Da una flat tax al 5% sugli aumenti di stipendio per i giovani alla riduzione della pressione fiscale per il ceto medio , «perché quando aumenta il gap e la dimensione del ceto medio si riduce, si generano tensioni sociali e politiche», passando per gli interventi per le imprese affinché continuino ad investire, quindi avanti con iper-ammortamento e Zes  per «continuare a promuovere lo spirito imprenditoriale», ma sempre tenendo il debito pubblico «sotto controllo», soprattutto dopo il rialzo dei tassi d’interesse deciso dalla Bce che rischia di tradursi «in maggiori oneri per chi si è indebitato, famiglie e imprese». In videocollegamento alla festa dell’Udc, il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, delinea i fondamentali della prossima legge di Bilancio, «forse l’ultima» dice, precisando poi che «sono tutte idee che devono essere discusse nella coalizione di governo». Ma dal suo punto di vista, l’ obiettivo della quinta manovra economica del governo Meloni dovrà essere «quello di aiutare e promuovere lo sviluppo per andare incontro a quelle classi sociali e ceti che finora non hanno avuto l’attenzione che meritavano» . Necessario quindi «intervenire in modo selettivo e più possibile equo e intelligente sulla riduzione della pressione fiscale». Da qui l’idea «sul tavolo» di tassare solo al 5% gli aumenti di stipendio per i giovani, ma, dice il ministro, «ci vuole la cooperazione dei datori di lavoro e la disponibilità dello Stato a riconoscere questo tipo di agevolazioni». Necessario però anche rivedere alcune misure: «Dobbiamo fare una sorta di inventario, perché c’è il rischio di duplicare misure su alcune classi di reddito ed escluderne altre». E sull’argomento rilancia il leader leghista e vicepremier Matteo Salvini invocando «un tetto ai collezionisti di bonus» e quindi «una riforma dell’Isee su cui il gruppo economia della Lega sta lavorando da mesi». Dal bonus bebé al bonus luce e gas, dal bonus libri alla carta «dedicata a te», spiega Salvini, «abbiamo contato almeno 50 bonus pubblici che finiscono sempre nelle solite tasche perché elargiti solo in base all’Isee con tetti fra i 10 e i 20 mila euro e solo con l’autocertificazione, ma l’intero ceto medio, famiglie, pensionati, single sono esclusi». Il governo è anche al lavoro sugli ecobonus per l’efficientamento energetico con l’ipotesi di farli tornare al 65% dall’attuale 50% per la prima casa, lasciandoli al 36% dalla seconda in poi (stabilito dalla scorsa legge di Bilancio), approfittando della flessibilità di bilancio pari a 14 miliardi di euro concessa dall’Ue proprio per la transizione energetica. Dal prossimo anno potrebbero quindi tornare gli sconti più alti sull’acquisto di infissi, pompe di calore, impianti solari, schermature e cappotti. Sul tavolo anche il bonus mobili con i grandi elettrodomestici. Intanto, in vista della nuova scadenza del taglio delle accise (giovedì), l’esecutivo studia un bonus benzina una tantum da 100 euro per lavoratori dipendenti e autonomi.