Limato dopo i rilievi del Quirinale, è stato approvato in Consiglio dei ministri il decreto che introduce l'obbligo (con deroghe) di rispettare in ogni classe il tetto del 30 per cento di studenti stranieri con competenze linguistiche insufficienti . Difficile dire a quante scuole si applicherà, visto che sono esclusi dal conto gli studenti di seconda generazione, quelli cioè nati in Italia, e quelli arrivati in un secondo momento ma che hanno frequentato almeno due anni di scuola dell'infanzia o tre di scuola dell'obbligo - senza bocciature - nel nostro Paese. Complessivamente le classi con più del 30 per cento di stranieri (di prima e seconda generazione) sono 34 mila, secondo i dati diffusi dal ministero, ma le classi con più del 20 per cento di nuovi arrivati sono poco meno di mille, tra elementari e medie. Confermato anche il divieto di burqa. E l'obbligo per i genitori  stranieri che «ostacolano l'integrazione scolastica dell'alunno a causa di persistenti barriere linguistiche» di frequentare dei corsi gratuiti di italiano. Nei giorni scorsi era circolata una bozza del decreto che, in caso di mancata collaborazione da parte delle famiglie, prevedeva addirittura la possibilità di allontamento del minore da casa. Un'ipotesi  estrema, depennata su precisa e ferma indicazione del Quirinale. I genitori stranieri poco collaborativi se la caveranno con una multa da 200 a mille euro. Ma vediamo cosa dice il decreto punto per punto. Intanto i tempi: nonostante la fretta mostrata dal governo nella redazione del provvedimento, l'applicazione del nuovo limite del 30 per cento di alunni stranieri per classe, pena lo smistamento ad altro plesso, andrà in vigore a partire dall'anno scolastico 2027-28. E riguarderà tutte le classi prime delle elementari, delle medie e delle superiori. E' confermato che dal conto saranno esclusi sia i nati in italia che chi, pur essendo arrivato dopo, ha frequentato almeno due anni di scuola materna nel caso dei più piccoli, oppure tre di scuola dell'obbligo per i più grandicelli. Purché «con esito positivo». Cioè senza bocciature.  In caso di superamento del tetto così circoscritto gli Uffici scolastici  territoriali, d'accordo con i dirigenti scolastici interessati, «adottano le misure organizzative necessarie a garantire una presenza equilibrata di tali alunni e studenti tra le istituzioni scolastiche viciniori». Il testo insiste sul fatto che debba essere rispettato il «principio di prossimità» al domicilio dell’alunno, ma non specifica un raggio massimo di applicazione. Cioè non è chiaro quanto la scuola di destinazione possa essere lontano da casa. In teoria sono previste deroghe solo in caso di «particolari esigenze familiari connesse alla necessità di assistenza a persone con disabilità grave e di altre eccezionali e documentate esigenze, valutate dagli uffici territoriali medesimi, che rendono impossibili soluzioni alternative». Ma in realtà il testo del decreto sembra aver recepito, almeno in parte, le obiezioni dei presidi e infatti è previsto che  «per gli istituti in cui il superamento del tetto risulterà inevitabile», invece dello smistamento si attivino dei corsi di potenziamento della lingua italiana . Una misura alternativa, e una via di fuga da un rebus altrimenti insolubile, che è già stata anche finanziata: 3,4 milioni di euro nel 2027 e 14,1 milioni di euro annui a decorrere dal 2028 . Il decreto conferma anche il divieto di burqa e niqab, cioè di velo integrale, annunciato dal governo nei giorni scorsi. «Salvo che ricorrano specifiche ragioni sanitarie o altre ragioni inerenti alle attività didattiche o formative - è scritto nel testo -, è fatto divieto di partecipare alle attività curriculari e extracurriculari delle istituzioni scolastiche con il volto coperto o con qualsiasi altra modalità atta a non consentire il riconoscimento del volto». In caso di violazione del divieto le famiglie saranno tenute a pagare una sanzione che va dai 200 ai mille euro. Le stesse sanzioni valgono anche per quelle famiglie che «a causa di persistenti barriere linguistiche ostacolano l'integrazione scolastica e lo sviluppo del percorso educativo e formativo, ovvero incidono sul comportamento del minore nel contesto scolastico o sull'osservanza degli impegni assunti con il Patto di corresponsabilità educativa». Per  loro è prevista la frequenza obbligatoria (e gratuita) di corsi di italiano, per arrivare almeno al livello A-2, lo stesso richiesto per il permesso di soggiorno.  Tra le altre misure previste anche il cambio di denominazione degli istituti professionali e tecnici che, come preannunciato dal ministro Giuseppe Valditara nei mesi scorsi, d'ora in poi si chiameranno licei, come già accade in Francia. La misura, aveva spiegato a suo tempo il ministro, risponde all'esigenza di evitare che queste scuole possano essere percepite come di «serie B». Si spiega così anche la marcia indietro sui nuovi quadri orari varati prima dell'estate. Addio ai curriculum tagliati su misura delle esigenze produttive del territorio, che avrebbero indebolito le materie di base. Nel biennio, almeno, si torna ai fondamentali.  Confermata invece l'introduzione, a partire dal prossimo anno scolastico, del latino facoltativo fin dalla seconda media: un'ora alla settimana per un totale di 33 all'anno. L'insegnamento potrà essere assegnato agli stessi docenti di italiano, storia e geografia della scuola, purché abbiano sostenuto almeno un esame annuale o due semestrali di lingua o letteratura latina.