«A Pontida, daremo un’idea di futuro e non solo in vista delle prossime elezioni: sarà uno sguardo in avanti sui prossimi anni». Matteo Salvini ha appena concluso il Consiglio dei ministri e la successiva conferenza stampa a Palazzo Chigi. Ma lo storico raduno che si svolgerà domenica è comunque al centro dei pensieri del vicepremier. Non teme polemiche? «Non credo che i leghisti vogliano polemiche al raduno. Ci sarà anche l’omaggio al genio assoluto che ci ha riuniti lì: Umberto Bossi. È proprio lui che ci ha insegnato che bisogna guardare avanti: pensate a quante volte la Lega ha saputo farlo. E dunque saremo di nuovo, tutti insieme, a Pontida». Proprio tutti? Anche Massimiliano Romeo? Si sente dire che il capogruppo al Senato non sia stato invitato… «Tutti. A meno che qualcuno non voglia escludersi da solo. Pontida è la casa di tutti: ovviamente bisogna lasciare alle spalle qualche polemica di troppo». Si dice che candiderete a Milano Silvia Sardone . «A Pontida lanceremo la nostra idea di città per Milano. A presentare questa idea sarà Silvia Sardone, che ben conosce la realtà del territorio, capace, competente. Sarà la candidata che la Lega proporrà alla coalizione». Non ci saranno però gli alleati europei sovranisti. «Sarebbero i benvenuti e mi avrebbe fatto un enorme piacere avere Le Pen, Bardella, Orbán… Ma quest’anno è una Pontida italiana. Del resto, l’anno prossimo ci saranno le elezioni anche in Francia, Spagna e Polonia. E dunque, anche per motivi di tempi del raduno, abbiamo deciso di concentrarci su casa nostra. Anche se non è escluso che Abascal ci mandi un messaggio su Ceuta e il rischio di invasioni. In ogni caso, ci riuniremo tutti a Bruxelles entro la fine dell’anno». Ieri, l’abolizione del bollo per le automobili più piccole . Ma dalla finanziaria che cosa vi attendete? «L’abolizione del bollo è uno straordinario punto di partenza. Ma appunto: è solo un punto di partenza, si può per esempio allargare anche ad auto più potenti. Nella legge di Bilancio penso che vedremo molto altro». Giorgia Meloni le ha detto di non correre troppo? «La Lega ha il dovere di fare la Lega. Peraltro, ricordo che la prima volta che abbiamo chiesto di togliere il bollo auto sarà stato… quindici anni fa». Il sogno è togliere il super bollo a Porsche e Ferrari? «No, quello si continuerà a pagare. Con il provvedimento di oggi, togliamo il bollo al 70% delle auto. Però, aumentare la platea anche ad auto più potenti ha senso: per esempio, tenga presente che per certe categorie come i viaggiatori di commercio, le auto più grandi sono una necessità». A proposito di motori: lo stop ai diesel Euro 5 scatta il primo ottobre. Giusto un paio di settimane... «Nel decreto Infrastrutture e trasporti che porterò al prossimo Consiglio dei ministri, io stesso presenterò lo “stop allo stop”: la proroga di quella scadenza e la possibilità di circolare. Rischiamo di lasciare a piedi più di un milione di lavoratori che hanno un auto Euro 5 per un motivo semplice: magari non hanno i quattrini per cambiarla». Dalla manovra che cosa si aspetta sopra a tutto? «Non c’è dubbio: la grande priorità della Lega per la legge di bilancio è la possibilità di andare in pensione a 64 anni. Detassazione delle tredicesime, stipendi più alti per i giovani sono proposte importantissime in cui crediamo molto. Ma la libertà di scegliere quando andare in pensione non è nemmeno una priorità politica: è quello che la gente mi chiede». La misura si paga con il contributo che volete chiedere alle banche? «Nella nostra proposta, la libertà di scelta ha costi ampiamente inferiori all’ipotesi di contributo da chiedere alle banche. Il nostro progetto, dal punto di vista delle risorse necessarie, è inattaccabile». Gli alleati non sembrano d’accordo. «Se qualcuno non è d’accordo me lo deve motivare. La banche stanno accumulando decine di miliardi di profitti. Rinunciare a una piccola parte di questi profitti per Quota 64 è assolutamente ragionevole». Gli alleati hanno anche rinviato la vostra proposta su Strade sicure. «E difatti noi siamo molto perplessi. Non servono pareri europei, la proposta ha un costo limitato, circa 100 milioni l’anno, e dunque speriamo proprio che non si debba perdere altro tempo». Salvini, la premier Meloni l’ha «assolta» con formula piena per l’incontro con l’ambasciatore russo Paramonov e con le aziende italiane che lavorano con la Russia . Ma cosa vi siete detti? «Non esiste nel codice penale il reato di incontro con ambasciatori accreditati e con imprenditori che continuano a lavorare con la Russia tra mille difficolta. Si tratta di 350 aziende, alcune anche molto grandi come Cremonini e Marcegaglia, che è mio dovere ascoltare e aiutare. Se poi incontro anche l’ambasciatore russo, vuol dire che ho fatto il mio lavoro». Però, gli episodi di guerra ibrida da parte russa sembrano moltiplicarsi. Si può collaborare con la Russia? «Si deve. Quando c’è una guerra o ci entri, ma fortunatamente non è il caso dell’Italia, oppure fai tutto il possibile per avvicinare le parti in conflitto. Noi in Ucraina abbiamo mandato tutto, aiuti di ogni genere. Ma abbiamo il dovere di continuare a parlare con tutte le parti. Ovviamente la soluzione non ce l’ha Matteo Salvini, ma tra Stati Uniti e Cina spero che si trovi il più in fretta possibile. Per quanto riguarda l’Unione europea, mi fermo. Mi limito a dire che Ursula von der Leyen vive su un altro pianeta…». Ma dunque come è rimasto d’accordo con le aziende che lavorano con la Russia? «Ho chiesto una relazione entro una settimana che evidenzi cinque o sei punti su cui il governo può intervenire. Non è semplice perché sono aziende che lavorano in comparti diversissimi, dalla moda all’agricoltura. E poi ho chiesto una relazione anche sulla complicazione delle norme sulle sanzioni alla Russia promosse da Bruxelles: sono 21 pacchetti che fin qui più che complicare la vita ai russi l’hanno complicata alle aziende italiane. Tenga presente che il riepilogo del ventesimo pacchetto era lungo ben 83 pagine». Eppure, il governo non sembra così unito nell’opinione sulla Russia… «Un fatto su cui il governo può intervenire nella sua completezza c’è. Mi pare che le sensibilità mie e di Antonio Tajani, sempre nel rispetto, siano diverse. Ma c’è chi vorrebbe chiudere a qualsiasi visto, persino a quelli per i turisti russi che vogliono venire in Europa. Io credo che il no al blocco dei visti turistici possa essere la posizione di tutto il governo».