«Lo dico al sindaco Barattoni e al presidente della Cassa di Ravenna, l’amico Antonio Patuelli: illuminate la Tomba di Dante, non può rimanere così al buio, mentre tutt’attorno ci sono sedi di banche e il teatro ben illuminati. È un patrimonio internazionale che Ravenna deve custodire con maggiore cura». Le parole sono del celebre direttore d’orchestra Riccardo Muti, pronunciate domenica 20 settembre sul palco dei Chiostri Danteschi della città romagnola, dove il maestro ha ricevuto il “Premio Dante 2026” dalle mani di Mirella Falconi Mazzotti, la presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Ravenna e dal direttore artistico della rassegna Prospettiva Dante. Muti dunque ha deciso di appellarsi al Comune, a pochi giorni di distanza dalla sua presa di posizione a favore del recupero di Villa Verdi a Busseto, in provincia di Parma   («Vergogna, il mondo ci guarda. Va recuperata al più presto, le sue parole).  Dante Alighieri morì a Ravenna nella notte tra il 12 e il 13 settembre del 1321: il poeta fiorentino, dopo un lungo esilio a tappe arrivò nella città romagnola per l’ultimo soggiorno e qui morì lasciando in dote alla città dei mosaici l’onere di tramandarne la cultura. E infatti a Ravenna riposano le sue spoglie: la tomba di Dante è il cuore della zona del silenzio da osservare nel rispetto di uno dei padri della lingua italiana. Laddove i cittadini sono richiamati al rispetto di un “culto laico”, ovvero il silenzio da osservare in omaggio di uno dei padri fondatori della lingua italiana, Riccardo Muti si è detto stupito della mancata illuminazione della tomba. Il direttore d’orchestra, nato a Napoli nel 1941, abita a Ravenna da cinquant'anni esatti . «Quando passeggio vedo il Teatro Alighieri così ben illuminato e anche la sede della Cassa di Risparmio. C’è solo un punto così buio, quello in cui riposa Dante», ha detto. L’amministrazione ravennate ha colto la palla al balzo per annunciare che un progetto per dare nuova luce al monumento è quasi ultimato. «Abbiamo provveduto a realizzare un progetto nuovo di illuminotecnica – spiega il sindaco Alessandro Barattoni – che è alle battute finali. Fondamentale sarà il parere della Soprintendenza. Tutti gli atti saranno presto inviati per cui oramai ci siamo quasi». Riccardo Muti ha colto anche l’occasione per rivendicare l’uso della lingua italiana di cui Dante Alighieri è considerato il simbolico padre fondatore. «Sono nemico acerrimo dell’uso degli inglesismi all’interno delle frasi in lingua italiana, tanto più perché spesso vengono anche pronunciate male – ha detto -. Sono per la nostra lingua, che è ricca e bellissima. Il fatto che oggi in Italia si usino soltanto cento parole è un impoverimento, e lo è ancora di più che nel mondo si utilizzino appena trenta parole inglesi. La ricchezza è sempre nel linguaggio, da Dante a oggi, dalla parola alla musica».