Nell’epoca dei reel e delle storie non occorre più attendere che qualcuno racconti una festa, un concerto, un viaggio o un successo: è possibile vederlo in tempo reale. È una fruizione epocale, ma che nasconde insidie ancora sconosciute, in particolare tra i più giovani, per i quali il confronto con i propri coetanei finisce spesso per deviare, via social, la realtà. A dare un senso a questo fenomeno è l’anglicismo Fomo, acronimo di «Fear of missing out», ovvero la «paura di perdersi qualcosa».  Una sensazione sempre più diffusa che anima la trama di una nuova docu-serie televisiva, intitolata, appunto, «Fomo - Fear Of Missing Out» , diretta da Pietro Daviddi e David Gallerano e disponibile su RaiPlay dal 17 settembre, composta da dodici episodi nei quali emerge un ritratto inedito dell’adolescenza di oggi.  Un copione in cui la musica assume un ruolo chiave, riflettendo in note e battiti le paure e le disillusioni dei protagonisti. A comporla è il duo Voga, formato dai musicisti napoletani Enrico Esposito, in arte Rico, e Lorenzo Biscione, alias Sneik . In ben trentotto partiture, i Voga alternano smanie elettropop, beat trap, melodie synthwave, ritmi urban e pause ambient, accompagnando i protagonisti nei diversi momenti dell’anno della maturità, dai diciottesimi alle feste, dall’Erasmus alle gite, fino all’esame che segna la fine di un capitolo e l’inizio della vita adulta.   « Abbiamo lavorato tanto sui personaggi - racconta il duo - visto che ci hanno chiesto di fare musiche specifiche per il carattere di ogni studente. Ogni melodia è state pensata per descrivere diversi stati d’animo, come nel caso di una delle protagoniste, Lucia, che è molto spensierata e prende la vita come viene, quindi le abbiamo cucito addosso una musica più colorata, mentre per Carlo, un personaggio dai toni più cupi, abbiamo restituito con i suoni il suo tono ombroso. È stato stimolante e gratificante , dato che tutti si sono poi ritrovati nelle nostre composizioni».   Entrambi classe ’99, per i Voga la colonna sonora di «Fomo» è un ulteriore tassello aggiunto al percorso costruito negli ultimi anni, che li ha portati a collaborare, tra gli altri , con big come Geolier e Luchè , e a pubblicare lo scorso anno il primo album ufficiale, «Chi ama non dimentica». Un cammino graduale, senza affanni o rincorse dovute alla Fomo.  « La sensazione di mancare un appuntamento importante parte da tutto quello che si vede su Instagram - spiegano - e da quando ci siamo trasferiti a Milano è diventato assai più facile cadere nella trappola della Fomo, perché c’è ogni giorno un evento diverso, dunque per dei ragazzi come noi è fondamentale non farsi divorare da questo costante richiamo. Invece a Napoli è diverso: ci sono molti meno eventi mondani, e ogni volta che torniamo a casa ci sentiamo più rilassati».  E proseguono: « In questo preciso momento storico è molto forte il richiamo della Fomo , tanto da poter essere applicato anche a noi musicisti. Noi però vogliamo essere fuori dai canoni, soprattutto dopo aver visto colleghi diventare vittime di questo fenomeno, dato che oggi con i vari TikTok, dai quali partono i fenomeni musicali più virali, tutto tende a sparire prima e a restare sulla cresta dell’onda per un tempo davvero piccolo. Tanti, purtroppo, sentono ancora il dovere di pubblicare subito, o stare dietro alle tendenze, ma il percorso che ci siamo costruiti, fin dal giorno in cui ci siamo conosciuti al Conservatorio di Napoli, esige tempi più lenti, e giri molto più larghi, proprio per essere in condizione di fare la musica che volevamo e non finire come gli artisti che tendono sempre più a fare cose non volute».  Pur non essendo una diagnosi psichiatrica, ma un fenomeno psicologico e sociale, la Fomo è uno dei tanti effetti collaterali del web. Attribuito a Patrick J. McGinnis, uno studente della Harvard Business School , che nel 2004 utilizzò l’acronimo in un articolo satirico pubblicato sul giornale studentesco «The Harbus», intitolato «Social Theory at HBS: McGinnis’ Two FOs», questo curioso fenomeno ha anche un suo opposto, per alcuni aspetti gemello, ossia la «Fobo» , acronimo che sta per «Fear of a better option», dunque la paura di scegliere un’opzione quando potrebbe arrivarne una migliore.  « La prossima sfida sarà imparare a disconnetterci - svelano i Voga - e noi lo stiamo facendo. In estate, ad esempio, ci siamo presi una pausa da tutto, spegnendo lo smartphone per trascorrere al meglio il tempo con le nostre rispettive famiglie. Ci è servito tanto, soprattutto dopo il primo anno vissuto a Milano, in cui abbiamo maturato fortemente il bisogno di staccare.  È una pratica che faremo sempre più spesso ». E concludono: «Nella serie c’è anche un nostro nuovo singolo, si intitola “Distanze di sicurezza” e lo abbiamo scritto ispirandoci anche a questo tema. Il prossimo anno, poi, pubblicheremo un nuovo album. Ma lo rilasceremo con calma. Vogliamo che sia qualcosa che resti e non una musica che rincorra la Fomo».