Il ladro ucciso nella cascina di Roberto Mollo è stato raggiunto da due proiettili alla scapola destra e al collo. Oggi l’autopsia dirà se realmente, come ipotizzato dagli inquirenti, il camionista gli ha sparato mentre Gjovalin Lazri e i suoi complici erano già in fuga. Riscontri in tal senso potrebbero successivamente arrivare dalla perizia balistica. È certo, invece, che Mollo ha aperto il fuoco dal balcone al primo piano e da una distanza di almeno 30 metri. Autopsia e perizia saranno alla base della battaglia legale che sicuramente si aprirà su questo caso. Per questo avvengono alla presenza dei consulenti di parte, già nominati dalla difesa di Roberto Mollo . Rispettivamente il medico legale Lorenzo Varetto e il perito Ruggero Pettinelli. I familiari della vittima, invece, hanno rinunciato alla nomina di esperti di parte. «Mio figlio non ha più un padre e io sono distrutta dal dolore. Deve venire fuori tutta le verità, chiedo solo che la giustizia faccia il suo corso», afferma da parte sua la compagna di Gjovalin Lazri . Non vuole entrare nei dettagli dell’indagine. Ma una cosa ci tiene a dirla: «Sentiamo e leggiamo tante cose, ma io voglio dire che non esistono persone buone e cattive. Persone che meritano di morire o altre che fanno bene a sparare».  Parole affidate alla sua avvocata, Roberta Sisimbro. «Abbiamo la massima fiducia nel lavoro della Procura e nella consequente applicazione della legge — aggiunge la legale —. Siamo in uno Stato di diritto, ci sono una Costituzione e leggi che vanno rispettate». La compagna e il figlio di Lazri vivono a Torino , dove lui aveva preso in gestione un bar in periferia. Lei fa la tatuatrice. Da giorni l’una e l’altra attività sono chiuse. Nel passato del 36enne ci sono vari precedenti. Anche per rapina. Nel 2013 aveva assaltato una villa nell’Astigiano, razziando soldi e preziosi. «Ma ultimamente aveva cambiato vita», dicono gli amici. Pare, inoltre, che avesse delle difficoltà economiche. Non si può dunque escludere che per fare rapidamente un po’ di soldi facili si fosse nuovamente aggregato a vecchi amici specializzati in furti e rapine.  Bande di «trasfertisti» ben note ai carabinieri che operano sul territorio. Per questo gli inquirenti confidano di riuscire rapidamente a identificarli. Più con le indagini tradizionali che grazie ai filmati delle telecamere di sorveglianza, che nella zona di Baldissero d’Alba sono poche e antiquate. Ma a cosa puntava la banda? Per i carabinieri erano interessati ad attrezzi e materiale edile accatastato nel cortile, che poi avrebbero rivenduto. È probabile che i ladri pensassero che il casolare fosse disabitato. Sono arrivati nel cortile, privo di recinzione, forse per un sopralluogo, prima di entrare con un furgone o un camion. Lungo la stradina che porta alla cascina, infatti, non ci sono segni di pneumatici. Non la pensa così il legale di Roberto Mollo, secondo il quale i ladri volevano entrare in casa armati di cacciavite. «Lo dimostrano il fatto che erano muniti di torce e guanti — dice l’avvocato Pier Mario —, Roberto dormiva al piano di sopra ed ha avuto paura per la sua incolumità».