«La mia vita? Come quella di un’equilibrista che cammina sul filo». Sorride Donatella Chiari, che si divide tra il lavoro a Firenze e la famiglia a Caserta . È tra i venticinque funzionari del processo, in servizio al tribunale di Firenze, reclutati a tempo determinato con fondi Pnrr e in attesa di stabilizzazione. In tutta Italia sono 1600 dipendenti che rischiano dal prossimo 1 ottobre di ritornare a casa, se il Ministero della Giustizia non rinnova il contratto. Donatella, 37 anni, laurea in giurisprudenza, master in scienze giuridiche, separata dal marito, con una figlia di 5 anni, è stata assunta nel giugno 2025 e attualmente affianca i magistrati addetti alla sezione specializzata dell’immigrazione. «Vinto il concorso — racconta — speravo di essere assunta in Campania per restare con la mia bambina ma i soli posti disponibili erano fuori regione». È pronta a fare i salti mortali, per conciliare maternità e lavoro. «Il lavoro mi appassiona — sottolinea — sento di far parte di quel complesso meccanismo che fa procedere la macchina della giustizia. E se si muove bene dipende anche da me». Nell’ultimo anno e mezzo, come i suoi colleghi, ha affiancato il giudice scrivendo bozze di sentenze e ha svolto attività amministrativa per far sì che quelle sentenze, penali o civili, arrivassero a imputati, parti offese, attori e convenuti. «Per seguire mia figlia faccio la pendolare — spiega Donatella – una settimana sono al tribunale di Firenze e tre in quello di Napoli Nord , in costante e stretto collegamento con l’ufficio giudiziario del capoluogo toscano». Donatella è partita lunedì alle 5.40 dalla stazione di Napoli Afragola e alle 9 era già alla scrivania, al palazzo di giustizia in viale Guidoni. Le spese sono il tasto dolente: «Ogni mese, all’esborso per i biglietti ferroviari — almeno 100 euro se riesco a prenotare le tariffe più convenienti — si aggiunge l’affitto di una stanza, in appartamento condiviso con una collega e il figlio, 450 euro. Inoltre, c’è la retta della scuola elementare per la bambina a cui vanno sommate le spese per la casa di Caserta. Lo stipendio di un funzionario del processo si aggira intorno a 1900 euro. Cosa rimane? ». L’inizio è stato duro: nei primi otto mesi la funzionaria, per quattro giorni era in servizio in Toscana e gli altri tre a Napoli Nord. «A Firenze ho dormito in hotel e negli studentati, almeno 80 euro a notte, spendendo cifre da capogiro. Quando gli alberghi registravano il tutto esaurito, le colleghe fiorentine mi hanno accolto in casa ». Donatella non si è mai persa d’animo: orfana di padre a 16 anni («morto in un incidente stradale») brillante a scuola, finito il liceo, per mantenersi all’università, ha cantato alle feste di paese e ai matrimoni («100 euro a evento») e lavorato in farmacia. Dopo la laurea, si è data da fare con ripetizione di diritto agli studenti e correzione di tesi. L’esame per diventare avvocato è saltato per la nascita della figlia. «È il mio unico amore — dice fiera Donatella — quando parto mette il broncio, ma spero col tempo capisca che lo faccio per lei: bisogna essere autonomi nella vita. Mio marito voleva facessi la mamma a tempo pieno, non mi ha supportato nella scelta del lavoro . Il matrimonio è finito, ma siamo in buoni rapporti». Tocca a Donatella organizzare la settimana della bambina, dal pulmino che la porta a scuola alle altre attività. «Chi te lo fa fare?» chiedono colleghi e amici. «Quando mia figlia ha la febbre a 40 — ammette — vorrei mollare tutto per tornare da lei. Ma senza lavoro, come si campa?». Portare la bambina a Firenze? «La strapperei all’affetto della nonna e del padre e non sopporterei vederla soffrire. Poi la citta è cara e con un contratto da precaria non si progetta il futuro». Sorride pensando alle battute dei colleghi: «Dicono che ambisco al posto fisso, come il personaggio di Checco Zalone. È vero!». Nessuna donna dovrebbe essere costretta a scegliere tra il lavoro e i propri figli. «Voglio essere una buona mamma e una efficiente dipendente dello Stato. Non rinuncio a ciò che ho costruito finora con fatica» ripete Donatella. Intanto il tempo corre e il prossimo 30 settembre rischia di essere l’ultimo giorno di lavoro. Per lei e altri 1600 funzionari.
Donatella, pendolare della Giustizia tra Caserta e Firenze (con una figlia di 5 anni): «Tra affitto e treni, dello stipendio rimane poco. Da precari non si progetta il futuro»
«La mia vita? Come quella di un’equilibrista che cammina sul filo». Sorride Donatella Chiari, che si divide tra il lavoro a Firenze e la famiglia a Caserta . È tra i venticinque funzionari del processo, in servizio al tribunale di Firenze, reclutati a tempo determinato con fondi Pnrr e in attesa di stabilizzazione. In tutta Italia sono 1600 dipendenti che rischiano dal prossimo 1 ottobre di ritornare a casa, se il Ministero della Giustizia non rinnova il contratto. Donatella, 37 anni, laurea in giurisprudenza, master in scienze giuridiche, separata dal marito, con una figlia di 5 anni, è stata assunta nel giugno 2025 e attualmente affianca i magistrati addetti alla sezione specializzata dell’immigrazione. «Vinto il concorso — racconta — speravo di essere assunta in Campania per restare con la mia bambina ma i soli posti disponibili erano fuori regione». È pronta a fare i salti mortali, per conciliare maternità e lavoro. «Il lavoro mi appassiona — sottolinea — sento di far parte di quel complesso meccanismo che fa procedere la macchina della giustizia. E se si muove bene dipende anche da me». Nell’ultimo anno e mezzo, come i suoi colleghi, ha affiancato il giudice scrivendo bozze di sentenze e ha svolto attività amministrativa per far sì che quelle sentenze, penali o civili, arrivassero a imputati, parti offese, attori e convenuti. «Per seguire mia figlia faccio la pendolare — spiega Donatella – una settimana sono al tribunale di Firenze e tre in quello di Napoli Nord , in costante e stretto collegamento con l’ufficio giudiziario del capoluogo toscano». Donatella è partita lunedì alle 5.40 dalla stazione di Napoli Afragola e alle 9 era già alla scrivania, al palazzo di giustizia in viale Guidoni. Le spese sono il tasto dolente: «Ogni mese, all’esborso per i biglietti ferroviari — almeno 100 euro se riesco a prenotare le tariffe più convenienti — si aggiunge l’affitto di una stanza, in appartamento condiviso con una collega e il figlio, 450 euro. Inoltre, c’è la retta della scuola elementare per la bambina a cui vanno sommate le spese per la casa di Caserta. Lo stipendio di un funzionario del processo si aggira intorno a 1900 euro. Cosa rimane? ». L’inizio è stato duro: nei primi otto mesi la funzionaria, per quattro giorni era in servizio in Toscana e gli altri tre a Napoli Nord. «A Firenze ho dormito in hotel e negli studentati, almeno 80 euro a notte, spendendo cifre da capogiro. Quando gli alberghi registravano il tutto esaurito, le colleghe fiorentine mi hanno accolto in casa ». Donatella non si è mai persa d’animo: orfana di padre a 16 anni («morto in un incidente stradale») brillante a scuola, finito il liceo, per mantenersi all’università, ha cantato alle feste di paese e ai matrimoni («100 euro a evento») e lavorato in farmacia. Dopo la laurea, si è data da fare con ripetizione di diritto agli studenti e correzione di tesi. L’esame per diventare avvocato è saltato per la nascita della figlia. «È il mio unico amore — dice fiera Donatella — quando parto mette il broncio, ma spero col tempo capisca che lo faccio per lei: bisogna essere autonomi nella vita. Mio marito voleva facessi la mamma a tempo pieno, non mi ha supportato nella scelta del lavoro . Il matrimonio è finito, ma siamo in buoni rapporti». Tocca a Donatella organizzare la settimana della bambina, dal pulmino che la porta a scuola alle altre attività. «Chi te lo fa fare?» chiedono colleghi e amici. «Quando mia figlia ha la febbre a 40 — ammette — vorrei mollare tutto per tornare da lei. Ma senza lavoro, come si campa?». Portare la bambina a Firenze? «La strapperei all’affetto della nonna e del padre e non sopporterei vederla soffrire. Poi la citta è cara e con un contratto da precaria non si progetta il futuro». Sorride pensando alle battute dei colleghi: «Dicono che ambisco al posto fisso, come il personaggio di Checco Zalone. È vero!». Nessuna donna dovrebbe essere costretta a scegliere tra il lavoro e i propri figli. «Voglio essere una buona mamma e una efficiente dipendente dello Stato. Non rinuncio a ciò che ho costruito finora con fatica» ripete Donatella. Intanto il tempo corre e il prossimo 30 settembre rischia di essere l’ultimo giorno di lavoro. Per lei e altri 1600 funzionari.

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