Il poema dell’Odissea racconta le mirabolanti avventure del ritorno a Itaca di Odisseo, ma può essere letto con più chiavi di lettura, anche le più impensabili. Volendo analizzare i rapporti familiari nel mondo di oggi, per esempio, può diventare un preziosissimo spunto per ragionare sulla figura del figlio . A chi segue anche solo da lontano la cronaca non sarà sfuggito che spesso, quando si parla di giovani, si finisce per associarli a qualche disagio, tanto che la nostra società sembra diventata allergica ai figli. Ci sono i ristoranti e i resort childfree. Insomma, i figli ci sono divenuti insopportabili, in un contesto in cui il carovita e la precarietà costringono a rinunciarvi anche le moltissime coppie che li desidererebbero. Insomma, essere figli oggi significa sentirsi spesso un problema.  Chi non proverebbe un disagio in un contesto analogo? Di conseguenza, i giovani hanno sviluppato una tendenziale diffidenza nei confronti degli adulti, che risultano loro fondamentalmente ostili. Figli e genitori appartengono a due mondi che non comunicano più per la loro lontananza siderale: Telemaco da una parte, Penelope e Odisseo dall’altra. Il primo mondo, in conflitto con la madre e alla disperata ricerca di notizie di un padre che conosce solo per via dei racconti delle sue gesta. Il secondo mondo, alle prese con una snervante lotta per la sopravvivenza. Infatti, se i figli sono ritratti come una calamità, come sono messi i loro padri e le loro madri? Per lo più sono naufraghi in balia delle correnti e delle bufere. Proprio per questo le figure di Odisseo , di Penelope e di Telemaco possono aiutarci a comprendere la fragilità di questi ruoli, per poi consentirci di individuare con nitidezza gli obiettivi che dobbiamo porci, se vogliamo trovare una nuova armonia del contesto familiare.  Ebbene, delle tre figure cardine dell’Odissea, la più cara a Omero è proprio Telemaco , il figlio. Non a caso, lui è il protagonista della prima parte dell’epopea, conosciuta come la Telemachia, in cui il figlio, indesiderato nella sua stessa casa, è minacciato dalla presenza ingombrante dei pretendenti. Proprio lui, cresciuto con il padre «che combatte lontano» (il nome di Telemaco significa proprio questo), decide di lasciare la sua casa per cercare notizie del genitore scomparso. Quello di Telemaco è il racconto struggente di due figure, quelle di un padre e di un figlio, costrette dagli dei a una lontananza forzata. Tuttavia loro si amano e si cercano, anche quando ogni speranza sembra vana. Difatti, la forza di Odisseo trae linfa proprio dalla fede incrollabile di Telemaco, che è disposto a mettere a repentaglio la sua stessa vita pur di raccogliere anche una sola, flebile prova che il padre è sopravvissuto. Quando Odisseo torna in patria, per attuare il suo piano deve attendere il ritorno di Telemaco. Il re di Itaca non è più lo stesso uomo di quando è partito. La battaglia che deve affrontare dopo mille naufragi è proprio quella di scoprire la sua nuova identità . Infatti si presenta nella sua stessa casa entrando dalla porta di servizio, camuffato da mendicante, e ritrova se stesso soltanto grazie alla complicità di Telemaco. Il grande insegnamento che possiamo trarre oggi dall’Odissea è proprio che i ruoli all’interno della famiglia sono dettati da dinamiche infinite. Proprio Telemaco ci insegna che il ritorno del padre, figura oggi più che mai in crisi, è possibile, perciò non bisogna disperare. A condizione che il padre creda fermamente nel proprio figlio, altrimenti è condannato a naufragare, inghiottito da un mare buio e tempestoso come quello descritto da Omero.      Andrea Maggi, insegnante di scuola secondaria e volto tv ( Il collegio ; Splendida cornice ). Il suo ultimo libro è Io sono nessuno (Giunti)