Liberare le riserve di gasolio o rischiare di perdere le forniture americane. È il dilemma che l’amministrazione Trump mette davanti agli alleati europei, mentre il caro carburanti aumenta la pressione sulla Casa Bianca in vista delle elezioni di metà mandato di novembre. La richiesta riguarda 120 milioni di barili da immettere sul mercato in sei mesi. E coinvolge anche l’Italia, che ha partecipato alla riunione d’emergenza convocata giovedì primo ottobre per concordare una risposta a Washington.  Secondo la ricostruzione di Politico , basata sulle testimonianze di tre funzionari europei, al confronto hanno preso parte Francia, Germania, Regno Unito, Italia e Irlanda, insieme alla Commissione europea. Tutti e cinque i Paesi avrebbero ricevuto pressioni riservate dagli Stati Uniti per attingere alle proprie scorte . L’intesa raggiunta riguarda il modo di affrontare il negoziato: parlare con una voce comune , ricondurre ogni decisione sull’utilizzo delle riserve al livello dell’Agenzia internazionale dell’energia, l’Aie, e cercare di ridurre la tensione con gli americani. Una linea ferma, ma aperta al dialogo . Non equivale ancora a un via libera al rilascio delle scorte: i governi hanno concordato come rispondere alla richiesta, senza annunciare quanto gasolio intendano mettere a disposizione. Per la mattina di venerdì 2 ottobre è prevista una nuova riunione tra la Commissione e gli Stati membri dell’Ue, confermata da un portavoce dell’esecutivo europeo. La dimensione della richiesta spiega la cautela europea. Secondo un calcolo di Reuters sui dati Eurostat riferiti a maggio 2025, 120 milioni di barili corrisponderebbero a oltre il 40% dei 39 milioni di tonnellate di scorte di emergenza di gasolio e diesel censite allora nell’Unione . È un confronto con una fotografia precedente della disponibilità europea, non una misura delle riserve rimaste oggi. Francia e Germania, insieme, rappresentavano circa il 35% del totale. Attingere alle scorte può aumentare l’offerta nell’immediato, ma riduce il margine disponibile per affrontare nuove interruzioni. L’Aie definisce il proprio sistema di emergenza come uno strumento per contenere gli effetti economici di una crisi degli approvvigionamenti : le riserve servono a coprire temporaneamente un vuoto nelle forniture.  La tensione riguarda un carburante essenziale per l’autotrasporto, l’agricoltura e parte dell’industria. Nel rapporto di settembre, l’Aie segnala che le esportazioni nette di diesel e gasolio dai Paesi del Golfo erano scese in agosto a poco più di un quarto dei livelli precedenti alla guerra , con i transiti attraverso Hormuz ancora fortemente limitati. Alle difficoltà mediorientali si aggiungono i danni al sistema di raffinazione russo provocati dagli attacchi ucraini. Complessivamente, in agosto le esportazioni nette di gasolio dal Golfo e dalla Russia risultavano inferiori di 1,6 milioni di barili al giorno rispetto a febbraio In questo mercato già sotto pressione, un blocco americano restringerebbe ulteriormente le possibilità di approvvigionamento dell’Europa . Gli Stati Uniti forniscono attualmente oltre metà delle importazioni di diesel dell’Ue: una quota delle forniture acquistate all’estero, alla quale si affianca la produzione delle raffinerie europee. Giovedì il segretario americano all’Energia Chris Wright ha dichiarato a Fox News di essere molto fiducioso in un contributo europeo e ha prospettato notizie positive. Ha richiamato l’avvicinarsi della stagione dei raccolti e di quella del riscaldamento invernale per sostenere l’urgenza di un rilascio coordinato.  Trump, intanto, mantiene aperta l’ipotesi di vietare le esportazioni, pur riconoscendo che la misura potrebbe far aumentare altri prezzi. Il divieto non è stato annunciato. Per Roma e gli altri governi il negoziato resta dunque aperto, con due esigenze da tenere insieme: evitare nuove pressioni sui costi di trasporto e conservare scorte sufficienti per i mesi invernali.