L’attesa è finalmente finita, ma il teatro dell’incrocio più desiderato del pugilato britannico rischia di scatenare un polverone. Tyson Fury e Anthony Joshua sono pronti a incrociare i guantoni in un derby dei pesi massimi destinato alla storia. A spargere la prima vera scintilla è stato Fury: qualche giorno fa il 38enne ha pubblicato su Instagram una locandina che lo ritrae insieme ad AJ con lo skyline di New York a fare da sfondo, preannunciando la scelta del Madison Square Garden. Anticipando le inevitabili reazioni dei tifosi d’Oltremanica, Fury ha accompagnato la foto con toni entusiastici: «Che posto New York, che impianto il Madison Square Garden e che incontro Fury contro AJ: la terra delle opportunità». Salvo poi aggiungere rincarando la dose: «Che weekend fuori porta, tra bevute e divertimento a New York. Mitico! Manca poco, ragazzi». Tuttavia, il quadro resta complesso. Joshua (36 anni) non ha taggato l’avversario né ufficializzato l’accordo e la Matchroom Boxing non ha rilasciato comunicati coordinati. Sebbene i contratti fossero stati firmati all’inizio dell’anno con la clausola vincolante di combattere nel Regno Unito, gli organizzatori sauditi di Sela e il colosso Netflix hanno spinto con forza per la sede americana. Dopo aver risolto la pendenza economica legata al match di Joshua contro Kristian Prenga a Gedda, il promoter Eddie Hearn ha confermato di aver ricevuto le ultime condizioni per lo sbarco negli Usa: «Sì, la situazione relativa all’ultimo incontro è risolta e stiamo procedendo in modo amichevole. Non vogliamo disputare l’incontro negli Stati Uniti, ma comprendiamo anche che l’accordo deve andare bene a tutte le parti in causa». Hearn ha ammesso le difficoltà di gestione dei due mesi passati: «Allo stesso tempo, ci sentiamo dire sostanzialmente: “ Vogliamo fare l’incontro solo negli Stati Uniti ”. Questa è una posizione che non condividiamo e non comprendiamo, ma è da due mesi che sbattiamo la testa contro un muro». I nodi principali restano quelli fiscali, che ridurrebbero il compenso netto di AJ, ma il promoter ha rassicurato: «Come ho detto, abbiamo chiarito la nostra posizione, soprattutto riguardo alla questione fiscale: combattere in America ridurrebbe il suo compenso netto, un problema che può essere risolto e credo che loro siano disposti a farlo. Per il resto, non ci sono richieste insolite. Sta a loro decidere ». Sul fronte opposto, il Regno Unito tenta il tutto per tutto per non farsi scippare l’evento. Il sindaco di Londra, Sadiq Khan, è sceso in campo chiedendo a gran voce che il match si disputi a Wembley e non al Madison Square Garden: «Un messaggio agli organizzatori: vogliamo ospitarlo a Londra. Parlate con noi, ci teniamo davvero ad averlo qui», ha dichiarato Khan a Bbc Sport, ricordando l’impatto di entrambi i pugili: Anthony Joshua e Tyson Fury sono due grandi pugili britannici. Entrambi sono stati campioni del mondo. Entrambi riconoscono e amano i tifosi di questo Paese...». Resta il nodo del coprifuoco alle 23 dello stadio , anche se un’eventuale deroga per disputare il match nelle prime ore del mattino favorirebbe la copertura televisiva americana. Khan ha poi chiosato con fiducia: «Spero che gli organizzatori comprendano che non solo ci saranno 100mila persone a seguire l’incontro dal vivo , ma milioni di spettatori in tutto il mondo». I prossimi giorni saranno decisivi per capire se la spunterà l’iconico impianto di New York (forse per il 20 novembre) o se le preghiere dei tifosi britannici riporteranno lo scontro a Wembley.
Fury e Joshua, il match più atteso si farà a New York? Le pressioni di Netflix e dei sauditi, la rabbia di Londra
L’attesa è finalmente finita, ma il teatro dell’incrocio più desiderato del pugilato britannico rischia di scatenare un polverone. Tyson Fury e Anthony Joshua sono pronti a incrociare i guantoni in un derby dei pesi massimi destinato alla storia. A spargere la prima vera scintilla è stato Fury: qualche giorno fa il 38enne ha pubblicato su Instagram una locandina che lo ritrae insieme ad AJ con lo skyline di New York a fare da sfondo, preannunciando la scelta del Madison Square Garden. Anticipando le inevitabili reazioni dei tifosi d’Oltremanica, Fury ha accompagnato la foto con toni entusiastici: «Che posto New York, che impianto il Madison Square Garden e che incontro Fury contro AJ: la terra delle opportunità». Salvo poi aggiungere rincarando la dose: «Che weekend fuori porta, tra bevute e divertimento a New York. Mitico! Manca poco, ragazzi». Tuttavia, il quadro resta complesso. Joshua (36 anni) non ha taggato l’avversario né ufficializzato l’accordo e la Matchroom Boxing non ha rilasciato comunicati coordinati. Sebbene i contratti fossero stati firmati all’inizio dell’anno con la clausola vincolante di combattere nel Regno Unito, gli organizzatori sauditi di Sela e il colosso Netflix hanno spinto con forza per la sede americana. Dopo aver risolto la pendenza economica legata al match di Joshua contro Kristian Prenga a Gedda, il promoter Eddie Hearn ha confermato di aver ricevuto le ultime condizioni per lo sbarco negli Usa: «Sì, la situazione relativa all’ultimo incontro è risolta e stiamo procedendo in modo amichevole. Non vogliamo disputare l’incontro negli Stati Uniti, ma comprendiamo anche che l’accordo deve andare bene a tutte le parti in causa». Hearn ha ammesso le difficoltà di gestione dei due mesi passati: «Allo stesso tempo, ci sentiamo dire sostanzialmente: “ Vogliamo fare l’incontro solo negli Stati Uniti ”. Questa è una posizione che non condividiamo e non comprendiamo, ma è da due mesi che sbattiamo la testa contro un muro». I nodi principali restano quelli fiscali, che ridurrebbero il compenso netto di AJ, ma il promoter ha rassicurato: «Come ho detto, abbiamo chiarito la nostra posizione, soprattutto riguardo alla questione fiscale: combattere in America ridurrebbe il suo compenso netto, un problema che può essere risolto e credo che loro siano disposti a farlo. Per il resto, non ci sono richieste insolite. Sta a loro decidere ». Sul fronte opposto, il Regno Unito tenta il tutto per tutto per non farsi scippare l’evento. Il sindaco di Londra, Sadiq Khan, è sceso in campo chiedendo a gran voce che il match si disputi a Wembley e non al Madison Square Garden: «Un messaggio agli organizzatori: vogliamo ospitarlo a Londra. Parlate con noi, ci teniamo davvero ad averlo qui», ha dichiarato Khan a Bbc Sport, ricordando l’impatto di entrambi i pugili: Anthony Joshua e Tyson Fury sono due grandi pugili britannici. Entrambi sono stati campioni del mondo. Entrambi riconoscono e amano i tifosi di questo Paese...». Resta il nodo del coprifuoco alle 23 dello stadio , anche se un’eventuale deroga per disputare il match nelle prime ore del mattino favorirebbe la copertura televisiva americana. Khan ha poi chiosato con fiducia: «Spero che gli organizzatori comprendano che non solo ci saranno 100mila persone a seguire l’incontro dal vivo , ma milioni di spettatori in tutto il mondo». I prossimi giorni saranno decisivi per capire se la spunterà l’iconico impianto di New York (forse per il 20 novembre) o se le preghiere dei tifosi britannici riporteranno lo scontro a Wembley.

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