C’è un racconto di Dino Buzzati in cui quell’incantevole visionario immagina l’inferno come un’anticamera dove le anime aspettano di conoscere la loro sorte, consumandosi nell’attesa di una comunicazione che non arriva mai. L’incubo di Buzzati è diventato realtà. A diciotto anni, una ragazza della Virginia di nome Christa Pike uccise una compagna di classe in modo efferato e crudele . Poco tempo dopo, fu condannata alla pena capitale. Ma solo l’altro ieri, a cinquant’anni compiuti, in un istituto penitenziario del Tennessee è stata affidata al boia . Il quale le ha iniettato in corpo il contenuto di due siringhe che l’hanno tramortita, ma non uccisa , così prolungandone ulteriormente l’agonia. Già si fa fatica a concepire come in certi luoghi del mondo la pena di morte possa ancora essere considerata una forma di giustizia riparativa. Ma, a più di trent’anni dalla sentenza di condanna, è solo il segno di una ferocia disumana . Qui non si discute l’atrocità del crimine commesso da quella donna, né ci si vuole aggrappare alla sua infelice biografia (è cresciuta in una famiglia di alcolisti che la picchiavano e violentavano). Qui si vuole semplicemente dire che neanche il peggiore dei mostri merita di stare nel braccio della morte per tutta la vita. Christa Pike sta morendo ogni giorno da tantissimi anni. E non ce la fa a morire neanche adesso che, in un’ultima e paradossale giravolta, lo stesso Stato che non è riuscito a ucciderla in carcere l’ha mandata in ospedale per provare a salvarla .
Christa Pike
C’è un racconto di Dino Buzzati in cui quell’incantevole visionario immagina l’inferno come un’anticamera dove le anime aspettano di conoscere la loro sorte, consumandosi nell’attesa di una comunicazione che non arriva mai. L’incubo di Buzzati è diventato realtà. A diciotto anni, una ragazza della Virginia di nome Christa Pike uccise una compagna di classe in modo efferato e crudele . Poco tempo dopo, fu condannata alla pena capitale. Ma solo l’altro ieri, a cinquant’anni compiuti, in un istituto penitenziario del Tennessee è stata affidata al boia . Il quale le ha iniettato in corpo il contenuto di due siringhe che l’hanno tramortita, ma non uccisa , così prolungandone ulteriormente l’agonia. Già si fa fatica a concepire come in certi luoghi del mondo la pena di morte possa ancora essere considerata una forma di giustizia riparativa. Ma, a più di trent’anni dalla sentenza di condanna, è solo il segno di una ferocia disumana . Qui non si discute l’atrocità del crimine commesso da quella donna, né ci si vuole aggrappare alla sua infelice biografia (è cresciuta in una famiglia di alcolisti che la picchiavano e violentavano). Qui si vuole semplicemente dire che neanche il peggiore dei mostri merita di stare nel braccio della morte per tutta la vita. Christa Pike sta morendo ogni giorno da tantissimi anni. E non ce la fa a morire neanche adesso che, in un’ultima e paradossale giravolta, lo stesso Stato che non è riuscito a ucciderla in carcere l’ha mandata in ospedale per provare a salvarla .

SOURCE TRANSPARENCY