Tredici pagine, senza data ma con l’intestazione della dottoressa Alessandra Bramante, psicologa e criminologa clinica . Al centro la dicitura «Valutazione psicologica». Seguono poi diverse tabelle che confrontano alcune dichiarazioni di Alberto Stasi rilasciate nel «verbale di assunzione informazioni del 13 agosto 2007 alle ore 16», del «verbale del 17 agosto alle 16.45» e del «verbale di presentazione spontanea di persona sottoposta ad indagini del 22 agosto 2007 alle 14.10». Tre interrogatori dell’allora fidanzato di Chiara Poggi che verrà poi condannato a 16 anni per il delitto. In fondo a quelle tabelle ci sono poi varie considerazioni sulla psicologia del giovane bocconiano accompagnati da una avvertenza: «Pensieri ed impressioni (basati ovviamente sulle carte)» . Segue un lungo elenco: «Troppe contraddizioni e “parole rimangiate” su dati forniti come certezze»; «Freddezza» ; «Mancanza assoluta di emozioni (positive o negative)»; «Calcolatore» ; «Alcune frasi sono riportate in modo meccanico come se fossero state imparate a memoria»; «Non cede mai ma riesce sempre a ribattere “pur arrampicandosi sugli specchi”»; «Indifferenza estrema nei confronti della vittima, come se neppure la conoscesse» ; «Regali stravaganti (completino intimi e vibratore) quando il sesso sembra essere con Chiara l’ultimo dei suoi pensieri (a parole ovviamente)»; «Stanno insieme e non ricorda nemmeno se usa il pigiama oppure no»; «Rapporto tra i due molto strano (non frequentavano le famiglie, si vedevano solo una volta a settimana, tutto l’interesse per il sesso e poi si faceva solo a casa... boh)»; «Chiara non è mai pensata... come se non fosse mai stata la sua fidanzata (tanto che dice ai soccorritori che c’è una ragazza morta)»; «Molto centrato su di sé»; «Tendenza narcisistica»; «Manipolatore» ; «Molto contenuto»; «Tendenza al controllo anzi all’ipercontrollo»; «Ambivalenza e contraddizioni rispetto al sesso». Il documento è stato trovato dagli inquirenti all’interno di una serie di cartelle informatiche consegnate dai Ris su richiesta della procura di Pavia. Carte mai confluite nel fascicolo processuale, così come, appunto, questa relazione firmata dalla psicologa Bramante (nota la grande pubblico per essere stata di recente la consulente di Alessia Pifferi , la donna condannata per aver lasciato morire la figlia Diana a Milano». Ciò che non torna è legato a chi diede mandato alla psicologa di effettuare questa relazione psicologica, visto che non ci sono atti di nomina da parte dell’allora pm di Vigevano Rosa Muscio. L’ipotesi che si tratti di una consulenza inviata al Ris in autonomia dalla professionista cozza con un fatto: il documento contiene i verbali in quel momento secretati di Alberto Stasi ed è stato certamente realizzato in una fase iniziale delle indagini. A margine delle deposizioni di Stasi ci sono infatti appunti della Bramante che invitano gli inquirenti ad approfondire alcuni aspetti , che in effetti saranno poi effettuati dai carabinieri nel corso delle indagini. Nel punto in cui Stasi parla del fatto che la mattina del delitto ha lavorato alla tesi, la psicologa aggiunge: «Risulta che abbia aperto documenti a quest’ora?». O ancora a proposito delle telefonate fatte quella mattina alla fidanzata: «Ha fatto realmente tutte queste telefonate?». Elementi che, come detto, gli inquirenti hanno avuto modo di chiarire nel corso delle settimane successive. La domanda che si pongono ora i magistrati di Pavia è questa: a che titolo è stato prodotto questo documento? Che uso ne è stato fatto? Perché non è mai stato depositato? Tra i punti da chiarire, c'è anche se poi queste considerazioni siano servite ai carabinieri di allora per « costruire» il profilo psicologico di Alberto Stasi , diventato nel corso dell’inchiesta e dei processi il «Bocconiano dagli occhi di ghiaccio», freddo e calcolatore, incapace di provare emozioni e affetto verso la fidanzata.
Garlasco, un'altra sorpresa dal vecchio faldone dei Ris: spunta una valutazione psicologica su Stasi, mai depositata. I pm: «Chi l'ha autorizzata?»
Tredici pagine, senza data ma con l’intestazione della dottoressa Alessandra Bramante, psicologa e criminologa clinica . Al centro la dicitura «Valutazione psicologica». Seguono poi diverse tabelle che confrontano alcune dichiarazioni di Alberto Stasi rilasciate nel «verbale di assunzione informazioni del 13 agosto 2007 alle ore 16», del «verbale del 17 agosto alle 16.45» e del «verbale di presentazione spontanea di persona sottoposta ad indagini del 22 agosto 2007 alle 14.10». Tre interrogatori dell’allora fidanzato di Chiara Poggi che verrà poi condannato a 16 anni per il delitto. In fondo a quelle tabelle ci sono poi varie considerazioni sulla psicologia del giovane bocconiano accompagnati da una avvertenza: «Pensieri ed impressioni (basati ovviamente sulle carte)» . Segue un lungo elenco: «Troppe contraddizioni e “parole rimangiate” su dati forniti come certezze»; «Freddezza» ; «Mancanza assoluta di emozioni (positive o negative)»; «Calcolatore» ; «Alcune frasi sono riportate in modo meccanico come se fossero state imparate a memoria»; «Non cede mai ma riesce sempre a ribattere “pur arrampicandosi sugli specchi”»; «Indifferenza estrema nei confronti della vittima, come se neppure la conoscesse» ; «Regali stravaganti (completino intimi e vibratore) quando il sesso sembra essere con Chiara l’ultimo dei suoi pensieri (a parole ovviamente)»; «Stanno insieme e non ricorda nemmeno se usa il pigiama oppure no»; «Rapporto tra i due molto strano (non frequentavano le famiglie, si vedevano solo una volta a settimana, tutto l’interesse per il sesso e poi si faceva solo a casa... boh)»; «Chiara non è mai pensata... come se non fosse mai stata la sua fidanzata (tanto che dice ai soccorritori che c’è una ragazza morta)»; «Molto centrato su di sé»; «Tendenza narcisistica»; «Manipolatore» ; «Molto contenuto»; «Tendenza al controllo anzi all’ipercontrollo»; «Ambivalenza e contraddizioni rispetto al sesso». Il documento è stato trovato dagli inquirenti all’interno di una serie di cartelle informatiche consegnate dai Ris su richiesta della procura di Pavia. Carte mai confluite nel fascicolo processuale, così come, appunto, questa relazione firmata dalla psicologa Bramante (nota la grande pubblico per essere stata di recente la consulente di Alessia Pifferi , la donna condannata per aver lasciato morire la figlia Diana a Milano». Ciò che non torna è legato a chi diede mandato alla psicologa di effettuare questa relazione psicologica, visto che non ci sono atti di nomina da parte dell’allora pm di Vigevano Rosa Muscio. L’ipotesi che si tratti di una consulenza inviata al Ris in autonomia dalla professionista cozza con un fatto: il documento contiene i verbali in quel momento secretati di Alberto Stasi ed è stato certamente realizzato in una fase iniziale delle indagini. A margine delle deposizioni di Stasi ci sono infatti appunti della Bramante che invitano gli inquirenti ad approfondire alcuni aspetti , che in effetti saranno poi effettuati dai carabinieri nel corso delle indagini. Nel punto in cui Stasi parla del fatto che la mattina del delitto ha lavorato alla tesi, la psicologa aggiunge: «Risulta che abbia aperto documenti a quest’ora?». O ancora a proposito delle telefonate fatte quella mattina alla fidanzata: «Ha fatto realmente tutte queste telefonate?». Elementi che, come detto, gli inquirenti hanno avuto modo di chiarire nel corso delle settimane successive. La domanda che si pongono ora i magistrati di Pavia è questa: a che titolo è stato prodotto questo documento? Che uso ne è stato fatto? Perché non è mai stato depositato? Tra i punti da chiarire, c'è anche se poi queste considerazioni siano servite ai carabinieri di allora per « costruire» il profilo psicologico di Alberto Stasi , diventato nel corso dell’inchiesta e dei processi il «Bocconiano dagli occhi di ghiaccio», freddo e calcolatore, incapace di provare emozioni e affetto verso la fidanzata.

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