DAI NOSTRI INVIATI BALDISSERO D'ALBA (CUNEO) - I ladri erano già in fuga quando Roberto Mollo ha sparato. Per avere la conferma si attende l’esito dell’autopsia e degli accertamenti balistici. Ma è questa l’ipotesi degli inquirenti che stanno ricostruendo cosa è successo durante il tentato furto nella cascina di Baldissero d’Alba in cui è morto il 36enne Gjovalin Lazri. Oltre all’accusa di omicidio volontario ieri si è saputo che l’autotrasportatore risulta indagato anche per il tentato omicidio dei tre (o quattro) ladri che sono riusciti a scappare. Allo stato è difficile poter parlare di legittima difesa . Mollo era sicuramente preoccupato per il materiale accatastato in cortile che doveva servire per la ristrutturazione del casolare. Qualche settimana fa si era anche accorto che era stata tagliata una rete di recinzione. Per questo aveva deciso di trasferirsi nella cascina, portando con sé la pistola per uso sportivo che doveva detenere nella casa dove abitano la madre e il fratello. La stessa telefonata al 112 per dare l’allarme lascia trasparire tutta la sua esasperazione. «Ho i ladri in casa — dice concitato —. Mi sono difeso e adesso ce n’è uno per terra. Ho avuto paura» . Quando accorrono il fratello e i vicini Mollo girava disperato nel cortile della cascina. In pigiama e ancora con la pistola in mano. Ma è su ciò che è successo prima che si concentrano le indagini dei carabinieri e della Procura di Asti guidata da Biagio Mazzeo. Dopo aver sentito il rumore di «qualcuno che tentava di forzare la porta» Mollo si è affacciato al balcone e ha cominciato ad urlare.  Questo, secondo la ricostruzione degli inquirenti, avrebbe messo in fuga i ladri. Ma il camionista ha comunque aperto il fuoco sparando una sventagliata di colpi: non 10, ma 13 dei 15 a disposizione. Quasi l’intero caricatore della Beretta calibro 9. Non è neanche vero che era buio pesto. I ladri avevano infatti delle torce e il camionista avrebbe mirato in direzione dei fasci di luce. «Lui era nel panico e ha sparato in aria — assicura invece il suo avvocato Pier Mario Morra —. Non è un pistolero, non voleva uccidere nessuno. Tanto che è stato lui a chiamare i soccorsi». I colpi sono partiti dal balcone al primo piano da una distanza di circa trenta metri. Il cadavere di Lazri è stato ritrovato quasi all’uscita del cortile della cascina. Raggiunto da due colpi, al collo e alla spalla. L’autopsia (prevista per domani) e l’esame balistico dovranno confermare o meno se è stato colpito da dietro . E dunque se stava scappando assieme ai complici. Il 36enne aveva passamontagna, guanti e una torcia. Nei pantaloni gli sono stati trovati anche un cacciavite e duemila euro. Tutto lascia pensare che il primo servisse per scassinare una delle porte della cascina. Mentre il denaro potrebbe essere parte del bottino di altre rapine. Quelli entrati in azione a Baldissero d’Alba erano quasi sicuramente dei «trasfertisti». Ladri che prendono di mira una zona e nella stessa serata mettono a segno una batteria di colpi. La vittima era partita da Torino e probabilmente anche i complici non dovrebbero essere della provincia di Cuneo. I carabinieri ritengono che possano avere utilizzato un furgone e stanno cercando di ricostruire se nella serata di sabato ci sono stati altri furti in zona. Vengono anche passati al setaccio i video della telecamere di sorveglianza, in paese e nei centri vicini, per tentare di ricostruire un possibile itinerario della banda. «Esiste una ragionevole probabilità di arrivare a identificarli», dice il procuratore di Asti. Impossibile invece avere immagini della sparatoria . In prossimità della Cascina non c’è una sola telecamera.   Per questo lo stesso Mazzeo parla di un caso di diverso da quello di Grinzane. «Il tema però — aggiunge — è sempre l’uso legittimo delle armi da parte del cittadino: quando vi sia legittima difesa e quando invece un eccesso o qualcosa di più grave». E poi replica al presidente del Senato La Russa per il quale «è assurdo accusare Mollo di omicidio». « L’iscrizione nel registro degli indagati non è una condanna — dice Mazzeo —. Noi dobbiamo iscrivere per forza per procedere con gli atti garantiti». Quanto alla possibilità di ricorrere al registro speciale «è praticabile solo se appare subito evidente che l’indagato abbia agito in stato legittima difesa e non è questo il caso».