DALLA NOSTRA INVIATA UDDEVALLA (SVEZIA) - Il menu del sindaco, che ci invita a pranzo, è quasi trumpiano: bistecca, patatine, pane imburrato. Si chiama husmanskost , ed è la cucina casalinga svedese a base di polpette, patate e panna. Qui a Uddevalla, 57 mila abitanti attorno a un fiordo a nord di Göteborg, è una scelta politica . Martin Pettersson, ex costruttore, tesserato ai Democratici Svedesi dal 2013, a capo della giunta dal 2022, in corsa al voto di domenica per un secondo mandato, dice di aver voluto «risolvere i problemi più urgenti della città». Il reddito medio è di 3 mila euro al mese, i crimini sono sotto la media nazionale (tranne i reati sessuali: 160 nel 2025, quasi tutti tra le mura di casa), il sentiero sulla costa «la passeggiata più bella di Svezia» per una classifica social: di che problemi parlerà? «I menu a scuola. I bambini avanzavano tutto». Sottinteso: i menu vegani e halal . Uddevalla è nota in Svezia come «vetrina» del partito più a destra del Parlamento, gli Sverigedemokraterna , dalle radici ben piantate in movimenti neonazisti del dopoguerra come il partito del Reich nordico, i cui leader chiamavano a casa degli ebrei per minacciarli e ancora nel 1996 si radunavano in uniforme per roghi di libri. Jimmy Åkesson, leader dal 2005 , ha fatto pulizia: i Democratici Svedesi sono in Parlamento dal 2010, e hanno come simboli un fiorellino e un’ape che valgono loro il 18-19% negli ultimi sondaggi. Se dal voto di domani uscirà vincente la coalizione di centrodestra, ora al governo, sarà grazie a loro, che in queste elezioni ne sono il primo partito. Finora, in nome di un «cordone sanitario» analogo a quello che in Germania vige per l’ultradestra di AfD , sono stati esclusi dall’esecutivo, ma hanno dato al conservatore Ulf Kristersson il loro appoggio esterno nell’accordo di Tidö del 2022. Dovesse vincere di nuovo, Kristersson ha promesso di prenderli a bordo. Sarebbe la prima volta al governo di un partito con radici neonaziste. Non è detto che accada . Il vantaggio del blocco di centrosinistra, guidato dai Socialdemocratici (27-29%), si è assottigliato durante la campagna elettorale , ma gli ultimi sondaggi danno la coalizione di centrosinistra tra il 49,3% e il 50,8%, e quella di centrodestra tra il 47,6% e il 49%. I Democratici Svedesi amministrano già una dozzina di comuni. Tra questi, il più grosso è Uddevalla . È finito sui giornali — «la maggioranza dei giornalisti tende a sinistra, si sa» — perché Pettersson ha reintrodotto lo husmanskost nelle mense di scuola. «I musulmani sono scontenti perché c’è il maiale», ammette Pettersson, «ma che vuol dire? Ci sono bambini a cui non piace il pesce, e a volte si trovano il pesce». Nella tranquilla città sul fiordo ha fatto notizia la settimana scorsa una studentessa dalla pelle scura che dal chiosco elettorale dei DS è scappata in lacrime. Stessa storia per le case di riposo: «Ai nostri anziani non possono badare persone che a malapena sanno lo svedese. Ci sono state confusioni nei pronomi per cui alcuni pazienti sono morti». Di morti per cattivo svedese nelle cronache non c’è traccia; ma Pettersson ha introdotto test di lingua per i dipendenti delle case di riposo . Il 10% che non li ha passati ha perso il lavoro. A Uddevalla vivono 13 mila tra stranieri e cittadini «con background straniero», cioè nati in Svezia da due stranieri; è il 23% della popolazione. In Svezia è il 27,7%. I Democratici Svedesi hanno concentrato contro di loro la campagna elettorale, affiggendo nelle stazioni cartelli con volti di cittadini somali e lo slogan «Ti manca Mogadiscio? Ci puoi tornare» . I poster sono stati rimossi quasi subito, ma l’iniziativa a cui facevano riferimento non era un’idea degli Sverigedemokraterna : il governo svedese guidato dal conservatore Ulf Kristersson offre circa 35 mila euro a ogni straniero non europeo che voglia ritornarsene a casa sua . Finora hanno accettato in 171. Ma i piani sono di offrire somme simili anche agli stranieri con cittadinanza svedese, se accettano di rinunciarvi. «Guardi che noi sull’immigrazione abbiamo posizioni ormai di centro», insiste il sindaco di Uddevalla. «Le hanno prese da noi tutti gli altri. Ma i cittadini tendono a dare fiducia a chi per primo si è occupato di un tema, e quelli siamo noi». Dice il vero. Nel 2015, quando la Germania di Angela Merkel accolse quasi un milione di profughi in fuga dalla Siria, la Svezia fu travolta da 160 mila richieste d’asilo. I volontari si affollavano sui moli della Scania — regione dove ora i consensi ai DS superano il 40% — per offrire vestiti e aiuti a chi sbarcava. Ma l’impatto fu enorme . I Democratici Svedesi iniziarono una campagna feroce, a cui si accompagnò un’ondata di violenza anonima, con centri per richiedenti asilo dati alle fiamme. Il governo svedese, di centrosinistra, accettò un accordo di larghe intese per chiudere i confini. Dal 2022, il governo Kristersson ha ristretto ancora le politiche migratorie. Le espulsioni — anche di bambini — sono quotidiane: «Non possiamo cambiare le leggi per migliorare il destino di questo e di quello», si difende Kristersson. In questo senso, per i più critici del governo — e i nostalgici degli anni in cui la Svezia accoglieva dissidenti dalle dittature del mondo — è come se i Democratici Svedesi governassero gi à.
Elezioni in Svezia, l’ombra dell’estrema destra. Parola d’ordine: no stranieri. I Democratici puntano a entrare per la prima volta nel governo
DALLA NOSTRA INVIATA UDDEVALLA (SVEZIA) - Il menu del sindaco, che ci invita a pranzo, è quasi trumpiano: bistecca, patatine, pane imburrato. Si chiama husmanskost , ed è la cucina casalinga svedese a base di polpette, patate e panna. Qui a Uddevalla, 57 mila abitanti attorno a un fiordo a nord di Göteborg, è una scelta politica . Martin Pettersson, ex costruttore, tesserato ai Democratici Svedesi dal 2013, a capo della giunta dal 2022, in corsa al voto di domenica per un secondo mandato, dice di aver voluto «risolvere i problemi più urgenti della città». Il reddito medio è di 3 mila euro al mese, i crimini sono sotto la media nazionale (tranne i reati sessuali: 160 nel 2025, quasi tutti tra le mura di casa), il sentiero sulla costa «la passeggiata più bella di Svezia» per una classifica social: di che problemi parlerà? «I menu a scuola. I bambini avanzavano tutto». Sottinteso: i menu vegani e halal . Uddevalla è nota in Svezia come «vetrina» del partito più a destra del Parlamento, gli Sverigedemokraterna , dalle radici ben piantate in movimenti neonazisti del dopoguerra come il partito del Reich nordico, i cui leader chiamavano a casa degli ebrei per minacciarli e ancora nel 1996 si radunavano in uniforme per roghi di libri. Jimmy Åkesson, leader dal 2005 , ha fatto pulizia: i Democratici Svedesi sono in Parlamento dal 2010, e hanno come simboli un fiorellino e un’ape che valgono loro il 18-19% negli ultimi sondaggi. Se dal voto di domani uscirà vincente la coalizione di centrodestra, ora al governo, sarà grazie a loro, che in queste elezioni ne sono il primo partito. Finora, in nome di un «cordone sanitario» analogo a quello che in Germania vige per l’ultradestra di AfD , sono stati esclusi dall’esecutivo, ma hanno dato al conservatore Ulf Kristersson il loro appoggio esterno nell’accordo di Tidö del 2022. Dovesse vincere di nuovo, Kristersson ha promesso di prenderli a bordo. Sarebbe la prima volta al governo di un partito con radici neonaziste. Non è detto che accada . Il vantaggio del blocco di centrosinistra, guidato dai Socialdemocratici (27-29%), si è assottigliato durante la campagna elettorale , ma gli ultimi sondaggi danno la coalizione di centrosinistra tra il 49,3% e il 50,8%, e quella di centrodestra tra il 47,6% e il 49%. I Democratici Svedesi amministrano già una dozzina di comuni. Tra questi, il più grosso è Uddevalla . È finito sui giornali — «la maggioranza dei giornalisti tende a sinistra, si sa» — perché Pettersson ha reintrodotto lo husmanskost nelle mense di scuola. «I musulmani sono scontenti perché c’è il maiale», ammette Pettersson, «ma che vuol dire? Ci sono bambini a cui non piace il pesce, e a volte si trovano il pesce». Nella tranquilla città sul fiordo ha fatto notizia la settimana scorsa una studentessa dalla pelle scura che dal chiosco elettorale dei DS è scappata in lacrime. Stessa storia per le case di riposo: «Ai nostri anziani non possono badare persone che a malapena sanno lo svedese. Ci sono state confusioni nei pronomi per cui alcuni pazienti sono morti». Di morti per cattivo svedese nelle cronache non c’è traccia; ma Pettersson ha introdotto test di lingua per i dipendenti delle case di riposo . Il 10% che non li ha passati ha perso il lavoro. A Uddevalla vivono 13 mila tra stranieri e cittadini «con background straniero», cioè nati in Svezia da due stranieri; è il 23% della popolazione. In Svezia è il 27,7%. I Democratici Svedesi hanno concentrato contro di loro la campagna elettorale, affiggendo nelle stazioni cartelli con volti di cittadini somali e lo slogan «Ti manca Mogadiscio? Ci puoi tornare» . I poster sono stati rimossi quasi subito, ma l’iniziativa a cui facevano riferimento non era un’idea degli Sverigedemokraterna : il governo svedese guidato dal conservatore Ulf Kristersson offre circa 35 mila euro a ogni straniero non europeo che voglia ritornarsene a casa sua . Finora hanno accettato in 171. Ma i piani sono di offrire somme simili anche agli stranieri con cittadinanza svedese, se accettano di rinunciarvi. «Guardi che noi sull’immigrazione abbiamo posizioni ormai di centro», insiste il sindaco di Uddevalla. «Le hanno prese da noi tutti gli altri. Ma i cittadini tendono a dare fiducia a chi per primo si è occupato di un tema, e quelli siamo noi». Dice il vero. Nel 2015, quando la Germania di Angela Merkel accolse quasi un milione di profughi in fuga dalla Siria, la Svezia fu travolta da 160 mila richieste d’asilo. I volontari si affollavano sui moli della Scania — regione dove ora i consensi ai DS superano il 40% — per offrire vestiti e aiuti a chi sbarcava. Ma l’impatto fu enorme . I Democratici Svedesi iniziarono una campagna feroce, a cui si accompagnò un’ondata di violenza anonima, con centri per richiedenti asilo dati alle fiamme. Il governo svedese, di centrosinistra, accettò un accordo di larghe intese per chiudere i confini. Dal 2022, il governo Kristersson ha ristretto ancora le politiche migratorie. Le espulsioni — anche di bambini — sono quotidiane: «Non possiamo cambiare le leggi per migliorare il destino di questo e di quello», si difende Kristersson. In questo senso, per i più critici del governo — e i nostalgici degli anni in cui la Svezia accoglieva dissidenti dalle dittature del mondo — è come se i Democratici Svedesi governassero gi à.

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