Il grande labaro nero davanti al castello, la Rocca Meli Lupi, ricorda che il paese e i suoi abitanti sono in lutto per la scomparsa a 85 anni del Principe Diofebo Meli Lupi di Soragna, marchese, Grande di Spagna, Principe del Sacro Romano Impero. Dietro i titoli nobiliari per elencare i quali servirebbe un articolo intero, c’è la storia di un uomo e di un paese che avrebbero meritato un capitolo a parte nel Mondo Piccolo di Giovannino Guareschi, un’altra istantanea del mondo della Bassa, la vita di un paese e del suo principe, di una comunità e del suo castello. L’avventura terrena del Principe, laureato in Scienze Politiche alla Cattolica di Milano e con frequentazioni giovanili della City di Londra poteva svolgersi in giro per il mondo e invece dopo la morte del padre tornò a Soragna e lì ha vissuto tutta la vita: diceva di sentirsi un agricoltore e il legame con la terra e con la sua gente ha vinto su ogni altra tentazione e avventura.  Soragna era un po’ più noiosa di Londra, un paese di quattro mila anime, qualche fabbrica e campi infiniti di foraggio per dare da mangiare alle mucche dal cui prezioso latte si ricavava e si ricava il Parmigiano-Reggiano. Filari di pioppi infiniti, umidità d’estate e freddo d’inverno, a poche curve dalla casa Natale di Giovannino Guareschi e Giuseppe Verdi e dal podere delle Piacentine, set di «Novecento» di Bertolucci, Lambrusco per innaffiare vittorie e sconfitte, un bel centro storico e poco altro. Questo è stato il set della vita del Principe Diofebo Meli Lupi: in sella alla bicicletta, partite a carte, ricevimenti, matrimoni, feste, ricorrenze, un Principe del popolo si può dire in un certo modo. In un piccolo slargo del paese ci sono la chiesa, la sede del Comune e la Rocca con il sindaco, il parroco e il Principe a pochi metri uno dall’altro. Per gli abitanti quella era una storia da raccontare e il castello, scrigno di opere preziose, un orgoglio da condividere con i forestieri. Ma per raccontare chi era veramente il Principe Diofebo Meli Lupi c’è un piccolo particolare che manca: al castello, come nelle favole, abitava anche un fantasma, il fantasma di Donna Cenerina. Trattasi in realtà di Cassandra Marinoni, consorte del marchese Diofebo II Meli Lupi, uccisa a coltellate nel lontano 1573. Da allora, per vendicarsi probabilmente, il suo fantasma si manifesta, con sbatter di porte e finestre, per annunciare un’imminente tragedia del casato. La leggenda viene raccontata a tutti gli alunni delle scuole e fino a una certa età i ragazzini del paese stanno lontano dal castello, soprattutto di sera: non si sa mai che ci sia il fantasma di Donna Cenerina. Il Principe credeva alla leggenda e in qualche intervista dichiarò che gli aveva salvato la vita diverse volte. Se chiedi all’IA, che non ha il dono dell’ironia e non conosce la Bassa parmense, ti prende sul serio e ti dice che il fantasma non ha realmente salvato la vita al Principe.  Ma tutti quelli che sono stati lì in mezzo a quelle nebbie invernali che offuscano la vista e spostano il confine tra finzione e reale continueranno a credere al Principe: il fantasma esiste e non si limita a spaventare i più piccoli, ma protegge la vita del paese, molto trasformato negli anni ma immutabile nei secoli in quello scorcio tra il castello, il Comune e la Chiesa.