DAL NOSTRO CORRISPONDENTE PARIGI - Di fronte alle proteste nei licei e al loro allargamento nelle università, il primo ministro Sébastien Lecornu ha convocato d’urgenza una riunione interministeriale di crisi, dopo incidenti e violenze tra manifestanti e forze dell’ordine. I liceali bloccano l’accesso alle aule per reclamare la sostituzione dei professori assenti, classi meno affollate e migliori strutture. Gli istituti coinvolti sono oltre 300 in tutta la Francia, da Parigi a Marsiglia. A Nantes, la hall del liceo Nelson Mandela è stata distrutta da un incendio che si è propagato anche alla facciata prima di essere spento dai pompieri. Continuano le proteste nelle scuole francesi. La regione Provenza-Alpi-Costa Azzurra ha denunciato che al liceo Victor Hugo di Marsiglia «il preside, il vicepreside, la segretaria generale e il caposquadra sono stati aggrediti e cosparsi di benzina» . Secondo le informazioni fornite dalla regione, «questo tentativo di incendio si è verificato all'interno dell'istituto provocando il caos davanti al liceo». «Tutto il personale si è rifugiato all'interno per mettersi al sicuro, mentre la polizia e i vigili del fuoco sono intervenuti sul posto. I responsabili dell'istituto presenteranno denuncia», ha aggiunto l'amministrazione, parlando del superamento di un limite «inaccettabile». Mercoledì 625 persone sono state fermate e 83 poliziotti e gendarmi feriti. Dall’inizio del blocco, all’inizio della settimana, 119 tra studenti e personale delle scuole sono rimasti feriti. L’IGPN, la cosiddetta polizia delle polizie, ha aperto tre inchieste sull’azione di agenti che hanno gravemente ferito dei ragazzi che manifestavano. Il ministro dell’Interno, Laurent Nunez, difende l’operato degli agenti parlando di «proporzionalità», ma come ormai è abitudine durante le proteste in Francia ( dai gilet gialli alla riforma delle pensioni al primo maggio alle manifestazioni studentesche), si verificano molti eccessi. Da una parte i manifestanti pacifici, la maggioranza, vengono messi in secondo piano dalle azioni dei violenti, talvolta estranei ai licei, che si abbandonano a incendi e atti di vandalismo contro le strutture scolastiche, proprio durante proteste che chiedono migliori strutture. Dall’altro, alcuni poliziotti vengono ripresi in video mentre sembrano infrangere le regole di ingaggio: o manganellando i ragazzi quando non sembra necessario, o sparando ad altezza d’uomo e a distanza ravvicinata granate lacrimogene o proiettili di caucciù capaci di provocare ferite gravi. A Tours, in particolare, un ragazzo è stato ferito gravemente alla testa e ricoverato d’urgenza in ospedale, dopo un probabile colpo di LBD (“lanciatore di proiettili di difesa”). Questa situazione molto difficile si complica ulteriormente perché viene strumentalizzata dalle forze politiche, nel pieno della campagna elettorale per l’Eliseo (si vota la primavera prossima). Il leader della France insoumise, Jean-Luc Mélenchon, accusa il governo e la polizia di reprimere le proteste con particolare durezza nelle banlieue, offre tutto il suo sostegno ai ragazzi e invita i militanti e i responsabili politici “insoumis” a scendere in strada per frapporsi tra i liceali e le forze dell’ordine. Il sindaco di Saint-Denis, Bally Bagayoko, della France insoumise, è sceso in strada tra i ragazzi e ha portato la sua solidarietà ai manifestanti, cantando e ballando con loro e difendendo anche le azioni violente in risposta ai metodi della polizia: «La reazione violenta può essere legittima o comprensibile di fronte all’azione delle forze dell’ordine». Per questo il prefetto lo ha segnalato per «incitamento a commettere delitti». La destra e in particolare la candidata presidenziale Marine Le Pen invoca invece il ristabilimento dell’ordine attaccando Mélenchon, che a suo dire «porta una grave responsabilità nella situazione che il nostro Paese sta vivendo oggi», rimproverandogli di essere andato «davanti alle scuole superiori per incitare i giovani» chiamando «i suoi militanti all’insurrezione» e di aver inviato «i suoi deputati davanti agli istituti». Il governo, che presenta oggi una difficile legge sul budget affrontando una disastrosa situazione delle finanze pubbliche, teme che la protesta dei liceali possa estendersi, oltre che alle università, agli altri strati della società, in un contesto di caro carburante e potere d’acquisto sempre più basso delle classi medie e popolari. Articolo in aggiornamento...
Francia, ancora proteste nelle scuole: un preside aggredito e cosparso di benzina a Marsiglia. Il premier Lecornu convoca una riunione di crisi
DAL NOSTRO CORRISPONDENTE PARIGI - Di fronte alle proteste nei licei e al loro allargamento nelle università, il primo ministro Sébastien Lecornu ha convocato d’urgenza una riunione interministeriale di crisi, dopo incidenti e violenze tra manifestanti e forze dell’ordine. I liceali bloccano l’accesso alle aule per reclamare la sostituzione dei professori assenti, classi meno affollate e migliori strutture. Gli istituti coinvolti sono oltre 300 in tutta la Francia, da Parigi a Marsiglia. A Nantes, la hall del liceo Nelson Mandela è stata distrutta da un incendio che si è propagato anche alla facciata prima di essere spento dai pompieri. Continuano le proteste nelle scuole francesi. La regione Provenza-Alpi-Costa Azzurra ha denunciato che al liceo Victor Hugo di Marsiglia «il preside, il vicepreside, la segretaria generale e il caposquadra sono stati aggrediti e cosparsi di benzina» . Secondo le informazioni fornite dalla regione, «questo tentativo di incendio si è verificato all'interno dell'istituto provocando il caos davanti al liceo». «Tutto il personale si è rifugiato all'interno per mettersi al sicuro, mentre la polizia e i vigili del fuoco sono intervenuti sul posto. I responsabili dell'istituto presenteranno denuncia», ha aggiunto l'amministrazione, parlando del superamento di un limite «inaccettabile». Mercoledì 625 persone sono state fermate e 83 poliziotti e gendarmi feriti. Dall’inizio del blocco, all’inizio della settimana, 119 tra studenti e personale delle scuole sono rimasti feriti. L’IGPN, la cosiddetta polizia delle polizie, ha aperto tre inchieste sull’azione di agenti che hanno gravemente ferito dei ragazzi che manifestavano. Il ministro dell’Interno, Laurent Nunez, difende l’operato degli agenti parlando di «proporzionalità», ma come ormai è abitudine durante le proteste in Francia ( dai gilet gialli alla riforma delle pensioni al primo maggio alle manifestazioni studentesche), si verificano molti eccessi. Da una parte i manifestanti pacifici, la maggioranza, vengono messi in secondo piano dalle azioni dei violenti, talvolta estranei ai licei, che si abbandonano a incendi e atti di vandalismo contro le strutture scolastiche, proprio durante proteste che chiedono migliori strutture. Dall’altro, alcuni poliziotti vengono ripresi in video mentre sembrano infrangere le regole di ingaggio: o manganellando i ragazzi quando non sembra necessario, o sparando ad altezza d’uomo e a distanza ravvicinata granate lacrimogene o proiettili di caucciù capaci di provocare ferite gravi. A Tours, in particolare, un ragazzo è stato ferito gravemente alla testa e ricoverato d’urgenza in ospedale, dopo un probabile colpo di LBD (“lanciatore di proiettili di difesa”). Questa situazione molto difficile si complica ulteriormente perché viene strumentalizzata dalle forze politiche, nel pieno della campagna elettorale per l’Eliseo (si vota la primavera prossima). Il leader della France insoumise, Jean-Luc Mélenchon, accusa il governo e la polizia di reprimere le proteste con particolare durezza nelle banlieue, offre tutto il suo sostegno ai ragazzi e invita i militanti e i responsabili politici “insoumis” a scendere in strada per frapporsi tra i liceali e le forze dell’ordine. Il sindaco di Saint-Denis, Bally Bagayoko, della France insoumise, è sceso in strada tra i ragazzi e ha portato la sua solidarietà ai manifestanti, cantando e ballando con loro e difendendo anche le azioni violente in risposta ai metodi della polizia: «La reazione violenta può essere legittima o comprensibile di fronte all’azione delle forze dell’ordine». Per questo il prefetto lo ha segnalato per «incitamento a commettere delitti». La destra e in particolare la candidata presidenziale Marine Le Pen invoca invece il ristabilimento dell’ordine attaccando Mélenchon, che a suo dire «porta una grave responsabilità nella situazione che il nostro Paese sta vivendo oggi», rimproverandogli di essere andato «davanti alle scuole superiori per incitare i giovani» chiamando «i suoi militanti all’insurrezione» e di aver inviato «i suoi deputati davanti agli istituti». Il governo, che presenta oggi una difficile legge sul budget affrontando una disastrosa situazione delle finanze pubbliche, teme che la protesta dei liceali possa estendersi, oltre che alle università, agli altri strati della società, in un contesto di caro carburante e potere d’acquisto sempre più basso delle classi medie e popolari. Articolo in aggiornamento...

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