«La benzina è arrivata dritta sul mio viso. Ma in nessun momento ho provato paura o rabbia. Ero dove dovevo essere, stavo facendo il mio lavoro». A distanza di qualche giorno dalla brutale aggressione subita davanti ai cancelli del Liceo Méditerranée di La Ciotat, vicino a Marsiglia, il professor Thierry Laurent risponde con una calma olimpica alle interviste concesse anche in video ad alcuni media francesi dopo che venerdì scorso, è stato cosparso di benzina da uno studente. Mentre parla con La Provence e Le Figaro , sullo schermo del suo cellulare continuano ad arrivare a pioggia messaggi di solidarietà da parte di colleghi, genitori ed ex alunni. Ma il pensiero di questo docente di fisica e chimica 59enne più che alla sue ferite, va alla deriva di quei giovani che sembrano aver smarrito la bussola. Quando gli viene chiesto se, con il passare dei giorni, la paura abbia messo radici dentro di lui, Laurent risponde fermamente di no: «Ci sono già abbastanza tragedie reali senza doverne immaginare altre. Penso in particolare a quel ragazzo di Lens che ha perso una mano a causa di una granata stordente. Quella sì che è una tragedia. Io sono rimasto praticamente illeso . Lui rimarrà disabile a vita. Questo dovrebbe far riflettere tutti» ha risposto a Le Parisien. L’aggressione - avvenuta venerdì scorso margine di una manifestazione degenerata in guerriglia quando il Lycée Méditerranée si è unito al movimento studentesco che sta scuotendo il Paese - è impressa in un video choc finito sui social. Il professor Laurent era intervenuto semplicemente per spegnere un incendio appiccato alla base di un albero da alcuni giovani a volto coperto. Davanti alle telecamere di La Provence , ha ripercorso quei frammenti di follia: «Uno m’ha spintonato da dietro, un altro è arrivato da destra e quando mi sono girato verso di lui mi ha guardato e mi ha chiesto: “Cosa stai facendo?”. Sono rimasto sorpreso dalla sua domanda, visto che eravamo davanti a un albero che stava prendendo fuoco. Mi ha girato intorno e in quel momento un terzo allievo mi ha cosparso di benzina. Subito ho provato dolore a un occhio, perché il getto è stato forte e ravvicinato. Mentre cercavo di pulirmi la faccia, è tornato alla carica e mi ha dato un calcio». L’insegnante, investito dal carburante con i piedi a pochissima distanza dalle fiamme, ha rischiato grosso. Il 4 ottobre la procura di Marsiglia ha iniziato a stringere il cerchio attorno ai responsabili: domenica è stato fermato il ragazzo che ha lanciato la benzina, un adolescente di 16 anni, studente dello stesso liceo. E ieri sono stati fermati anche gli altri due compagni. I reati contestati includono la violenza aggravata dall’uso di un’arma (il carburante) e la violenza contro un incaricato di pubblico servizio . Thierry Laurent ha sporto denuncia, confessando però di averlo fatto principalmente su forte insistenza del preside della scuola: «A titolo personale non ero entusiasta di farlo – ha confidato a caldo ai microfoni di Bfmtv - ma il preside mi ha detto che bisognava farlo per rispetto dell’istituzione. Quello che mi interessa ora è che questo ragazzo capisca la gravità del gesto e non rifaccia la stessa cosa. Spero di poterlo incontrare». C iò che tormenta maggiormente il professore oggi è la totale «incoscienza» dimostrata dai suoi allievi . Secondo Laurent, i l movimento studentesco è diventato l'occasione per molti giovani di «dare sfogo alle loro parti non migliori», scivolando in una « violenza urbana gratuita che non ha più alcun legame con lo status di studente ». Il suo sfogo finale, raccolto dai media francesi in questi giorni di convalescenza, suona come un severo monito educativo: «Giocare con il fuoco e con i combustibili davanti a un liceo dimostra che non hanno più la minima nozione del pericolo e delle conseguenze delle loro azioni. Le istituzioni devono riprendere in mano la situazione. Non basta una risposta di polizia di fronte alla profonda perdita di punti di riferimento educativi. La scuola deve rimanere una zona franca, non un terreno di guerriglia».
Francia, parla il prof cosparso di benzina da uno studente: «Il getto mi ha colpito il viso, non ho avuto paura»
«La benzina è arrivata dritta sul mio viso. Ma in nessun momento ho provato paura o rabbia. Ero dove dovevo essere, stavo facendo il mio lavoro». A distanza di qualche giorno dalla brutale aggressione subita davanti ai cancelli del Liceo Méditerranée di La Ciotat, vicino a Marsiglia, il professor Thierry Laurent risponde con una calma olimpica alle interviste concesse anche in video ad alcuni media francesi dopo che venerdì scorso, è stato cosparso di benzina da uno studente. Mentre parla con La Provence e Le Figaro , sullo schermo del suo cellulare continuano ad arrivare a pioggia messaggi di solidarietà da parte di colleghi, genitori ed ex alunni. Ma il pensiero di questo docente di fisica e chimica 59enne più che alla sue ferite, va alla deriva di quei giovani che sembrano aver smarrito la bussola. Quando gli viene chiesto se, con il passare dei giorni, la paura abbia messo radici dentro di lui, Laurent risponde fermamente di no: «Ci sono già abbastanza tragedie reali senza doverne immaginare altre. Penso in particolare a quel ragazzo di Lens che ha perso una mano a causa di una granata stordente. Quella sì che è una tragedia. Io sono rimasto praticamente illeso . Lui rimarrà disabile a vita. Questo dovrebbe far riflettere tutti» ha risposto a Le Parisien. L’aggressione - avvenuta venerdì scorso margine di una manifestazione degenerata in guerriglia quando il Lycée Méditerranée si è unito al movimento studentesco che sta scuotendo il Paese - è impressa in un video choc finito sui social. Il professor Laurent era intervenuto semplicemente per spegnere un incendio appiccato alla base di un albero da alcuni giovani a volto coperto. Davanti alle telecamere di La Provence , ha ripercorso quei frammenti di follia: «Uno m’ha spintonato da dietro, un altro è arrivato da destra e quando mi sono girato verso di lui mi ha guardato e mi ha chiesto: “Cosa stai facendo?”. Sono rimasto sorpreso dalla sua domanda, visto che eravamo davanti a un albero che stava prendendo fuoco. Mi ha girato intorno e in quel momento un terzo allievo mi ha cosparso di benzina. Subito ho provato dolore a un occhio, perché il getto è stato forte e ravvicinato. Mentre cercavo di pulirmi la faccia, è tornato alla carica e mi ha dato un calcio». L’insegnante, investito dal carburante con i piedi a pochissima distanza dalle fiamme, ha rischiato grosso. Il 4 ottobre la procura di Marsiglia ha iniziato a stringere il cerchio attorno ai responsabili: domenica è stato fermato il ragazzo che ha lanciato la benzina, un adolescente di 16 anni, studente dello stesso liceo. E ieri sono stati fermati anche gli altri due compagni. I reati contestati includono la violenza aggravata dall’uso di un’arma (il carburante) e la violenza contro un incaricato di pubblico servizio . Thierry Laurent ha sporto denuncia, confessando però di averlo fatto principalmente su forte insistenza del preside della scuola: «A titolo personale non ero entusiasta di farlo – ha confidato a caldo ai microfoni di Bfmtv - ma il preside mi ha detto che bisognava farlo per rispetto dell’istituzione. Quello che mi interessa ora è che questo ragazzo capisca la gravità del gesto e non rifaccia la stessa cosa. Spero di poterlo incontrare». C iò che tormenta maggiormente il professore oggi è la totale «incoscienza» dimostrata dai suoi allievi . Secondo Laurent, i l movimento studentesco è diventato l'occasione per molti giovani di «dare sfogo alle loro parti non migliori», scivolando in una « violenza urbana gratuita che non ha più alcun legame con lo status di studente ». Il suo sfogo finale, raccolto dai media francesi in questi giorni di convalescenza, suona come un severo monito educativo: «Giocare con il fuoco e con i combustibili davanti a un liceo dimostra che non hanno più la minima nozione del pericolo e delle conseguenze delle loro azioni. Le istituzioni devono riprendere in mano la situazione. Non basta una risposta di polizia di fronte alla profonda perdita di punti di riferimento educativi. La scuola deve rimanere una zona franca, non un terreno di guerriglia».

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