La prima campanella suona alle 9 del mattino e gli studenti riprenderanno la via di casa alle 18 alternando lo studio nelle aule alla pratica sulle macchine. Da quella scuola, al termine di due anni di studi, usciranno «cloud e AI engineer», «coding AI specialists», «AI security developers» e «Cyber security experts». Siamo nel polo tecnologico di Empoli, cuore della Toscana manifatturiera e benvenuti all'ITS «Prodigi», l’istituto che forma i nuovi professionisti dell'intelligenza artificiale : mestieri che ieri non c'erano e oggi sono richiestissimi, un futuro prossimo venturo dove l’unione tra inglese e codici che governano le macchine formano la nuova lingua franca. «Prodigi» è un acronimo che sta per «Professioni digitali» ma contiene anche un auspicio: che dalla scuola di Empoli possano uscire i talenti informatici del domani. Stiamo parlando di un ITS, vale a dire quel gradino dell’istruzione a cui si accede dopo il diploma di scuola media superiore ma che non è ancora un corso universitario. Gli ITS scaturiscono da fondazioni in cui sono presenti scuole ed enti locali e soprattutto imprese del territorio perché il loro «core business» è proprio fornire figure professionali non solo altamente specializzate ma anche modellate sulle esigenze del tessuto economico. Paola Castellacci, imprenditrice del ramo digitale , presiede la Fondazione alla guida dell’ITS Prodigi, quartier generale a Empoli ma sedi distaccate anche ad Arezzo, Prato, Pisa per un totale di 400 iscritti provenienti dai più disparati percorsi scolastici; la migliore valutazione finale lo scorso anno l’ha ottenuta una ragazza che aveva alle spalle il liceo classico. Catellacci racconta il come e il perché della nascita di questa esperienza: «Siamo giovanissimi, abbiamo cominciato la nostra attività nel 2022 proprio nei giorni in cui Sam Altman scriveva il suo famoso tweet "Today we launched ChatGPT". All’inizio si studiava l’analisi dei dati ma molto rapidamente la situazione è cambiata e i nostri corsi, ad appena quattro anni dal debutto, sono totalmente cambiati. L’intelligenza artificiale ha permeato e contaminato tutti i settori del digitale, è come una nuova grammatica che è impossibile non conoscere e maneggiare». Volendo sintetizzare e traducendo per i profani, l’ITS Prodigi offre tre percorsi didattici. Il primo forma figure che si dedicano all’applicazione di nuovi processi grazie all’AI, in pratica alla preparazione di sviluppatori; il secondo è dedicato a tecnici che lavorano su sistemi più complessi, ad esempio cloud, reti e cybersicurezza. Il terzo e ultimo si dedica invece al digital marketing, alla costruzione di siti web con aspetti che valorizzano doti creative. È uno scenario da vertigine che apre almeno un paio di questioni. La prima: se l’intelligenza artificiale è un territorio largamente inesplorato ancor più lo è la sua didattica. Come si insegna ad usare uno strumento dai confini ancora sconosciuti? «Fondamentale è il rapporto con le aziende che ci sostengono - racconta ancora Paola Castellacci - spetta a loro indicarci di quali figure hanno bisogno e noi agiamo di conseguenza; se l’hanno scolastico inizia a dicembre, mettiamo in cantiere questo lavoro già a partire dal dicembre precedente. Questo significa che di anno in anno modifichiamo la nostra offerta formativa;anche per qauesto motivo il personale docente proviene per iol 60-70% dalle imprese stesse». Il metodo, insomma, è quello dell’apprendimento sul campo. Seconda questione: i big dell’intelligenza artificiale in prima persona hanno messo sul tavolo questioni etiche, si interrogano su fino a che punto si può spingere il progresso di questi sistemi . Sono temi che l’ITS Prodigi affronta? «Assolutamente sì - risponde ancora la presidente -. La sostenibilità, l’etica delle macchine, temi come quello di cui parla l’enciclica di papa Leone XIV non solo vengono studiati ma sono i ragazzi per primi a sollecitarne la conoscenza. Racconto un episodio: organizziamo spesso incontri con manager di grandi aziende come Microsoft o Google. Durante uno di questi, uno studente ha chiesto come poter agire per tutelare la salute mentale dei nuovi professionisti . L’ho trovato un comportamento segno di grande consapevolezza». L’esperienza cha sta maturando a Empoli non è unica nel suo genere ; anche in alrtre regioni d’Italia sono nati corsi tarati sulle esigenze imposte dal boom dell’intelligenza artificiale. Il quadro dentro al quale ci si muove non consente del resto a non indugiare. Una ricerca condotta da Confartigianato ha messo in luce che il mercato del lavoro italiano nel 2025 aveva richiesto 612.000 figure con competenze digitali avanzate ma ben 316.000, la metà, è risultata «di difficile reperimento». Non a caso degli studenti usciti nel 2024 dall’istituto di Empoli quasi il 95% ha trovato un impiego stabile nel giro di un anno. La realtà corre e risulta spesso difficile tenerne il passo: sempre nel 2025 le inserzioni di lavoro per la ricerca di figure con competenze sull’AI sono state 46.000 , appena l’1,4% del totale (più o meno le stesse richieste per chef) ma con un incremento del 93% rispetto all’anno precedente. È solo la proverbiale punta dell’iceberg. Uno studio di Randstad Research avverte che su 22,4 milioni di occupati in Italia, 8,6 milioni sono «ad alta esposizione all’AI» . Il che non significa che verranno spazzati via dalla nuova rivoluzione industriale ma che dovranno perlomeno adeguarsi. E attenzione: la medesima ricerca conclude che il 67% di questa fascia è composto da professionisti con alte competenze : avvocati, commercvialisti, consulenti, manager, specialisti tecnici.
Empoli, nella scuola che forma i nuovi professionisti dell’AI. In classe dalle 9 alle 18, si studia anche etica delle macchine. E il 95% trova subito lavoro
La prima campanella suona alle 9 del mattino e gli studenti riprenderanno la via di casa alle 18 alternando lo studio nelle aule alla pratica sulle macchine. Da quella scuola, al termine di due anni di studi, usciranno «cloud e AI engineer», «coding AI specialists», «AI security developers» e «Cyber security experts». Siamo nel polo tecnologico di Empoli, cuore della Toscana manifatturiera e benvenuti all'ITS «Prodigi», l’istituto che forma i nuovi professionisti dell'intelligenza artificiale : mestieri che ieri non c'erano e oggi sono richiestissimi, un futuro prossimo venturo dove l’unione tra inglese e codici che governano le macchine formano la nuova lingua franca. «Prodigi» è un acronimo che sta per «Professioni digitali» ma contiene anche un auspicio: che dalla scuola di Empoli possano uscire i talenti informatici del domani. Stiamo parlando di un ITS, vale a dire quel gradino dell’istruzione a cui si accede dopo il diploma di scuola media superiore ma che non è ancora un corso universitario. Gli ITS scaturiscono da fondazioni in cui sono presenti scuole ed enti locali e soprattutto imprese del territorio perché il loro «core business» è proprio fornire figure professionali non solo altamente specializzate ma anche modellate sulle esigenze del tessuto economico. Paola Castellacci, imprenditrice del ramo digitale , presiede la Fondazione alla guida dell’ITS Prodigi, quartier generale a Empoli ma sedi distaccate anche ad Arezzo, Prato, Pisa per un totale di 400 iscritti provenienti dai più disparati percorsi scolastici; la migliore valutazione finale lo scorso anno l’ha ottenuta una ragazza che aveva alle spalle il liceo classico. Catellacci racconta il come e il perché della nascita di questa esperienza: «Siamo giovanissimi, abbiamo cominciato la nostra attività nel 2022 proprio nei giorni in cui Sam Altman scriveva il suo famoso tweet "Today we launched ChatGPT". All’inizio si studiava l’analisi dei dati ma molto rapidamente la situazione è cambiata e i nostri corsi, ad appena quattro anni dal debutto, sono totalmente cambiati. L’intelligenza artificiale ha permeato e contaminato tutti i settori del digitale, è come una nuova grammatica che è impossibile non conoscere e maneggiare». Volendo sintetizzare e traducendo per i profani, l’ITS Prodigi offre tre percorsi didattici. Il primo forma figure che si dedicano all’applicazione di nuovi processi grazie all’AI, in pratica alla preparazione di sviluppatori; il secondo è dedicato a tecnici che lavorano su sistemi più complessi, ad esempio cloud, reti e cybersicurezza. Il terzo e ultimo si dedica invece al digital marketing, alla costruzione di siti web con aspetti che valorizzano doti creative. È uno scenario da vertigine che apre almeno un paio di questioni. La prima: se l’intelligenza artificiale è un territorio largamente inesplorato ancor più lo è la sua didattica. Come si insegna ad usare uno strumento dai confini ancora sconosciuti? «Fondamentale è il rapporto con le aziende che ci sostengono - racconta ancora Paola Castellacci - spetta a loro indicarci di quali figure hanno bisogno e noi agiamo di conseguenza; se l’hanno scolastico inizia a dicembre, mettiamo in cantiere questo lavoro già a partire dal dicembre precedente. Questo significa che di anno in anno modifichiamo la nostra offerta formativa;anche per qauesto motivo il personale docente proviene per iol 60-70% dalle imprese stesse». Il metodo, insomma, è quello dell’apprendimento sul campo. Seconda questione: i big dell’intelligenza artificiale in prima persona hanno messo sul tavolo questioni etiche, si interrogano su fino a che punto si può spingere il progresso di questi sistemi . Sono temi che l’ITS Prodigi affronta? «Assolutamente sì - risponde ancora la presidente -. La sostenibilità, l’etica delle macchine, temi come quello di cui parla l’enciclica di papa Leone XIV non solo vengono studiati ma sono i ragazzi per primi a sollecitarne la conoscenza. Racconto un episodio: organizziamo spesso incontri con manager di grandi aziende come Microsoft o Google. Durante uno di questi, uno studente ha chiesto come poter agire per tutelare la salute mentale dei nuovi professionisti . L’ho trovato un comportamento segno di grande consapevolezza». L’esperienza cha sta maturando a Empoli non è unica nel suo genere ; anche in alrtre regioni d’Italia sono nati corsi tarati sulle esigenze imposte dal boom dell’intelligenza artificiale. Il quadro dentro al quale ci si muove non consente del resto a non indugiare. Una ricerca condotta da Confartigianato ha messo in luce che il mercato del lavoro italiano nel 2025 aveva richiesto 612.000 figure con competenze digitali avanzate ma ben 316.000, la metà, è risultata «di difficile reperimento». Non a caso degli studenti usciti nel 2024 dall’istituto di Empoli quasi il 95% ha trovato un impiego stabile nel giro di un anno. La realtà corre e risulta spesso difficile tenerne il passo: sempre nel 2025 le inserzioni di lavoro per la ricerca di figure con competenze sull’AI sono state 46.000 , appena l’1,4% del totale (più o meno le stesse richieste per chef) ma con un incremento del 93% rispetto all’anno precedente. È solo la proverbiale punta dell’iceberg. Uno studio di Randstad Research avverte che su 22,4 milioni di occupati in Italia, 8,6 milioni sono «ad alta esposizione all’AI» . Il che non significa che verranno spazzati via dalla nuova rivoluzione industriale ma che dovranno perlomeno adeguarsi. E attenzione: la medesima ricerca conclude che il 67% di questa fascia è composto da professionisti con alte competenze : avvocati, commercvialisti, consulenti, manager, specialisti tecnici.

RELATED SIGNALS
Latest Trending News
SOURCE TRANSPARENCY