DALLA NOSTRA CORRISPONDENTE BERLINO - Elif Eralp ha il rossetto rosso e una catenina con la scritta Mietendeckel , tetto agli affitti. E la porterà anche se diventa sindaca? « Na klar », ma certo! Elif Eralp, 45 anni, è a un passo da un’impresa storica, anzi più d’una: diventare la prima sindaca della Linke di Berlino, nonché la prima figlia di immigrati turchi. È la punta di un’ondata rossa — certo, Berlino è da sempre una città di sinistra, la base e cantina di ogni controcultura — che è la versione europea del «neo-socialismo» americano. Qualcuno ha chiamato Eralp la Zohran Mamdani di Berlino , etichetta un po’ stretta, perché la Linke affonda le radici nel suolo tedesco. Però è vero che il sindaco di New York per lei è un modello, perfino un consulente. «Il successo di un socialista democratico a New York — ha detto incontrando i giornalisti stranieri — è un fatto enorme» . Si sono scambiati, ha raccontato, «molte idee» e lo stratega di Mamdani, Morris Katz, è stato a Berlino in aprile per aiutarla a impostare la sua campagna. Da allora sorride di più, è gentile e paziente, un personaggio riconoscibile quando passeggia tra i graffiti di Kreuzberg: «Elif, Elif». A differenza di Zohran, non è un’intrattenitrice, ma «pur sempre una giurista tedesca», come ha detto un membro del suo partito . Anticapitalista lo è per convinzione. Ma il grande tema che ha fatto decollare la Linke a Berlino, issandola al primo posto alle politiche del 2025, è la casa . La Linke non vuole solo mettere un tetto agli affitti — come Mamdani a New York: vuole proprio espropriare i grandi gruppi immobiliari. Se vince, ha promesso che attuerà il referendum del 2021, quando il 57,6% dei votanti berlinesi si schierò per la «socializzazione» dei colossi del real estate . E quindi vorrebbe socializzare anche Vonovia, che possiede 130.000 abitazioni nella capitale ed è quotata alla Borsa di Francoforte. «Un miliardo di euro!», distribuito agli azionisti , ha gridato Eralp da un palco a Neukölln. «Non può essere vero!». Ogni giorno queste aziende fanno profitti «con i nostri affitti, con i nostri redditi, con il nostro lavoro». Proprio la questione casa — ed esproprio — renderà difficile per Eralp governare, dovesse vincere: ora è al 22% davanti alla Cdu con il 20% ( seguono AfD 18% , Verdi 15%, Spd 12%). Perché l’alleata naturale Spd è contraria a queste misure draconiane e «socialiste» . La Linke per ora promette che, sulla consultazione popolare, tirerà dritto: i grandi gruppi potranno possedere e gestire fino a 3.000 abitazioni, tutti gli altri immobili verrebbero trasferiti in una «proprietà collettiva» . Una commissione di esperti, dopo lunghe disamine, ha concluso che la misura sarebbe costituzionale; le stime sui costi variano da 10 ai 30 miliardi di euro. Negli ultimi dieci anni, gli affitti dei berlinesi sono saliti del 77%, trasformando quella che era la capitale low-cost che attraeva come una calamita i giovani, i precari, gli irregolari della moderna bohème, in una «quasi ordinaria» capitale internazionale. «Che cosa c’è di più democratico degli affitti sostenibili?», tuona Eralp. Specie in una capitale dove l’85% delle persone non ha case di proprietà . Rendere la città « bezahlbar », sostenibile, pagabile, dicono i manifesti della Linke. Eralp distribuisce nelle piazze pasti a 3 euro, un purè di patate, un panino, verdure e una banana: la social kitchen è un’altra delle idee. Farete solo fuggire i capitali, ora che sono finalmente arrivati, dicono quelli della Cdu e la Berlino assennata e borghese . Ma Eralp non è una massimalista improvvisatrice, piuttosto una secchiona, che ha superato l’esame di Stato in legge con un punteggio altissimo. Ha origini turche, l’hanno cullata cantandole la nenia «Elif Elif» che gli altoparlanti ai comizi ogni tanto sparano. Ma non è figlia di Gastarbeiter , bensì di un medico socialista e di una formatrice di infermiere, scappati da Istanbul nel 1980 con passaporti falsi dopo l’ennesimo golpe dei generali, per aver salva la vita: passati dalla Jugoslavia, approdati a Monaco. Ha frequentato uno dei migliori licei di Amburgo. È il volto testardo e sorridente — come le ha insegnato lo stratega di Mamdani — di un partito fortemente rinnovato, con lontane e irriconoscibili radici nei post-comunisti dell’Est , votato in massa dai giovani, che in un anno ha raddoppiato gli iscritti, arrivando a 123 mila tesserati. Ragazzi di Berlino, in buona parte non operai.