«Non c’è più nessuno che studia musica in un conservatorio italiano. Provocazione ? Fino a un certo punto». Occhiali d’ordinanza, verve da divulgatore di razza: il professor Giacomo Fornari , musicologo, docente, ex direttore del Conservatorio Monteverdi di Bolzano, su Instagram ormai ha quasi seimila follower. In un post, mascherato come in un thriller d’epoca, con voce travisata il prof insinua il dubbio: «Avvelenamento o errore terapeutico? Nell’inchiostro con cui Mozart compose il Flauto magico sono state trovate tracce di arsenico ». Quello dei social è un exploit nato quasi per gioco sotto la regia appassionata dei figli ventenni, Maximilian e Anne Sofie, capaci di trasformare pillole di storia della musica colta in fenomeni virali da oltre 100mila visualizzazioni , tra enigmi mozartiani, retroscena storici e battaglie per il futuro della didattica. Professor Fornari, da 100 follower a seimila in pochi mesi. Che effetto fa? «Dopo 50 anni di carriera mi fa sorridere tantissimo. Spero solo di continuare questa esperienza per non deludere chi mi segue. I miei figli che sono i miei social media manager, mi incitano a fare di più. Mio figlio è stimolato dall’idea di avvicinare alla musica classica persone che prima non ci si erano mai approcciate». Che rapporto i suoi figli hanno con le note? «In famiglia la musica è dappertutto: mia moglie insegna musica alle medie a Bressanone, i ragazzi hanno fatto il liceo musicale e suonano. Anne Sofie è una soprano e studia Scienze Politiche a Vienna, Maximilian è basso baritono e studia Giurisprudenza a Innsbruck. Hanno una passione autentica, vanno ai concerti, vivono la musica con trasporto». Nei video affronta spesso grandi misteri, come quello sul concerto di Capodanno dei Wiener Philharmoniker. «Nessuna apologia, io sono di sinistra, ma bisogna conoscere la storia per quella che è. Hitler aveva un’ottima competenza musicale, capì che le musiche liete degli Strauss potevano essere il veicolo migliore per la diffusione della classica. Fu sua l’idea di dotare l’orchestra di fondi per quel concerto e dovette persino fare un decreto per rimuovere le origini ebraiche degli Strauss». C’è il video con la maschera sul segreto della morte di Mozart… «Uno scherzo comunicativo basato su fatti veri. Nel 1826 i coniugi Novello andarono a Salisburgo dalla vedova, Constanze, lei raccontò che Mozart era ossessionato dall’idea di essere stato avvelenato con l’acqua tofana: una miscela di acqua e arsenico. La cosa inquietante è che nell’inchiostro del Flauto magico sono state trovate tracce di arsenico. Magari lo assumeva a fini terapeutici, dato che all’epoca si usava per varie patologie: sto facendo ricerche». In un reel virale ha detto: «Nessuno studia più nei conservatori italiani». «Quest’estate, nella Gustav Mahler Jugendorchester c’erano nove italiani, ma nessuno iscritto a un conservatorio italiano: tutti all’estero. Le grandi università europee come Vienna o Salisburgo dispongono di risorse, strutture e personale che in Italia ci sogniamo. Da noi mancava persino la dicitura di «laurea», risolta solo di recente dopo un’attesa che durava dalla riforma del 1999». La realtà altoatesina fa eccezione?. «In Trentino-Alto Adige giochiamo nella Champions League della musica. Tra istituti musicali, cori, bande e auditorium straordinari abbiamo una densità e una qualità altissime. Merano ha una stagione musicale che Milano si sogna, ad esempio recentemente ha ospitato la Staatskapelle Dresden con Beatrice Rana. Si investe molto e i risultati si vedono». Cosa attendersi dai suoi prossimi reel? «Tornerò su temi dibattuti, come il passaggio al nuovo ordinamento accademico che vede ancora molti colleghi nostalgici del passato. E vorrei ricordare che Haydn nel 1792 ricevette il dottorato Honoris Causa a Oxford, mentre in Italia i dottorati nei conservatori sono arrivati solo tre anni fa. Un ritardo di oltre due secoli che fa riflettere».
Fornari, prof di conservatorio e influencer: «Svelo i misteri della musica classica: dal giallo della morte di Mozart al concerto voluto da Hitler»
«Non c’è più nessuno che studia musica in un conservatorio italiano. Provocazione ? Fino a un certo punto». Occhiali d’ordinanza, verve da divulgatore di razza: il professor Giacomo Fornari , musicologo, docente, ex direttore del Conservatorio Monteverdi di Bolzano, su Instagram ormai ha quasi seimila follower. In un post, mascherato come in un thriller d’epoca, con voce travisata il prof insinua il dubbio: «Avvelenamento o errore terapeutico? Nell’inchiostro con cui Mozart compose il Flauto magico sono state trovate tracce di arsenico ». Quello dei social è un exploit nato quasi per gioco sotto la regia appassionata dei figli ventenni, Maximilian e Anne Sofie, capaci di trasformare pillole di storia della musica colta in fenomeni virali da oltre 100mila visualizzazioni , tra enigmi mozartiani, retroscena storici e battaglie per il futuro della didattica. Professor Fornari, da 100 follower a seimila in pochi mesi. Che effetto fa? «Dopo 50 anni di carriera mi fa sorridere tantissimo. Spero solo di continuare questa esperienza per non deludere chi mi segue. I miei figli che sono i miei social media manager, mi incitano a fare di più. Mio figlio è stimolato dall’idea di avvicinare alla musica classica persone che prima non ci si erano mai approcciate». Che rapporto i suoi figli hanno con le note? «In famiglia la musica è dappertutto: mia moglie insegna musica alle medie a Bressanone, i ragazzi hanno fatto il liceo musicale e suonano. Anne Sofie è una soprano e studia Scienze Politiche a Vienna, Maximilian è basso baritono e studia Giurisprudenza a Innsbruck. Hanno una passione autentica, vanno ai concerti, vivono la musica con trasporto». Nei video affronta spesso grandi misteri, come quello sul concerto di Capodanno dei Wiener Philharmoniker. «Nessuna apologia, io sono di sinistra, ma bisogna conoscere la storia per quella che è. Hitler aveva un’ottima competenza musicale, capì che le musiche liete degli Strauss potevano essere il veicolo migliore per la diffusione della classica. Fu sua l’idea di dotare l’orchestra di fondi per quel concerto e dovette persino fare un decreto per rimuovere le origini ebraiche degli Strauss». C’è il video con la maschera sul segreto della morte di Mozart… «Uno scherzo comunicativo basato su fatti veri. Nel 1826 i coniugi Novello andarono a Salisburgo dalla vedova, Constanze, lei raccontò che Mozart era ossessionato dall’idea di essere stato avvelenato con l’acqua tofana: una miscela di acqua e arsenico. La cosa inquietante è che nell’inchiostro del Flauto magico sono state trovate tracce di arsenico. Magari lo assumeva a fini terapeutici, dato che all’epoca si usava per varie patologie: sto facendo ricerche». In un reel virale ha detto: «Nessuno studia più nei conservatori italiani». «Quest’estate, nella Gustav Mahler Jugendorchester c’erano nove italiani, ma nessuno iscritto a un conservatorio italiano: tutti all’estero. Le grandi università europee come Vienna o Salisburgo dispongono di risorse, strutture e personale che in Italia ci sogniamo. Da noi mancava persino la dicitura di «laurea», risolta solo di recente dopo un’attesa che durava dalla riforma del 1999». La realtà altoatesina fa eccezione?. «In Trentino-Alto Adige giochiamo nella Champions League della musica. Tra istituti musicali, cori, bande e auditorium straordinari abbiamo una densità e una qualità altissime. Merano ha una stagione musicale che Milano si sogna, ad esempio recentemente ha ospitato la Staatskapelle Dresden con Beatrice Rana. Si investe molto e i risultati si vedono». Cosa attendersi dai suoi prossimi reel? «Tornerò su temi dibattuti, come il passaggio al nuovo ordinamento accademico che vede ancora molti colleghi nostalgici del passato. E vorrei ricordare che Haydn nel 1792 ricevette il dottorato Honoris Causa a Oxford, mentre in Italia i dottorati nei conservatori sono arrivati solo tre anni fa. Un ritardo di oltre due secoli che fa riflettere».

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