Tencent, colosso cinese di internet, videogiochi e servizi digitali, ha firmato con la statunitense Oracle un contratto per accedere a circa 100 mila chip avanzati per l’intelligenza artificiale. L’accordo, secondo quando scrive il Financial Times , durerà 5 anni e ammonta a un totale di circa 7 miliardi di dollari, pari a 6,2 miliardi di euro. Tencent potrà accedere soprattutto a processori prodotti da Nvidia, installati nei centri di calcolo dell'« hyperscaler » americano già presenti nel sud-est asiatico. Tencent avrebbe versato in anticipo circa il 30% del valore, poco più di 2 miliardi di dollari.  Né l’azienda cinese né quella del magnate Larry Ellison hanno commentato la notizia, che ha suscitato dure critiche negli Stati Uniti da parte di chi chiede un approccio più rigoroso all’accesso della Cina ai chip più potenti. I repubblicani della Commissione Esteri della Camera hanno scritto su X che «le aziende militari cinesi non dovrebbero poter affittare l’accesso ai migliori chip americani per addestrare modelli AI all’avanguardia», ricordando che la Camera ha già approvato il Remote Access Security Act , pensato proprio per estendere i controlli anche all’accesso remoto via cloud. Tencent è già stata inserita dal Pentagono nell’elenco delle società considerate legate all’apparato militare cinese, «indirettamente affiliata all'Esercito popolare di liberazione» come si legge in un documento dello scorso giugno. Per Tencent è il più grande contratto di questo tipo concluso all’estero. I processori resteranno nei centri dati Oracle e l’azienda cinese ne utilizzerà la capacità di calcolo per addestrare i modelli Hunyuan e sviluppare servizi e agenti AI, compresi quelli destinati alla super-app WeChat , il prodotto più noto di Tencent. È un approccio che sta diventando sempre più rilevante per le big tech cinesi, che hanno difficoltà ad acquistare direttamente i chip Nvidia più avanzati, come Blackwell, a causa delle restrizioni americane all’esportazione. ByteDance e Alibaba utilizzano già capacità di calcolo nel sud-est asiatico, Tencent sta aumentando a sua volta gli investimenti: nel secondo trimestre la spesa in conto capitale è cresciuta del 176% su base annua a 53 miliardi di yuan, circa 7,9 miliardi di dollari. L’accordo arriva pochi giorni dopo la visita di Stato di Xi Jinping a Washington , dove il presidente cinese ha incontrato Donald Trump il 24 settembre. I semiconduttori e l’accesso cinese ai chip AI restano tra i dossier più sensibili nei rapporti tra i due Paesi: le restrizioni statunitensi hanno già spinto le aziende cinesi verso chip autarchici, a partire dagli Ascend di Huawei , sviluppati come alternativa agli acceleratori Nvidia. I processori cinesi hanno recuperato terreno in modo rapido e - per molti osservatori - sorprendente, ma restano ancora indietro rispetto ai prodotti americani più avanzati soprattutto per prestazioni, efficienza e software.