L’ allarme per un possibile attentato alla base inglese di Fairford , seguito da un’inchiesta con decisioni contrastanti, poi la partenza improvvisa dei bombardieri americani . Il caso infinito. Domenica 27 settembre , ore 0.45: la polizia riceve una telefonata, segnala tre veicoli diretti verso la base che ospita gli aerei Usa impegnati nelle missioni in Iran. Ore 1.36: una contadina contatta, senza successo, la polizia militare; riprova dopo 10 minuti al 999 (113) e afferma di aver avvistato tre furgoni ed un gruppo di persone. Arrivano gli agenti, scatta il fermo per cinque individui in prossimità del sito della Raf. Ore 8: evacuata la zona, in azione gli artificieri, ispezionati dei grandi bidoni trovati a bordo dei furgoni. L’inchiesta passa all’antiterrorismo. Ore 16: Donald Trump si felicita per l’operazione, aggiunge che «li tenevamo d’occhio (i fermati, ndr ) da molto tempo… Volevano fare molti danni». Sui media ricordano le minacce lanciate dai pasdaran contro le installazioni utilizzate dagli americani. Lunedì, ore 16 . I cinque fermati, tutti britannici, sono rilasciati su cauzione, la polizia rivelerà in seguito che è stato uno di loro a fare la prima telefonata. Però non svela il motivo . Si ipotizza che il gruppo non fosse lì per un attentato ma per rubare del carburante . Giusto, ma con tanti punti hanno scelto un villaggio vicino ad una base? Restano i dubbi. Se erano così pericolosi perché sono stati lasciati andare? Per contro le autorità e gli americani ribadiscono: è possibile un coinvolgimento iraniano . Ore 18: la polizia comunica che non sono stati trovati esplosivi sui furgoni e neppure nelle abitazioni dei fermati. Solo molta benzina. Mercoledì, ore 17 : il premier Andy Burnham rilancia i sospetti su Teheran , «esistono forti indizi» in questo senso. Gli iraniani negano.  Giovedì, ore 17.30 : annunciato l’arresto di un cittadino anglo-iraniano, sospettato di preparare un attacco . Nel comunicato si parla anche di una seconda persona interrogata, ma poi questo elemento è smentito. Il giorno dopo nuova sorpresa : l’arrestato torna in libertà. Londra, però, insiste con la matrice iraniana, allude ad una cellula che in modo consapevole o inconsapevole ha agito su ispirazione di qualche apparato dei pasdaran. Trapelano indiscrezioni su un’allerta trasmessa dagli Stati Uniti e da Israele . Abitanti della zona parlano di presenze anomale nei giorni precedenti. Questo non basta a fare chiarezza. Il partito dello scetticismo replica agli esperti che ricordano il modus operandi iraniano di affidarsi a pedine sacrificabili. Vengono ricordati episodi analoghi avvenuti in un passato recente. La polizia, nel frattempo, mette le manette a due iraniani che progettavano azioni antiebraiche. Domenica 4 ottobre . Nel tardo pomeriggio 12 bombardieri Usa schierati a Fairford tornano in patria . Appare una partenza frettolosa, legata al timore di attacchi. Come confermerà, qualche ora dopo, lo stesso Donald Trump riferendo di alcune minacce. Londra, da parte sua, reagisce con garanzie: la base è sicura. Quali che siano i motivi resta la decisione di farli decollare. Un allarme vero o falso ha provocato conseguenze ed ha dimostrato che la semplice minaccia è stata sufficiente a determinare il ritiro dei B-1. La base si è rivelata «scoperta» , messa in crisi dai «furgoni nella notte». Con una coda dove c’entra un po’ di tutto. Un possibile test affidato ai cinque. Una provocazione. La presenza di un infiltrato. Le differenze tra polizia e servizi.