«Il martire dei martiri» ha una coperta sulla testa. Ce l’ha avvolta attorno al corpo. In un’altra immagine è seduto a terra, con due miliziani e una mappa di Gaza al centro. Alla vigilia dell’anniversario del 7 ottobre , Hamas rimette in circolazione il volto di Yahya Sinwar, uno dei principali ideatori del massacro che ha sconvolto Israele. Le Brigate al Qassem pubblicano immagini inedite della sua clandestinità durante il conflitto. La coperta gli nasconde il capo, ricopre le spalle, ne rende meno riconoscibile la figura durante gli spostamenti nella Striscia. Accanto alla mappa, il ricercato torna a essere il comandante, raccolto con altri due uomini a esaminare il territorio sul quale si combatte. Non sono indicate le date delle scene, né sappiamo quali decisioni stesse prendendo. Il messaggio di Hamas, però, è chiaro. Le immagini alimentano uno degli argomenti centrali della sua celebrazione, quello del capo rimasto a Gaza fino alla morte , tra i suoi combattenti, tra il suo popolo. Nato nel campo profughi di Khan Yunis nel 1962, Sinwar ha costruito il proprio potere nell’apparato di sicurezza interna di Hamas , dando la caccia ai palestinesi sospettati di collaborare con Israele. Ha trascorso oltre vent’anni nelle carceri israeliane sove ha imparato l’ebraico e studiato la società del nemico. Fu liberato nel 2011, insieme a oltre mille detenuti, in cambio del soldato Gilad Shalit. Lo scambio che gli ha mostrato quanto un ostaggio pesa su Israele.  È diventato capo di Hamas a Gaza nel 2017 , fu tra gli organizzatori dell’attacco del 7 ottobre, delle uccisioni e dei rapimenti. Nell’agosto 2024 assunse la guida dell’intero movimento. Il 16 ottobre fu ucciso dai soldati israeliani a Rafah.