Un rapporto durato 35 anni e finito in tribunale. Sembra una storia d'amore, e per certi versi quella tra la Rai e Franco Bragnagna può assomigliarci, tanto che lo stesso giornalista ne parla malvolentieri. L'oggetto del contendere è la fine della carriera nella tv pubblica del popolare telecronista: il giudice del lavoro di Bolzano, Werner Mussner , ha infatti condannato la Rai a risarcire Bragagna, rappresentato dall'avvocato veronese Natale Callipari, con 40mila euro più il pagamento di altri 9mila di spese. La causa era nata dopo che Bragagna era stato messo in ferie forzate, con oltre 500 giorni da smaltire , di fatto impedendogli di raccontare prima i mondiali di atletica di Tokyo e poi i Giochi olimpici invernali di Milano - Cortina : secondo il giudice quindi, Bragagna è stato impossibilitato a svolgere la propria mansione. Per il giornalista sarebbe stata la 18esima rassegna a cinque cerchi , coronamento di una carriera con pochi eguali. Quello che è successo dopo è noto: l'addio alla Rai (che ha dovuto far fronte anche alla disastrosa telecronaca di Paolo Petrecca in occasione della cerimonia inaugurale dei Giochi), il passaggio a Sky , il ritorno dietro al microfono per gli Europei di Birmingham e ora una porta aperta verso le Olimpiadi di Los Angeles 2028 . Franco Bragagna, cosa è successo in quei mesi di trattative tra lei e l'azienda? « La situazione è molto semplice: io avevo chiesto alla Rai di poter rimanere fino ai Giochi olimpici di Milano-Cortina, a fronte comunque di tante ferie che io avevo e che avevo sostanzialmente deciso di regalare all’azienda. Si tratta di una prassi che in passato è stata utilizzata più volte: sarebbe stata sufficiente una scrittura privata o una banca ferie a favore di colleghi che avrebbero avuto problemi familiari e che avrebbero potuto usarle al posto mio». E la risposta è stata negativa. «Esatto: mi è stato detto di no, e quindi ora immagino (siamo al primo grado ma l'azienda potrebbe anche decidere di non fare appello ndr ) che queste ferie mi saranno pagate. Come da contratto: le ferie sono dovute, se non le fai alla fine del rapporto di lavoro di vengono retribuite anche se l'azienda non vorrebbe farlo». Quindi tra lei e l'azienda non c'è stato un lieto fine. «Questione di tempistiche: io sarei andato in pensione al compimento dei 67 anni, lo scorso 17 luglio. Una volta capito che non avrei fatto i Giochi ho deciso di dimettermi, visto che avevo già i requisiti di età e contributi, e la fuoriuscita effettiva è stata il 31 dicembre 2025». Non è rimato molto tempo sul mercato... «In realtà pensavo di non fare più nulla, ma quasi subito sono stato contattato da Sky che mi ha chiesto di lavorare ad una serie di cose. Inizialmente rubriche in studio, un appuntamento quotidiano durante Milano-Cortina dal titolo Oro, argento e bronzo. Ora ho un contratto di collaborazione con Sky (ed è pure tornato a commentare l'atletica in occasione degli Europei di Birmingham ndr)». Da questa nuova prospettiva farà un pensiero a Los Angeles 2028? «È decisamente presto ma lascio le porte aperte. Se sarò ancora in grado di intendere di volere, mi piacerebbe. Anche perché a Los Angeles non ci sono mai stato. Certo, avrò 69 anni e molte cose possono cambiare anche repentinamente. Ma se dovessi essere come oggi, direi di sì». Anche se non potrà replicare le sue storiche telecronache visto che Sky non avrà i diritti? «Sky non avrà i diritti ma non li aveva anche di Milano-Cortina. Un conto sono le trasmissioni in diretta, un altro è la possibilità di essere in zona mista o fare trasmissioni e approfondimenti in studio».