F orse è una malattia e nessuno l’ha mai diagnosticata. Avrà pur un nome il sacro fuoco della ricerca che ogni anno spinge un esercito di uomini e donne più o meno esperti a infilarsi nel bosco magari per più giorni, per ore e ore, a caccia di funghi... Che poi: esperti è una parola grossa. Semmai con qualche certezza sui funghi più pregiati e ricercati , a cominciare dal celebre porcino che all’anagrafe latina, diciamo così, sarebbe il Boletus edulis . Quello lo cercano proprio tutti. Quest’anno, causa scarsità di pioggia, la stagione dei funghi è esplosa in ritardo rispetto al solito (fra fine agosto e inizio settembre un po’ ovunque). Ma è anche vero che le temperature ancora piuttosto alte dovrebbero spostare in avanti il tempo della raccolta e i boschi risultano ancora parecchio battuti da cercatori . Parecchio in alcuni casi significa troppo. Al punto che siamo all’ overtourism dei fungaioli.  Dall’altopiano di Asiago alla Sila, ovunque ci sia un bosco che prometta bene e che sia facile da raggiungere e da esplorare ci sono squadre di cercatori all’opera ormai da settimane, bambini compresi.  Sul Monte Amiata , famoso per la faggeta più grande d’Italia, il caso più clamoroso : giorni fa i cacciatori di funghi sono arrivati in pullman per disperdersi sotto i suoi faggi a caccia di porcini e dei cosiddetti finferli ( Cantharellus cibarius ) che, assieme alla famosa mazza di tamburo ( Macrolepiota procera ) e ad alcune specie di russule, sono i funghi più conosciuti e raccolti nel nostro Paese. L’effetto più visibile dell’overtourism (non il solo) sono i funghi distrutti a bastonate nei boschi , ma in realtà quell’effetto è possibile anche in luoghi non affollati per mano di singoli soggetti poco rispettosi dell’ambiente. Si tratta di capire e di sapere che i funghi - che non appartengono né al regno animale né a quello vegetale — vivono in simbiosi con gli alberi e che (velenosi o no) abbatterli vuol dire fare un danno a quella simbiosi .  Raccogliere funghi di cui non si ha certezza , invece, è un danno più che probabile alla salute e qualche volta è un azzardo che può costare la vita . Il consiglio di sempre e che funziona sempre è rivolgersi all’ispettorato micologico di zona e raccogliere soltanto funghi di cui si ha certezza assoluta. È buon senso. Eppure la gente raccoglie di tutto .  Nel Trevigiano, per dire, l’anno scorso su 980 chili di funghi controllati dai micologi quasi 200 chili erano tossici o alterati. E per fortuna tossici raramente significa mortali. Nei centri antiveleni e nei pronto soccorsi arrivano persone intossicate non soltanto da funghi tossici ma anche da specie buone cotte male o troppo poco. Ma il rischio più grande dei fungaioli è affrontare il bosco. Canaloni, punti scivolosi, precipizi, nidi di vespe. Gli incidenti sono frequenti e per dirla con Pier Luigi Fedele, comandante dei carabinieri forestali di Parma e Piacenza e micologo: «Si muore molto di più andando a funghi che mangiando funghi».