C’è anche un po’ di storia italiana nel nuovo premio Nobel per la Fisica 2026 appena annunciato per la scoperta di un “messaggero fantasma dello spazio” da parte del professor Francis Halzen. Si tratta dei neutrini ad alta energia che sono dei “messaggeri da altre galassie”, come spiegato durante il sempre compassato e rituale annuncio dell’Accademia delle scienze di Stoccolma dove il massimo dell’entusiasmo viene mostrato con un guizzo intellettuale degli occhi mentre si pronuncia il nome del nuovo laureato. Il legame è con il premio Nobel Enrico Fermi a cui dobbiamo lo stesso termine di neutrino, cioè piccolo neutrone. Non è un caso che in tutte le lingue sia rimasto il termine italiano coniato nel 1932. Il neutrino era stato introdotto da Wolfang Pauli in realtà due anni prima per cercare di spiegare la perdita di energia nel passaggio del cosiddetto decadimento Beta, importante per comprendere anche la radioattività introdotta pochi decenni prima da scienziati come Marie Curie (a cui dobbiamo la scoperta del radio). Il neutrone si può trasformare in un protone più un elettrone, ma i conti non tornavano. Da qui l’idea di Pauli di introdurre una sorta di jolly e di Fermi di coniare il termine neutrino dal neutrone. Francis Halzen dell’Università del Wisconsin-Madison, nato nel 1944 in Belgio, ha scoperto di aver vinto dall’Italia dove si trova in questi giorni. Un bel gioco del destino. Fin dall’inizio, dunque, il neutrino è stata una particella fantasma, ma chiaramente dopo quasi un secondo dalla sua introduzione Halzen è stato premiato (in realtà come sempre il Nobel verrà consegnato il 2 dicembre, giorno dell’anniversario della morte di Alfred Nobel) per gli ulteriori sviluppi e in particolate per il contributo decisivo alla costruzione dell’IceCube osservatorio in Antartide e la scoperta dell’”high energy neutrino” di origine astrofisica. E’ appunto questo il messaggero che ci comunica e porta informazioni dallo spazio (e dunque dal passato visto che ogni volta che osserviamo le altre galassie abbiamo informazioni in ritardo di anni luce e cioè pari al tempo che la luce ha impiegato ad arrivare fino a noi). Due le notazioni a caldo: dopo qualche anno di esuberanza razionale (o irrazionale) nei confronti delle nuove tecnologie con il premio 2024 ai due padri delle reti neurali alla base dell’intelligenza artificiale, Hopfield e Hinton, e quello del 2023 legato all’entanglement, ai gatti vivi e morti, famoso paradosso sulla fisica quantistica di Schroedinger, e ai computer quantistici, l’Accademia delle scienze è tornata alla fisica pura dei neutrini e alle origini dell’Universo. La seconda: contrariamente agli ultimi anni il premio è andato a una sola persona. Ma in realtà la motivazione è legata alla prima considerazione: con la scienza pura è più facile che la scoperta non sia condivisa, diversamente da quello che accade quando si parla di basi della tecnologia.
Il Nobel per la Fisica 2026 assegnato al belga Francis Halzen per le sue ricerche sui neutrini ad alta energia
C’è anche un po’ di storia italiana nel nuovo premio Nobel per la Fisica 2026 appena annunciato per la scoperta di un “messaggero fantasma dello spazio” da parte del professor Francis Halzen. Si tratta dei neutrini ad alta energia che sono dei “messaggeri da altre galassie”, come spiegato durante il sempre compassato e rituale annuncio dell’Accademia delle scienze di Stoccolma dove il massimo dell’entusiasmo viene mostrato con un guizzo intellettuale degli occhi mentre si pronuncia il nome del nuovo laureato. Il legame è con il premio Nobel Enrico Fermi a cui dobbiamo lo stesso termine di neutrino, cioè piccolo neutrone. Non è un caso che in tutte le lingue sia rimasto il termine italiano coniato nel 1932. Il neutrino era stato introdotto da Wolfang Pauli in realtà due anni prima per cercare di spiegare la perdita di energia nel passaggio del cosiddetto decadimento Beta, importante per comprendere anche la radioattività introdotta pochi decenni prima da scienziati come Marie Curie (a cui dobbiamo la scoperta del radio). Il neutrone si può trasformare in un protone più un elettrone, ma i conti non tornavano. Da qui l’idea di Pauli di introdurre una sorta di jolly e di Fermi di coniare il termine neutrino dal neutrone. Francis Halzen dell’Università del Wisconsin-Madison, nato nel 1944 in Belgio, ha scoperto di aver vinto dall’Italia dove si trova in questi giorni. Un bel gioco del destino. Fin dall’inizio, dunque, il neutrino è stata una particella fantasma, ma chiaramente dopo quasi un secondo dalla sua introduzione Halzen è stato premiato (in realtà come sempre il Nobel verrà consegnato il 2 dicembre, giorno dell’anniversario della morte di Alfred Nobel) per gli ulteriori sviluppi e in particolate per il contributo decisivo alla costruzione dell’IceCube osservatorio in Antartide e la scoperta dell’”high energy neutrino” di origine astrofisica. E’ appunto questo il messaggero che ci comunica e porta informazioni dallo spazio (e dunque dal passato visto che ogni volta che osserviamo le altre galassie abbiamo informazioni in ritardo di anni luce e cioè pari al tempo che la luce ha impiegato ad arrivare fino a noi). Due le notazioni a caldo: dopo qualche anno di esuberanza razionale (o irrazionale) nei confronti delle nuove tecnologie con il premio 2024 ai due padri delle reti neurali alla base dell’intelligenza artificiale, Hopfield e Hinton, e quello del 2023 legato all’entanglement, ai gatti vivi e morti, famoso paradosso sulla fisica quantistica di Schroedinger, e ai computer quantistici, l’Accademia delle scienze è tornata alla fisica pura dei neutrini e alle origini dell’Universo. La seconda: contrariamente agli ultimi anni il premio è andato a una sola persona. Ma in realtà la motivazione è legata alla prima considerazione: con la scienza pura è più facile che la scoperta non sia condivisa, diversamente da quello che accade quando si parla di basi della tecnologia.

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