Una carrozza con intarsi d’oro trainata da quattro cavalli neri, una cerimonia solenne e, secondo la Dda di Lecce, un messaggio di forza rivolto al territorio. È nel funerale dell’ergastolano Angelo Salvatore Vacca, celebrato a Racale nell’agosto del 2024 , che l’accusa individua uno dei segnali della presunta riaffermazione del potere del clan dopo la sua morte. Un potere che, secondo la pm della Dda Giovanna Cannarile, sarebbe stato ereditato dal figlio Vito Paolo Vacca, 31enne di Racale , per il quale ha invocato una condanna a 20 anni di reclusione.  La richiesta è arrivata, al termine della requisitoria davanti alla gup Tea Verderosa, nell’ambito del processo scaturito dall'operazione “Pit Bull”, che coinvolge 30 imputati giudicati con rito abbreviato . Per gli altri le richieste - per un totale di quasi due secoli - arrivano fino a 14 anni: le pene più alte si concentrano tra 11 e 14 anni, mentre le altre vanno dai 7 ai poco più di 10 anni. Per le posizioni meno gravi si scende invece dagli 8 mesi fino ai 6 anni. Secondo la ricostruzione della Dda, l’organizzazione avrebbe operato tra Racale, Taviano, Alliste, Melissano e Gallipoli, occupandosi di traffico e spaccio di droga, estorsioni e controllo armato del territorio . A vario titolo vengono contestati anche l’associazione per delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti con aggravante mafiosa, ricettazione e detenzione illegale di armi. L’inchiesta era partita nel marzo 2022, dopo l’aggressione a un 22enne di Taviano per un debito di 700 euro . Secondo l’accusa, il giovane sarebbe stato picchiato e costretto a rientrare in casa per recuperare il denaro, prima di essere privato delle chiavi dell’auto. L’intervento dei carabinieri aveva interrotto l’azione, facendo scattare la contestazione di tentata estorsione. Da quell’episodio gli investigatori avrebbero ricostruito una rete più ampia, fino al blitz del 30 settembre, quando scattarono 18 arresti . Nell’operazione furono impiegati oltre cento carabinieri, con il supporto dei Cacciatori “Puglia” e delle unità cinofile. Per la Dda, l’intervento avrebbe consentito di colpire una struttura criminale radicata nel Basso Salento.