« Valter mi portava ovunque, manco fossi la Madonna di Pompei, ma come testimonial diciamo pure che sono stato un fallimento...», ironizzava nei giorni scorsi Sigfrido Ranucci a proposito del suo rapporto sfaccettato con Lavitola, fatto di incontri con gente varia al Cefalù Bistrò di via dei Quattro Venti. Nelle pieghe dell’ inchiesta sulla «bomba d’amore» del 16 ottobre scorso , gli intrecci tra la «vittima» e il «carnefice» rivestono un’importanza fondamentale. Il rapporto parte da lontano: Valter Lavitola entrava in Rai e incontrava Ranucci già nel 2019. Gli accessi verificati sono due, l’altro è del 2021. E ai tempi del Covid ospitò gratis nel suo B&b accanto al ristorante un inviato di Report in quarantena tornato dal Brasile. Testimonial, lobbista, consigliere? Cos’era, davvero, Ranucci, agli occhi del suo «amico fraterno», il presunto mandante della bomba? Due giorni fa, davanti al Riesame, Lavitola ha parlato per la prima volta di un’«amicizia interessata» con il giornalista, utile per avere «un riscatto sociale» . E la strada intrapresa, così, è stata quella dell’attentato, organizzato dal suo factotum africano Gomes Tavares, per aumentare la scorta a Ranucci e lanciarlo in politica («sarò il tuo Gianni Letta», sognava Valterino ), previo sondaggio tra commensali illustri. La procura di Roma ha già messo nero su bianco di ritenere che Ranucci sia stato «manipolato» da Lavitola, avvicinato all’inizio come «fonte» dal giornalista per riuscire a intervistare Marcello Dell’Utri. Ma poi il rapporto tra i due si è fatto stretto, personale, nutrito anche dalle cene frequenti al Cefalù Bistrò, come ha raccontato Natàlia Potenza, l’ex compagna italo-argentina di Valter . Nel memoriale che starebbe preparando per gli inquirenti, Lavitola e Ranucci verrebbero descritti dalla donna come «il gatto e la volpe», con frasi tipo «dio li fa e poi li accoppia», ma Ranucci avrebbe anche aiutato l’amico «utilizzando Report come strumento». Due mesi fa FdI annunciò un esposto sul ruolo di Ranucci nei presunti affari di Lavitola sulle fonti rinnovabili nel Lazio: «Non esiste nessun’inchiesta di Report sull’eolico condizionata da Lavitola», chiarì il conduttore. E così anche a proposito di un’altra cena, l’anno scorso, quando si sedettero al Cefalù Gianluca De Marchi e Fabio Mazzoni di Urban Vision, oggetto in passato di inchieste di Report per l’ingresso nella società di Marco Dell’Utri, il figlio di Marcello, qualcuno avanzò sospetti. Ma a fare gli inviti era stato il primogenito, Giuseppe Lavitola, 22 anni, consigliere di una partecipata del gruppo, la Urban Venture. E Urban Vision decise comunque di non investire nell’ affare dei carbon credit in Africa a cui puntava suo padre. «Io a Valter diedi solo consigli disinteressati — sostenne Ranucci — avendo Report condotto un’inchiesta sui carbon credit nel 2023». Ma a dimostrazione, secondo gli inquirenti, di quanto lui fosse «manipolato» dal faccendiere c’è anche l’intervista del 5 luglio scorso a un giornale dello Zimbabwe , voluta fortemente da Lavitola, in cui il conduttore accenna all’interesse di Report di occuparsi della corruzione nel Paese e letta da alcuni come un messaggio in codice rivolto a un ex socio di Lavitola nell’affare dei carbon credit. Lavitola è «un diavolo», racconta l’ex senatore Sergio De Gregorio , che ricorda una telefonata furibonda tra Valterino e «il costruttore Pulcini, creditore di Antonio Lavitola, il cugino che viveva ad Aversa. Pulcini da Valter pretendeva il saldo delle spettanze, circa 200 mila euro...». E proprio con i Pulcini, il padre Antonio e il figlio Daniele («Erano fan di Report» , ha minimizzato Ranucci), l’anno scorso Lavitola chiese al conduttore una mediazione per acquistare le mura del bistro t. L’affare non si fece, ma Lavitola e Ranucci si scambiarono comunque messaggi al miele: «Che Dio te ne renda merito», scrisse Lavitola . E Ranucci: «Sai che ti voglio bene».
Cene, consigli e affari: l’amicizia («interessata») tra Lavitola e Ranucci. E il conduttore: portato in giro come la Madonna
« Valter mi portava ovunque, manco fossi la Madonna di Pompei, ma come testimonial diciamo pure che sono stato un fallimento...», ironizzava nei giorni scorsi Sigfrido Ranucci a proposito del suo rapporto sfaccettato con Lavitola, fatto di incontri con gente varia al Cefalù Bistrò di via dei Quattro Venti. Nelle pieghe dell’ inchiesta sulla «bomba d’amore» del 16 ottobre scorso , gli intrecci tra la «vittima» e il «carnefice» rivestono un’importanza fondamentale. Il rapporto parte da lontano: Valter Lavitola entrava in Rai e incontrava Ranucci già nel 2019. Gli accessi verificati sono due, l’altro è del 2021. E ai tempi del Covid ospitò gratis nel suo B&b accanto al ristorante un inviato di Report in quarantena tornato dal Brasile. Testimonial, lobbista, consigliere? Cos’era, davvero, Ranucci, agli occhi del suo «amico fraterno», il presunto mandante della bomba? Due giorni fa, davanti al Riesame, Lavitola ha parlato per la prima volta di un’«amicizia interessata» con il giornalista, utile per avere «un riscatto sociale» . E la strada intrapresa, così, è stata quella dell’attentato, organizzato dal suo factotum africano Gomes Tavares, per aumentare la scorta a Ranucci e lanciarlo in politica («sarò il tuo Gianni Letta», sognava Valterino ), previo sondaggio tra commensali illustri. La procura di Roma ha già messo nero su bianco di ritenere che Ranucci sia stato «manipolato» da Lavitola, avvicinato all’inizio come «fonte» dal giornalista per riuscire a intervistare Marcello Dell’Utri. Ma poi il rapporto tra i due si è fatto stretto, personale, nutrito anche dalle cene frequenti al Cefalù Bistrò, come ha raccontato Natàlia Potenza, l’ex compagna italo-argentina di Valter . Nel memoriale che starebbe preparando per gli inquirenti, Lavitola e Ranucci verrebbero descritti dalla donna come «il gatto e la volpe», con frasi tipo «dio li fa e poi li accoppia», ma Ranucci avrebbe anche aiutato l’amico «utilizzando Report come strumento». Due mesi fa FdI annunciò un esposto sul ruolo di Ranucci nei presunti affari di Lavitola sulle fonti rinnovabili nel Lazio: «Non esiste nessun’inchiesta di Report sull’eolico condizionata da Lavitola», chiarì il conduttore. E così anche a proposito di un’altra cena, l’anno scorso, quando si sedettero al Cefalù Gianluca De Marchi e Fabio Mazzoni di Urban Vision, oggetto in passato di inchieste di Report per l’ingresso nella società di Marco Dell’Utri, il figlio di Marcello, qualcuno avanzò sospetti. Ma a fare gli inviti era stato il primogenito, Giuseppe Lavitola, 22 anni, consigliere di una partecipata del gruppo, la Urban Venture. E Urban Vision decise comunque di non investire nell’ affare dei carbon credit in Africa a cui puntava suo padre. «Io a Valter diedi solo consigli disinteressati — sostenne Ranucci — avendo Report condotto un’inchiesta sui carbon credit nel 2023». Ma a dimostrazione, secondo gli inquirenti, di quanto lui fosse «manipolato» dal faccendiere c’è anche l’intervista del 5 luglio scorso a un giornale dello Zimbabwe , voluta fortemente da Lavitola, in cui il conduttore accenna all’interesse di Report di occuparsi della corruzione nel Paese e letta da alcuni come un messaggio in codice rivolto a un ex socio di Lavitola nell’affare dei carbon credit. Lavitola è «un diavolo», racconta l’ex senatore Sergio De Gregorio , che ricorda una telefonata furibonda tra Valterino e «il costruttore Pulcini, creditore di Antonio Lavitola, il cugino che viveva ad Aversa. Pulcini da Valter pretendeva il saldo delle spettanze, circa 200 mila euro...». E proprio con i Pulcini, il padre Antonio e il figlio Daniele («Erano fan di Report» , ha minimizzato Ranucci), l’anno scorso Lavitola chiese al conduttore una mediazione per acquistare le mura del bistro t. L’affare non si fece, ma Lavitola e Ranucci si scambiarono comunque messaggi al miele: «Che Dio te ne renda merito», scrisse Lavitola . E Ranucci: «Sai che ti voglio bene».

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