Affamato. Antonio Conte, un leone in gabbia . Senza panchina dopo aver chiuso il biennio al Napoli (con lo scudetto vinto al primo anno, nel 2024/25, all'ultima giornata nel testa a testa con l'Inter), il tecnico salentino aspetta l'occasione giusta per ripartire. «Se arrivi in un club la cui storia parla da sé, puoi onorarla in un solo modo: avendo l'ambizione di riportare quel club a lottare per quegli obiettivi, qualora non ci riesca già oggi», le parole pronunciate in una lunga intervista a The Athletic , che ha intercettato il tecnico a Londra. Il solito Conte, allenatore capace di risollevare ambienti depressi . La Juve del post Calciopoli, l'Inter che non vinceva dalla gloria del Triplete, il Napoli reduce da una stagione disastrosa con Rudi Garcia, Mazzarri e Calzona dopo lo scudetto con Luciano Spalletti. «So bene che ogni anno può vincere una sola squadra, ma devo portare nel cuore - e trasmettere ai tifosi, ai giocatori e ai dirigenti - quella scintilla , quella speranza che ti fa dire: "Possiamo vincere". Ci sono molti club che hanno un po' perso di vista la propria storia. Mi piacerebbe andare in una di queste società per rispolverare quel passato e farlo tornare a splendere. Club dove si respira pressione, dove sai perfettamente di non andarci solo per partecipare, ma per competere». In Inghilterra nelle ultime settimane si è parlato di Conte come possibile guida del Manchester United (cinque punti in cinque partite per Michael Carrick, in discussione), a Torino c'è chi sogna un suo ritorno alla Juventus . Una cosa è chiara, nella testa di Antonio: «L'allenatore deve essere al centro del progetto, servono equilibrio ed alchimia». Quello che non è accaduto nell'ultima esperienza in Inghilterra, al Tottenham: «Sono andato con l'ambizione di cambiare le cose. Ricordo che non vincevamo o avevamo pareggiato una partita e mandai un messaggio al presidente Levy. Lui mi rispose: "Non preoccuparti, vinceremo la prossima". "Ma che diavolo...?", continuavo a dirgli. I calciatori scelgono sempre la strada più facile, quella che li fa stare bene e richiede meno sforzo. La cosa che mi faceva impazzire era sentire chi mi stava intorno dire: "Il Tottenham non vincerà mai nulla"». Conte ha parlato anche del biennio vissuto a Napoli: «Due anni fantastici, è stata un'esperienza meravigliosa, ma ho speso molte energie e non è stato facile». Nel futuro di Antonio sembrano dunque esserci l'Italia o la ricca Inghilterra: « In Premier League oggi usano i bazooka , mentre altrove si usano ancora le pistole. Ma bisogna anche fare attenzione a come vengono spesi i soldi». Riposo finito, Conte già scalpita.
Conte ha ancora fame: «Voglio un club che ha perso la sua storia. In Premier usano i bazooka, altrove le pistole»
Affamato. Antonio Conte, un leone in gabbia . Senza panchina dopo aver chiuso il biennio al Napoli (con lo scudetto vinto al primo anno, nel 2024/25, all'ultima giornata nel testa a testa con l'Inter), il tecnico salentino aspetta l'occasione giusta per ripartire. «Se arrivi in un club la cui storia parla da sé, puoi onorarla in un solo modo: avendo l'ambizione di riportare quel club a lottare per quegli obiettivi, qualora non ci riesca già oggi», le parole pronunciate in una lunga intervista a The Athletic , che ha intercettato il tecnico a Londra. Il solito Conte, allenatore capace di risollevare ambienti depressi . La Juve del post Calciopoli, l'Inter che non vinceva dalla gloria del Triplete, il Napoli reduce da una stagione disastrosa con Rudi Garcia, Mazzarri e Calzona dopo lo scudetto con Luciano Spalletti. «So bene che ogni anno può vincere una sola squadra, ma devo portare nel cuore - e trasmettere ai tifosi, ai giocatori e ai dirigenti - quella scintilla , quella speranza che ti fa dire: "Possiamo vincere". Ci sono molti club che hanno un po' perso di vista la propria storia. Mi piacerebbe andare in una di queste società per rispolverare quel passato e farlo tornare a splendere. Club dove si respira pressione, dove sai perfettamente di non andarci solo per partecipare, ma per competere». In Inghilterra nelle ultime settimane si è parlato di Conte come possibile guida del Manchester United (cinque punti in cinque partite per Michael Carrick, in discussione), a Torino c'è chi sogna un suo ritorno alla Juventus . Una cosa è chiara, nella testa di Antonio: «L'allenatore deve essere al centro del progetto, servono equilibrio ed alchimia». Quello che non è accaduto nell'ultima esperienza in Inghilterra, al Tottenham: «Sono andato con l'ambizione di cambiare le cose. Ricordo che non vincevamo o avevamo pareggiato una partita e mandai un messaggio al presidente Levy. Lui mi rispose: "Non preoccuparti, vinceremo la prossima". "Ma che diavolo...?", continuavo a dirgli. I calciatori scelgono sempre la strada più facile, quella che li fa stare bene e richiede meno sforzo. La cosa che mi faceva impazzire era sentire chi mi stava intorno dire: "Il Tottenham non vincerà mai nulla"». Conte ha parlato anche del biennio vissuto a Napoli: «Due anni fantastici, è stata un'esperienza meravigliosa, ma ho speso molte energie e non è stato facile». Nel futuro di Antonio sembrano dunque esserci l'Italia o la ricca Inghilterra: « In Premier League oggi usano i bazooka , mentre altrove si usano ancora le pistole. Ma bisogna anche fare attenzione a come vengono spesi i soldi». Riposo finito, Conte già scalpita.

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