DALLA NOSTRA CORRISPONDENTE  BRUXELLES - La scelta fatta dalla Sassonia-Anhalt, anche se si tratta di un piccolo land con 1,7 milioni di elettori, ha gonfiato il petto dei sovranisti d’Europa in vista delle elezioni che si terranno nei prossimi mesi negli Stati membri. Il candidato di ultradestra Ulrich Siegmund dell’AfD ieri sera era in testa con il 44%, superando le aspettative. Un dato che a Bruxelles viene osservato con grande attenzione. I prossimi due appuntamenti elettorali tedeschi saranno anche più rilevanti. Il 20 settembre andranno al voto per rinnovare le assemblee regionali i Länder di Berlino e Meclemburgo-Pomerania. E saranno il vero test. I sovranisti scaldano i motori. Fuori della Germania, i prossimi ad andare a votare saranno il 13 settembre gli svedesi. I Socialdemocratici di Magdalena Andersson sono al momento dati come il primo partito, ma seguiti dalla destra radicale dei Democratici Svedesi. Poi in ottobre tocca a lettoni e bulgari. Il 2027 è l’anno dei big : con le presidenziali francesi in aprile — che potrebbero dare il grande scossone all’Unione europea se vincerà il Rassemblement National di Marine Le Pen —, l’Italia, la Spagna (unico grande Paese tra i Ventisette con un governo socialista), la Grecia, e la Polonia dove Piattaforma Civica di Donald Tusk (Ppe) dovrà vedersela con il partito ultraconservatore e nazionalista del Pis, che a Strasburgo sta nell’Ecr con Fratelli d’Italia.  Non è un caso se sono stati due politici francesi, dei partiti più radicali, a commentare tra i primi i risultati di ieri. Eric Zemmour , presidente di Reconquête, che al Parlamento europeo siede nell’Europa delle Nazioni sovrane insieme all’AfD e a Futuro nazionale di Roberto Vannacci , ha suonato la fanfara dell’Internazionale delle destre e ha sollevato la questione del cordone sanitario che a Strasburgo è applicato ai sovranisti , ovvero nessuna collaborazione con loro da parte dei partiti di centro e di sinistra. «L’AfD ha appena ottenuto il 45% dei voti in Sassonia. Il suo record storico. Si darà la colpa agli elettori — ha scritto Zemmour su X —. I veri responsabili sono coloro che, per mezzo secolo, hanno trattato come un reato ciò che i popoli percepivano come un’evidenza: il desiderio di rimanere sé stessi. Il cordone sanitario non ha mai protetto nessuno. Ha solo ritardato l’ora della verità. Quell’ora è arrivata. E suonerà ovunque». Per Jean-Luc Mélenchon, leader della France Insoumise e candidato alle presidenziali in Francia, con il voto di ieri «l’estrema destra torna in Germania — ha scritto su X —. Una dimostrazione catastrofica della cecità delle politiche europee centriste». Il voto di ieri, pur riguardando un numero ridotto di elettori, mostra una forte insoddisfazione verso le forze tradizionali. «Il risultato rappresenta un voto molto negativo contro le politiche centriste, sia della Cdu sia dei Socialdemocratici — ha spiegato al Corriere Guntram Wolff, professore all’Université libre de Bruxelles e senior fellow presso i think tank Bruegel e Kiel Institute —. Entrambi hanno perso moltissimo, ed è un vero problema. Si tratta anche di un voto di sfiducia verso il governo federale. Dunque anche se è un piccolo land, il risultato avrà grandi ripercussioni sulla politica tedesca». Soprattutto, «la vera rivelazione di questo voto è che governare con l’AfD è ormai l’inevitabile e non è più l’irresistibile per la Cdu, visti i loro numeri — ha sottolineato al Corriere Alberto Alemanno, che ha la cattedra Jean Monnet di diritto dell’Unione europea all’HEC di Parigi —. Lo fa già dal 2024 a Strasburgo, dove il costo politico di quei voti è rimasto finora pari a zero. Sancisce la fine del firewall in tutta Europa, dove Italia, Austria e Svezia lo hanno già smantellato da anni ».