La memoria dei supporti informatici di Valter Lavitola si annuncia risolutiva per illuminare le zone d’ombra residue nell’ attentato a Sigfrido Ranucci . Tuttavia per sciogliere il rebus del movente e fugare il dubbio di altri possibili reati commessi dal faccendiere, i pm ragionano su verifiche supplementari. Si pensa, stavolta, di utilizzare le competenze dei finanzieri del Valutario che, dunque, affiancherebbero i carabinieri del Nucleo Investigativo e del gruppo Frascati già titolari di deleghe specifiche. Gli esperti della Finanza sono destinati a svolgere nuovi compiti e in particolare a ricostruire per intero la galassia societaria di Lavitola e del suo fedele factotum, Gomes Clesio Tavares .  Dalla massa di documentazione a disposizione del pm Edoardo De Santis e dell’Antimafia capitolina sono affiorati ulteriori interessi di Lavitola in Africa . Si parla, in particolare, di Senegal e Mali dove il vulcanico imprenditore coltivava la speranza di investire nel business delle terre rare. È chiara, ormai, la passione di Lavitola per le mission imprenditoriali del futuro. Non solo carbon credit dunque. Questi ipotizzava di piantare la propria bandierina anche in altri campi.  Quello delle terre rare è un settore strategico per la transizione energetica, considerato che materie prime di questo tipo sono sì più diffuse di quanto si pensi ma difficilmente estraibili. Parliamo anche di un ramo che impone conoscenze e competenze specifiche sotto il profilo della diplomazia e dei contatti con i governi in carica (e qui va detto che Lavitola non ha mai mostrato particolare remore nell’improvvisarsi). Ma il dubbio investigativo è un altro. Accanto a interessi legittimi è possibile che le società costituite da «Valterino» nascondessero interessi illeciti ? Le indagini puntano a far luce su questo aspetto. Lavitola era costantemente a caccia di nuovi investitori . Imprenditori che gli garantissero liquidità sufficiente a far decollare i suoi molti progetti. Qui l’amico giornalista avrebbe potuto aiutare. Ranucci sembrava aderire alle aspettative, mostrandosi disponibile a sostenere il faccendiere e ad accreditarlo presso imprenditori e manager. L’ex conduttore di Report, prossimo a discutere la sua vicenda professionale di fronte ai giudici del lavoro (venerdì è fissata l’udienza), ha ripetutamente smentito interessi economici comuni con il mandante dell’ attentato esplosivo nei suoi confronti ed è probabile che fosse un testimonial disinteressato per il faccendiere ma, ragionevolmente, il tema emergerà durante la prossima audizione in Procura. Nel perimetro investigativo finiscono anche i conti correnti del titolare del Cefalù con le difficoltà del caso (non tutti i paesi africani hanno accordi con le autorità italiane dunque anche lo scambio di informazioni potrebbe risultare complicato). Questo del Senegal e del Mali potrebbe diventare un filone indipendente dall’altro sull’ attentato esplosivo . È chiaro però che l’interesse dei pm si è spostato sul versante economico finanziario di casa Lavitola. In seguito all’audizione in qualità di persona informata sui fatti di Natalia Potenza, ex compagna del faccendiere, si sono imposte verifiche su società e conti correnti dell’indagato. Siamo ancora all’esplorazione preliminare: nel fascicolo non si formulano ipotesi come l’interposizione fittizia di beni. Lunedì i carabinieri hanno ascoltato i costruttori Antonio e Daniele Pulcini protagonisti di una sorta di intermediazione (poi fallita) fra la proprietaria della mura del Cefalù e Lavitola. L’ipotesi di un affare che avrebbe coinvolto, di sponda, anche l’assessore capitolino Alessandro Onorato è sconfessata da quest’ultimo: «Mai conosciuto i Pulcini».