Ancora prima che venga avviato lo spegnimento dell’area a caldo, l’indotto dell’ex Ilva si ferma . Aigi , l’associazione delle imprese dell'indotto-appalto di Taranto, venerdì 4 settembre ha trasmesso ai sindacati le «lettere relative alla procedura di licenziamento collettivo che coinvolgerà un numero di lavoratori superiore alle 2.500 unità ». E i sindacati chiedono un confronto urgente con le organizzazioni datoriali per discutere del futuro dei lavoratori. Nicola Convertino, presidente Aigi , in un lettera spiega che «si tratta di un atto estremo e doloroso, al quale non avremmo mai voluto fare ricorso. Licenziare le nostre maestranze significa privarsi del patrimonio più prezioso e dell'orgoglio delle nostre aziende, un capitale umano costruito in anni di ingenti investimenti nella formazione e di duri sacrifici. Purtroppo - dice Convertino - tale provvedimento rappresenta un atto dovuto e inevitabile, diretta conseguenza dell'improvvisa scadenza fissata per la chiusura dell'area a caldo già nel mese di ottobre, per la quale non si ravvisa alcuna possibilità di riavvio».  Convertino scrive  che «una fabbrica di questa portata» avrebbe meritato una sorte diversa: «Una delle più grandi acciaierie d'Europa - uno stabilimento che per oltre sessant'anni ha superato crisi petrolifere, recessioni, cambi di proprietà, guerre commerciali, procedimenti giudiziari, sequestri, commissariamenti, crisi finanziarie e conflitti politici - rischia oggi di non morire sul campo di una grande battaglia industriale, bensì di spegnersi per consunzione». Il presidente di Aigi parla di «una sconfitta industriale», evidenziando che «dietro ciascuna di quelle lettere c'è una persona ; dietro ciascuna persona, quasi sempre, c'è una famiglia; e dietro molte di esse vi sono dieci, venti, trent'anni di lavoro condiviso». Per Aigi, « siamo giunti a questo punto a causa della totale assenza di una ragionevole programmazione che avrebbe potuto mettere in sicurezza le nostre aziende, e per la mancata attivazione concreta del processo di costruzione dei nuovi impianti per la decarbonizzazione. Condizioni, queste, che ci avrebbero permesso di impiegare il nostro personale in regime di continuità lavorativa».  Fim-Cisl, Fiom-Cgil, Uilm e Usb di Taranto chiedono un incontro urgente a Confindustria, Aigi e Confapi per affrontare le criticità che si sono generate nel sistema degli appalti e dell'indotto, dopo il decreto della Corte d'Appello di Milano che prevede la sospensione delle attività dell’area a caldo dell’ex Ilva entro il 28 ottobre. «In attesa del confronto a Palazzo Chigi previsto per l’8 settembre e dell’udienza del 9 settembre, nella quale sarà discussa l'istanza di sospensiva del provvedimento - spiegano i sindacati - crediamo sia necessario avviare un confronto con le parti datoriali al fine di garantire un futuro ai lavoratori e alle stesse aziende dell'appalto ». Fim, Fiom, Uilm e Usb intendono portare il tema dell’indotto al tavolo di confronto con il governo. «Tra le questioni inerenti le prospettive industriali, occupazionali ed ambientali poste all’attenzione del Governo e quindi del confronto che si terrà a Palazzo Chigi, c'è anche il tema dell’appalto», sottolineano le organizzazioni sindacali. «Mentre il governo pensa a fare passerelle e Urso a fare la conta delle presunte manifestazioni di interesse annunciando nuovi investitori, che lo smentiscono dopo poche ore, sulla terra martoriata di Taranto i lavoratori raccolgono i danni amari di 14 anni di vergogna nazionale e di campagne elettorali fatte sulla pelle delle persone. Sono partite infatti le prime procedure di licenziamento collettivo che rischiano di coinvolgere a breve 2.500 lavoratori degli appalti ex Ilva», ha dichiarato Davide Sperti, segretario generale Uilm. «Non vorremmo ricordare il governo più longevo della storia repubblicana come quello che ha chiuso l'Ilva senza offrire alcuna prospettiva occupazionale, industriale e ambientale», scrive la Fiom Cgil Taranto in lettera aperta alla presidente del Consiglio, che oggi festeggia in Puglia il record del governo più stabile.