ROMA - Non una lettera, non un messaggio. Denise Cosco, figlia di quella Lea Garofalo che sfidò la ’ndrangheta pagando con la vita, lascia dietro di sé poche tracce di una vita solitaria e, forse, già stanca. Una zia, Marisa, si è presa la briga di diffonderne la foto , in memoria del suo sguardo, consapevole eppure inconsolabile. Tra le mani, una maglietta azzurra in ricordo di Lea, origine e fine di tutto: «Posso postare le tue foto senza paura, mostrare il tuo volto e i tuoi occhi bellissimi», ha scritto. Una vita breve, vissuta alla maniera di un epitaffio contro le leggi criminali che, in qualche luogo, sostituiscono il diritto di famiglia e gli affetti primari. Il suicidio della ragazza (aveva compiuto 35 anni) obbliga ora a rileggere il sacrificio della mamma, la testimone dell’Antimafia uccisa su ordine del marito in seguito al suo contributo contro la ’ndrangheta. Ricostruire la morte di Denise sarà una scommessa. Il procuratore capo di Velletri, Carlo Villani, sta facendo i conti con le prime difficoltà. L’assenza, appunto, di qualcosa di scritto che metta a fuoco i motivi del gesto. Pochissimo trapela, eccetto che la ragazza era impiegata in un ministero e da sempre assai riservata. L’autopsia sul corpo dirà qualcosa in più. Denise si è gettata dalla finestra della sua abitazione ad Ariccia mentre era sola. Segni incompatibili con questa prima ricostruzione dei fatti saranno approfonditi con cura. Aveva uno smartphone che sarà sottoposto ad analisi da parte di un consulente della magistratura. Numeri, memoria, documenti, eventuali chat : tutto potrebbe tornare utile. Per comprendere la verità si punta, poi, ad acquisire la testimonianza del compagno , un coetaneo che i pm hanno già contattato e che, a breve, sarà sentito come «persona informata sui fatti». Le sue parole potrebbero offrire spunti investigativi importanti. Nell’inchiesta — si ipotizza l’istigazione al suicidio — non vi sono ancora indagati. Il suo gesto disperato ha destato grande rammarico e lo sgomento dei più impegnati. Don Luigi Ciotti dà voce a quanti vogliono ricordarla dignitosamente: «Denise sia seppellita assieme a sua madre». Lea Garofalo è sepolta a Milano e il suo corpo, bruciato e smembrato, fu ritrovato in un capannone a Monza. In omaggio al suo percorso quale testimone dell’Antimafia è intervenuto il presidente dell’associazione che riunisce i testimoni di giustizia, Ignazio Cutrò: «Il suo gesto fa capire la nostra solitudine, la premier ci dimostri che siamo figli di questo Stato una volta per tutte». Mentre dalla vicepresidenza della Cei, monsignor Francesco Savino invita a riflettere: «Chiediamo perdono a Denise se siamo venuti meno ad atteggiamenti propositivi o di accompagnamento alla sua persona, sia come società civile che come Chiesa». Sgomento anche dall’ Anm : «La sua scomparsa faccia riflettere sull’impegno istituzionale che ancora è necessario per la lotta alle mafie». Mentre la senatrice pd Enza Rando parla di Denise come di una superstite: «Ha vissuto in equilibrio su un filo teso tra la luce e il peso del passato. La sua tragedia è un monito per tutti». Infine il commento della presidente della Commissione Antimafia, Chiara Colosimo : «Se da domani i nomi Garofalo e Cosco non saranno più i nomi di mafiosi è perché due donne sono state capaci di portarli in altri luoghi liberi».
Denise Cosco morta suicida, la zia svela il suo volto: «Avevi occhi bellissimi». L'inchiesta per istigazione al suicidio
ROMA - Non una lettera, non un messaggio. Denise Cosco, figlia di quella Lea Garofalo che sfidò la ’ndrangheta pagando con la vita, lascia dietro di sé poche tracce di una vita solitaria e, forse, già stanca. Una zia, Marisa, si è presa la briga di diffonderne la foto , in memoria del suo sguardo, consapevole eppure inconsolabile. Tra le mani, una maglietta azzurra in ricordo di Lea, origine e fine di tutto: «Posso postare le tue foto senza paura, mostrare il tuo volto e i tuoi occhi bellissimi», ha scritto. Una vita breve, vissuta alla maniera di un epitaffio contro le leggi criminali che, in qualche luogo, sostituiscono il diritto di famiglia e gli affetti primari. Il suicidio della ragazza (aveva compiuto 35 anni) obbliga ora a rileggere il sacrificio della mamma, la testimone dell’Antimafia uccisa su ordine del marito in seguito al suo contributo contro la ’ndrangheta. Ricostruire la morte di Denise sarà una scommessa. Il procuratore capo di Velletri, Carlo Villani, sta facendo i conti con le prime difficoltà. L’assenza, appunto, di qualcosa di scritto che metta a fuoco i motivi del gesto. Pochissimo trapela, eccetto che la ragazza era impiegata in un ministero e da sempre assai riservata. L’autopsia sul corpo dirà qualcosa in più. Denise si è gettata dalla finestra della sua abitazione ad Ariccia mentre era sola. Segni incompatibili con questa prima ricostruzione dei fatti saranno approfonditi con cura. Aveva uno smartphone che sarà sottoposto ad analisi da parte di un consulente della magistratura. Numeri, memoria, documenti, eventuali chat : tutto potrebbe tornare utile. Per comprendere la verità si punta, poi, ad acquisire la testimonianza del compagno , un coetaneo che i pm hanno già contattato e che, a breve, sarà sentito come «persona informata sui fatti». Le sue parole potrebbero offrire spunti investigativi importanti. Nell’inchiesta — si ipotizza l’istigazione al suicidio — non vi sono ancora indagati. Il suo gesto disperato ha destato grande rammarico e lo sgomento dei più impegnati. Don Luigi Ciotti dà voce a quanti vogliono ricordarla dignitosamente: «Denise sia seppellita assieme a sua madre». Lea Garofalo è sepolta a Milano e il suo corpo, bruciato e smembrato, fu ritrovato in un capannone a Monza. In omaggio al suo percorso quale testimone dell’Antimafia è intervenuto il presidente dell’associazione che riunisce i testimoni di giustizia, Ignazio Cutrò: «Il suo gesto fa capire la nostra solitudine, la premier ci dimostri che siamo figli di questo Stato una volta per tutte». Mentre dalla vicepresidenza della Cei, monsignor Francesco Savino invita a riflettere: «Chiediamo perdono a Denise se siamo venuti meno ad atteggiamenti propositivi o di accompagnamento alla sua persona, sia come società civile che come Chiesa». Sgomento anche dall’ Anm : «La sua scomparsa faccia riflettere sull’impegno istituzionale che ancora è necessario per la lotta alle mafie». Mentre la senatrice pd Enza Rando parla di Denise come di una superstite: «Ha vissuto in equilibrio su un filo teso tra la luce e il peso del passato. La sua tragedia è un monito per tutti». Infine il commento della presidente della Commissione Antimafia, Chiara Colosimo : «Se da domani i nomi Garofalo e Cosco non saranno più i nomi di mafiosi è perché due donne sono state capaci di portarli in altri luoghi liberi».

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