La « pet economy » continua a viaggiare ad alta velocità. Nonostante il periodo economico non favorevole a livello macro, il settore del pet food e del pet care , cioè l’insieme di cibo e altri prodotti per la cura quotidiana degli animali domestici (dalle lettiere ai giochi), continua a registrare una crescita significativa, soprattutto in termini di valore. La conferma arriva dai numeri sull'andamento del mercato nei primi sette mesi dell’anno, presentati su elaborazione di Circana, alla terza edizione dell’ Italian Pet Summit promosso a Milano da Sole 24 Ore e Purina. La stima è che, ad oggi, il comparto valga nel complesso 5,4 miliardi di euro , con una crescita globale del 3,8% . Si tratta del secondo miglior risultato tra i prodotti del largo consumo: solo i formaggi, con 5,9 miliardi, hanno fatto meglio, tutti gli altri seguono e spesso a grande distanza. La crescita percentuale del «pet» è stata quasi doppia rispetto a quella registrata dal totale dei beni di consumo di massa, che si ferma al 2,3% .  Sono numeri che non sorprendono, perché si tratta in realtà di una conferma, visto che da anni il settore registra una crescita costante. «E continuerà a crescere – sottolinea Fabio Degli Esposti , amministratore delegato di Purina -. È un settore che, come abbiamo visto, è in grado di generare valore anche in una fase di stagnazione. La sfida è che ai risultati di mercato si possa affiancare anche un miglioramento della qualità. Non solo quella dei prodotti, ma anche dei servizi e delle interazioni tra aziende, enti, mondo della ricerca e dell’università. Quando miglioriamo la vita dei nostri cani e dei nostri gatti, miglioriamo anche quella di tutte le persone». Il dato economico, che non tiene conto dei servizi (assistenza medica, dog sitting, tollettatura, educatori cinofili, etc) che estenderebbero ulteriormente il valore di quanto ruota attorno agli animali di famiglia, è più che  incoraggiante. «Cresce nel lungo periodo e accelera nel breve», sintetizza Paolo Garro , Business insight senior director di Circana. Il merito è anche di una sempre maggiore disponibilità di canali distributivi e di vendita, compresi quelli digitali che registrano la maggiore vitalità, anche se in questo comparto un ruolo fondamentale continua ad averlo, e forte, la rete dei punti vendita specializzati, senza di cui il «pet»  passerebbe dal secondo al sedicesimo posto. Non solo: il mercato è sempre più «premiumizzato», dice ancora Garro, ovvero sempre più caratterizzato dalla scelta di prodotti «premium», di qualità superiore o specifici per diete particolari di cui gli animali necessitano.  Il maggiore trendsetter del mercato risulta essere il gatto, sia per i risultati raggiunti nel tradizionale pet food sia per quanto riguarda le vendite di snack funzionali. Mettendo insieme cane e gatto, invece, registrano crescite a due cifre i cosiddetti «supplements», ovvero gli integratori alimentari, che fanno registrare un +17,2%, mentre arrivano al 9,5% gli antiparassitari. A ulteriore conferma del fatto che per molti proprietari il loro animale domestico non va semplicemente nutrito, ma occorre prendersene cura come si farebbe con un qualunque altro membro della famiglia.   La pet economy non è però solo un insieme di numeri, che pure indicano una tendenza molto importante. È anche una sorta di termometro sociale , perché certifica l'attenzione sempre crescente nei confronti degli animali domestici a cui si accompagnano cambiamenti nell'organizzazione della vita delle persone e in quella delle città. Mettendo governi e amministrazioni locali di fronte a problemi che in passato non venivano considerati: i nostri centri urbani sono vivibili per cani e gatti? Come si affronta dal punto di vista sanitario l'allungamento della vita media dei «pet» che diventando anziani e restando in questa condizione per periodi più lunghi rispetto al passato finiscono con ritrovarsi a fronteggiare maggiormente gli acciacchi e i malanni della «terza età»? Anche a queste domande ha provato a rispondere il summit. Nel panel sulla «rivoluzione culturale» che gli animali domestici hanno di fatto generato. Michela Vittoria Brambilla , deputata di Noi Moderati e presidente dell'Intergruppo parlamentare per i diritti degli animali, rilancia la sfida per la riduzione dell'Iva, che oggi grava al 22% sul pet food e sulle spese veterinarie, e per la creazione di un servizio veterinario nazionale e pubblico per chi non ce la fa economicamente a sostenere i costi delle cure «perché la salute è un diritto per tutti». Un proposito che ogni anno viene rilanciato da diversi parlamentari sensibili alla causa animalista, ma che si infrange sempre sui costi che l'operazione comporterebbe. «Ma fare politica - ribadisce Brambilla - significa fare scelte coraggiose. E questa non può essere più rimandata». Le fa eco la senatrice Michaela Biancofiore , vicepresidente di Coraggio Italia, che ricorda come un esempio in tal senso sia arrivato dalla città di Roma, che nei mesi scorsi ha inaugurato il primo ospedale pubblico per animali. E che chiede che dopo lo sdoganamento dei viaggi in cabina dei cani di grossa taglia si arrivi al riconoscimento della libertà di viaggiare su tutti i mezzi del trasporto pubblico. E che gli animali entrino finalmente nello stato di famiglia di chi li possiede, per un maggiore riconoscimento del loro ruolo ma anche per una maggiore responsabilizzazione dei proprietari.