Funzionario esperto della Provincia, aveva raggirato gli obblighi vaccinali, pagando «l’obolo» all’infermiere Gabrielle Macinati , il regista del sistema dei tamponi Covid falsi che aveva scatenato un terremoto in piena pandemia e ha chiuso i conti con la giustizia nel maggio dello scorso anno con un patteggiamento . Il dipendente provinciale si era rivolto, lui come tanti altri (la Procura aveva portato davanti al giudice 92 persone, 87 i clienti, tra cui anche pubblici ufficiali e insegnanti), al laboratorio di Pergine che era stato allestito presso il Palazzetto del ghiaccio. Non è chiaro se per convinzione o un problema, ritenuto però non sufficiente a ottenere l’esenzione vaccinale, aveva pagato 250 euro per ottenere un green pass rafforzato, ossia da guarigione senza effettuare il tampone. Era gennaio 2022. I guai penali li ha chiusi con un patteggiamento, ma la Provincia aveva aperto un procedimento disciplinare poi chiuso con la sospensione per 90 giorni e ora deve fare i conti con il conto salato della Corte dei Conti. Dovrà pagare 12.133 euro a favore della Provincia, di cui 2 .000 euro di danno d’immagine , come chiesto dalla Procura regionale della Corte dei Conti. I giudici hanno infatti riconosciuto una lesione d’immagine per la Provincia considerata l’ampia diffusione mediatica che avrebbe creato un danno alla credibilità dell’ente pubblico. Il Tribunale penale ha infatti riconosciuto la f alsità delle certificazioni. Lui non è certo stato l’unico dipendente pubblico a mettersi nei guai per i green pass falsi. Erano numerosi. Tanto che la Procura regionale nei mesi scorsi aveva citato a giudizio anche due docenti provinciali che, però, hanno scelto di pagare senza dover affrontare il verdetto della Corte dei Conti. Hanno risarcito spontaneamente 9.273 euro. Ma siamo solo all’inizio, ci son o altre posizioni al vaglio della magistratura contabile, tra cui anche un dipendente dell’Università e appartenenti delle forze di polizia. Saranno discusse le posizioni di altri quattro dipendenti pubblici per un danno complessivo di 34.067 euro. Tornando al funzionario, la Procura regionale ha contestato un danno patrimoniale di 10.133 euro, nonostante il dipendente abbia lavorato anche in smart working. A ottobre del 2021 il dipendente avrebbe usato un green pass base senza avere eseguito il tampone poi a gennaio 2022 avrebbe ottenuto il green pass rafforzato. Il certificato falso gli era costato 250 euro. A febbraio 2022 era scattato il sequestro del green pass. Per tredici giorni aveva lavorato anche in smart working. Questo non avrebbe inficiato il danno all’ente pubblico ad avviso della Procura. La difesa aveva sostenuto l’assenza di danno erariale in quanto l’uomo ha lavorato e la Provincia ha risparmiato lo stipendio che avrebbe dovuto versare a un eventuale sostituto. Un ragionamento che non ha convinto i giudici. La Sezione giurisdizionale, presieduta dalla giudice Grazia Bacchi , ha condiviso la tesi accusatoria e ha condannato il funzionario a risarcire la Provincia. La sentenza assume un certo peso nell’inchiesta scandalo sui tamponi falsi e potrebbe convincere altri dipendenti pubblici a seguire la strada dei due docenti e pagare prima di arrivare davanti ai giudici. Sul fronte penale, la vasta indagine dei carabinieri del Nas, coordinata dal pm Davide Ognibene , si era chiusa con pene per oltre 115 anni e 60mila euro devoluti in beneficienza.