formula molto ripresa: «Per me è molto più importante vincere per governare che vincere per non governare». Malan sembra un buon profeta. Se Vannacci cambiasse la linea non sarebbe Vannacci : e così, il generale ha annunciato il suo no al ddl antisemitismo .
Iscritti in rivolta, le espulsioni e il flop del voto in Calabria: tutte le spine di Vannacci
« Se questo è il flop, quant’è bello perdere ». Roberto Vannacci commenta un sondaggio per ridere di chi pensa che «abbia perso la forza propulsiva». Sui numeri, il generale ha ragione. Ipsos, per il Corriere , lo stima all’8,8% , Cluster al 9,2%. Ma a Palazzo Chigi non si entra con le percentuali. Lo ha ricordato ieri Lucio Malan , il capo dei senatori FdI, a Un giorno da pecora: «Da quando è attivo bersaglia il centrodestra, sarebbe impossibile pensare a un’alleanza ». Possibili cambi di linea?: «Non sarebbe più Vannacci». Ma le ultime settimane raccontano di un partito che avanza nelle tabelle ma deve cominciare a misurarsi con la politica vera , «sangue e merda» come diceva Rino Formica. E allora, sui territori si litiga e si espelle , nelle Procure arrivano gli esposti. E la porta del centrodestra, almeno per ora, sembra sbarrata. Il primo a sbatterla è stato Luca Belotti , già sottosegretario al Lavoro nel Berlusconi IV, una carriera tra An, Pdl e Fli, il partito di Fini. Restituita la tessera, ha riassunto il congedo in quattro parole: « Purtroppo avevo visto male ». Poi, meno di un mese fa, la prima espulsione nella storia di Futuro nazionale . Tocca a Luca Sforzini , presidente del Centro studi Rinascimento nazionale, fino a ieri il pensatoio del generale. Aveva accusato alcuni dirigenti di voler «legittimare e sdoganare i peggiori mostri del ’900» e si era accapigliato con Roberto Jonghi Lavarini , il barone nero milanese («Nazista autentico» secondo Sforzini»). Dopo l’espulsione, l’epitaffio: « Vannacci preferisce cornacchie nere a grilli parlanti ». Lui ha prescritto «Imodium per tutti». A fine agosto erano stati depositati due esposti del sindacato alla Procura militare di Roma . Uno sugli incarichi di partito ai militari in servizio e un altro sulla violazione della legge Scelba che vieta la riorganizzazione del partito fascista. Accuse tutte da verificare su cui al momento la stessa Procura ha smentito indagini. Poi è arrivata la (non) Sassonia. Per il voto in Calabria le aspettative erano alte. La stra-vittoria di AfD nel land tedesco aveva fatto sognare molti, in Futuro nazionale. Però non è andata proprio come sperato. L’uomo di Vannacci, Domenico Giannetta, è andato bene: ha sfiorato l’11% , meglio dell’8% pronosticato da Domenico Furgiuele pochi giorni prima. Ma il centrodestra ha vinto lo stesso. « Non vedo l’effetto Vannacci » ha constatato Stefania Craxi. E così, la sicurezza di essere indispensabili, tra i futuristi, si è un po’ ammaccata. E ancora, le emorragie. Nelle ultime settimane, i circa cinquecento militanti della sezione 643, a Sassari, hanno restituito la tessera per aderire al nuovo partito di Marco Rizzo, Italia domani: «Vannacci ha costruito più una caserma che un partito politico» dice l’ex consigliere regionale Marcello Orrù. Poi, riferisce il Giornale , l’addio arriva anche da dieci circoli nel cuneese, dal 465 di Latina e dal 167 di Benevento. Tutti quanti, circa 700 tesserati , passati anche loro con colui che fu tra i cofondatori di Rifondazione comunista. Per il cuneese Giovanni Seia «non c’è meritocrazia né democrazia». Ma il problema vero sono gli alleati . A partire da Giorgia Meloni che il 16 settembre ha coniato una formula molto ripresa: «Per me è molto più importante vincere per governare che vincere per non governare». Malan sembra un buon profeta. Se Vannacci cambiasse la linea non sarebbe Vannacci : e così, il generale ha annunciato il suo no al ddl antisemitismo .

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