La migliore prestazione della Nazionale negli ultimi cinque anni, vale a dire dal titolo europeo a oggi (58 gare), è arrivata da un Francia-Italia . Il 6 settembre 2024 gli azzurri di Spalletti sbancarono il Parco dei Principi: 3-1 in rimonta dopo il gol a freddo di Barcola, uno spettacolo di gioco, personalità e occasioni, l’illusione che dopo il flop all’Europeo il ct avesse trovato la quadratura del cerchio. Non è andata così: breve impennata e poi il diagramma della Nazionale è tornato a scendere, fino a Zenica. Eppure, quella serata di tregua in mezzo a questo interminabile incubo azzurro può essere usata oggi da Mancini come memento: anche se il divario tecnico è profondo — e in questo periodo soltanto con la Spagna sarebbe più profondo — una condotta di gara coraggiosa portata avanti dagli uomini giusti può permetterci di competere, che non vuol dire vincere né fare risultato (dovesse venire, viva) ma tenere il campo contro avversari forti. Quando si dice che la ricostruzione dell’Italia debba procedere su un doppio binario, migliori risultati subito e una semina che nel tempo ci riporti al livello top, non si menziona l’esistenza di partite-clou in grado di accelerare entrambe le corse . Francia-Italia è tra queste per il fascino storico, la quantità di campioni — peccato manchi Mbappé, e diciamo sul serio — e la presenza di Zidane in panchina . Dopo la falsa partenza col Belgio, l’Italia ha chiarito in Turchia di possedere della qualità anche in una generazione priva dei Totti e dei Del Piero. Ci aspettiamo così da Mancini diverse conferme, da Kayode a Bastoni , da Tonali a Pio Esposito alla terza gara, e il rientro di qualche senatore: Calafiori senza dubbio, Barella se il ct lo ritiene pronto a reagire, perché il suo sostituto ha fatto bene. Un aspetto sano di questa ripartenza azzurra è il ritorno della concorrenza, noi per esempio siamo curiosi di vedere una volta Doumbia dal primo minuto. Sono ancora piccole cose, ma comunque più di quelle che avevamo a luglio sul divano, seguendo un altro Mondiale che non ci riguardava.
Con la Francia una di quelle partite-clou che possono accelerare la rinascita. La lezione imparata 5 anni fa
La migliore prestazione della Nazionale negli ultimi cinque anni, vale a dire dal titolo europeo a oggi (58 gare), è arrivata da un Francia-Italia . Il 6 settembre 2024 gli azzurri di Spalletti sbancarono il Parco dei Principi: 3-1 in rimonta dopo il gol a freddo di Barcola, uno spettacolo di gioco, personalità e occasioni, l’illusione che dopo il flop all’Europeo il ct avesse trovato la quadratura del cerchio. Non è andata così: breve impennata e poi il diagramma della Nazionale è tornato a scendere, fino a Zenica. Eppure, quella serata di tregua in mezzo a questo interminabile incubo azzurro può essere usata oggi da Mancini come memento: anche se il divario tecnico è profondo — e in questo periodo soltanto con la Spagna sarebbe più profondo — una condotta di gara coraggiosa portata avanti dagli uomini giusti può permetterci di competere, che non vuol dire vincere né fare risultato (dovesse venire, viva) ma tenere il campo contro avversari forti. Quando si dice che la ricostruzione dell’Italia debba procedere su un doppio binario, migliori risultati subito e una semina che nel tempo ci riporti al livello top, non si menziona l’esistenza di partite-clou in grado di accelerare entrambe le corse . Francia-Italia è tra queste per il fascino storico, la quantità di campioni — peccato manchi Mbappé, e diciamo sul serio — e la presenza di Zidane in panchina . Dopo la falsa partenza col Belgio, l’Italia ha chiarito in Turchia di possedere della qualità anche in una generazione priva dei Totti e dei Del Piero. Ci aspettiamo così da Mancini diverse conferme, da Kayode a Bastoni , da Tonali a Pio Esposito alla terza gara, e il rientro di qualche senatore: Calafiori senza dubbio, Barella se il ct lo ritiene pronto a reagire, perché il suo sostituto ha fatto bene. Un aspetto sano di questa ripartenza azzurra è il ritorno della concorrenza, noi per esempio siamo curiosi di vedere una volta Doumbia dal primo minuto. Sono ancora piccole cose, ma comunque più di quelle che avevamo a luglio sul divano, seguendo un altro Mondiale che non ci riguardava.

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