Non ce ne sarà un’altra come lei. Con quell’energia, quella caparbietà, impertinenza, volontà, eleganza e alla fine non ce ne sono abbastanza di aggettivi per descrivere una donna che ha sovvertito tutti gli schemi e preso a pugni il perbenismo. Bastano però due parole: Emma Bonino. Ci lascia oggi a 78 anni. Quel microcitoma polmonare che l’aveva colpita a gennaio del 2015 era stato annientato dalle cure chemioterapiche, ma l’aggressione ai polmoni era continuata, uno stillicidio quotidiano. Emma però non aveva mai smesso di fumare , nonostante quel tumore al polmone sinistro che l’aveva portata al primo ricovero , un anno fa, un'insufficienza respiratoria che le strozzava il fiato in gola, tenendo tutti noi con il fiato sospeso. «Non voglio prediche, voglio vivere così», ripeté quando tornata a casa la prima cosa che fece fu accendere la sigaretta e il computer, nello stesso tempo. Non ha accettato consigli da nessuno . La sigaretta è rimasta per sempre la prosecuzione delle sue dita. È stata radicale nell’animo, nello spirito. Lei come il suo sodale di una vita, Marco Pannella , anche lui aveva continuato a fumare, nonostante la sua stessa malattia. Una sigaretta via l’altra, nessuna interruzione, nemmeno quando l’ossigeno le era diventato indispensabile per respirare. Ha voluto giocare a dadi con il destino. Ha perso troppo presto. Bisognava conoscerla per capire. Neanche troppo a fondo, la sua indomabile determinazione è stata il suo marchio di fabbrica, sempre visibile. Quando a Radio Radicale annunciò il suo microcitoma, lo fece mantenendo immobile il suo tono di voce assertivo. Era ministro del governo di Enrico Letta, all’epoca. «Un ospite indesiderato si è piantato nel mio polmone sinistro», disse semplicemente. E continuò la sua vita pubblica. Quando cominciò la chemioterapia inaugurò la moda del turbante. I capelli cadevano e lei ornava la testa con turbanti mediorientali pieni di colore. Durò sei mesi la chemioterapia, otto anni le cure. Nel 2023 annunciò la remissione completa del suo tumore. Tutti noi che le abbiamo voluto bene ricominciammo a respirare insieme a lei. Una serenità interrotta di nuovo alla fine del 2024, sempre le conseguenze di quel maledetto tumore, anche quella volta venne ricoverata in terapia intensiva. Tornata nella sua splendida casa a Campo de' Fiori la prima cosa che fece fu quella di accendere la sigaretta e il computer, nello stesso tempo. Inutilmente Carla, la sua ombra degli ultimi suoi anni di vita, provò a dissuaderla. Non si può dissuadere una tigre. Pochi giorni dopo papa Francesco suonò al suo portone, iconica e immortale la foto di loro due sulla terrazza assolata, uno di fronte all’altra tutti e due seduti su una sedia a rotelle , un raggio di sole a immortalare la scena. Era convintamente laica ma amica del papa. Dopo la visita del Santo Padre ai giornali Emma raccontò, ironica: « Francesco si è informato della mia salute, mi ha incoraggiata, mi ha detto: tieni duro perché poi l’erba cattiva non muore mai». Non avrebbe amato la retorica dei necrologi. Proviamo a ricordarla con il sorriso. Non che lei fosse prodiga di sorrisi, centellinati anche nell’album storico delle fotografie sui rotocalchi e sui giornali. Ma a ripercorrere i fotogrammi della sua vita di motivi per sorridere se ne trovano tanti, complice quel piglio smitizzante che ha attraversato ogni impegno della sua carriera. Quando fu eletta Commissario europeo, con delega anche alla Pesca, quel piglio raggiunse uno dei suoi picchi di sarcasmo: «Io, comunque tra pescatori e pesci, sto con i pesci». Lei con i pesci ci parlava sott’acqua, aveva cominciato a fare immersioni per combattere una forma subdola di depressione. Emma aveva quarantasei anni quando arrivò a Bruxelles pronta a sdrammatizzare il rigore delle istituzioni europee, in Italia lo aveva già fatto vent’anni prima, eletta deputata per la prima volta grazie ai voti dei Radicali. Il Parlamento negli anni Settanta non era come oggi, donne giovani che vengono elette non sono più una notizia. In quel 1976 a Emma Bonino sarebbe bastato varcare la soglia della Camera dei deputati per conquistare i titoloni sui quotidiani. Lei volle andare oltre. Nel palazzo di Montecitorio ci entrò con la gonnellona a fiori, gli zoccoli ai piedi, la borsa di paglia, la sigaretta tra le dita, e ci volle l’indulgenza paterna di Sandro Pertini per un perdono benevolo: « È il monello di Montecitorio », decretò. E a suo modo monella lei ci è rimasta fino all’ultimo. Sempre contro. Sempre sulle barricate. C’è bisogno di ricordare le sue battaglie storiche per il divorzio e l’aborto? Fanno parte della storia di questo Paese. Nella cronaca il suo impegno era focalizzato a conquistare la legalizzazione della cannabis, i diritti umani, l’eutanasia, i diritti dei migranti. Per la battaglia in favore dell’aborto Emma mise in gioco se stessa, il dolore del suo aborto clandestino, all’epoca punito con il carcere. Lei si consegnò alle forze dell’ordine, voleva farsi arrestare. Voleva che si parlasse del suo arresto. Chiamò sua madre Catterina per farglielo sapere. Lei imperturbabile: «Peccato, Emma, che ti arrestino, proprio oggi, tuo fratello si fidanza». Il Dna non è acqua fresca. A questo punto diventa difficile andare avanti a raccontare l’epopea di Bonino, alto è il rischio di lasciare fuori qualcosa d’importante . Difficile stare dietro alla sua vita, alle sue missioni in Sierra Leone, alla sua vita al Cairo per studiare l’arabo, alle sue trasferte nel mondo in difesa dei diritti, in Somalia, in Polonia, in Ruanda, in Uganda. Ci vorrebbe un libro soltanto per raccontare il suo rapporto con Marco Pannella.  «Per generazioni e gusti sessuali io e Pannella non ci siamo sentiti attratti. Ma a modo nostro è comunque amore», raccontò lei in un’intervista alcuni anni prima che quel rapporto simbiotico esplodesse. O forse implodesse. Inevitabilmente. Successe sul finire dell’esistenza di Pannella, «Spina di pesce», come Francesco De Gregori lo aveva soprannominato a causa dei suoi ripetuti digiuni. Gli stessi digiuni che resero sottile il corpo di Emma. A Roma era arrivata poco più che ventenne dalla sua natìa Bra, provincia di Cuneo, con addosso sessantacinque chili e un’ingenuità che si sarebbe polverizzata, giusto il tempo di entrare in contatto con i Radicali. « Ero una contadina rotonda», disse di se stessa in un’altra delle sue interviste mai banali e sempre ironiche . All’inizio della sua carriera in quelle interviste si lasciò andare, a considerazioni private sull’amore («ha un posto molto importante nella mia vita»), sulla fedeltà («è possibile ma difficile»), sul rapporto di coppia («non sono per la coppia, non lo sono per la convivenza»). In seguito scavare nel suo intimo sarebbe diventato impossibile. A domande insidiose opponeva sempre la stessa risposta: «Il personale è politico, il privato non è pubblico» . Si sciolse solo una volta, a maggio del 2023, quando morì Roberto Cicciomessere: « È stato il mio primo grande amore », rivelò spiazzando i cronisti giovani che il suo lato sentimentale non lo avevano mai conosciuto. Era stata sempre dissacrante, fino ad allora. Tranciante: «Figli non ne ho mai voluti avere. Sono incapace di accettare il per sempre». Rugiada e Aurora entrarono nella sua vita soltanto in affido. Quelle due bimbe figlie di famiglie problematiche le regalarono per qualche anno frammenti di maternità e al momento del distacco le provocarono un dolore fuori da ogni programma. Ma anche quel dolore finì sepolto sotto l’impegno politico che Emma portò avanti con un’innata disinvoltura. Destra, sinistra, centro. Ministro con Prodi. Ministro con Berlusconi. Le hanno dato della «cambia casacca» e dell’opportunista, ma lei ha sempre alzato le spalle: i diritti civili erano la sua stella polare, non i partiti. Glielo aveva insegnato Pannella e non si può che constatare che quel suo atteggiamento ebbe la meglio, se ricordiamo l’appello che venne fatto nel 1999 per candidarla al Quirinale, la prima donna nella storia. A sponsorizzare la sua corsa verso il Colle nomi di cittadini qualsiasi e di peso, nei più svariati settori: da Bernardo Bertolucci Marco Tardelli, passando per Krizia, Alessandro Gassman, Oliviero Toscani, Gore Vidal, Claudia Cardinale, Zeudi Araya, Antonio Baldassarre. Un coro unanime e