DAL NOSTRO INVIATO BOLOGNA — Non è mai troppo tardi per ricominciare, per provare ad essere quel leader che all’Italia è mancato dopo Euro 2021 . Alessandro Bastoni c’è sempre stato : con l’ultimo Mancini nello spareggio perso con la Macedonia , con Spalletti nel grigissimo Euro 2024 e con Gattuso nella notte tremenda di Zenica e l’espulsione che ha inguaiato l’Italia . Adesso il difensore dell’Inter è ripartito con due gol pesanti , a Bursa e a Parigi e un nuovo status di senatore azzurro , a 27 anni, complice l’assenza di Dimarco e la panchina di Barella. Anche davanti ai microfoni, sia alla vigilia che dopo la partita, Bastoni ha dimostrato quella consapevolezza che chiedeva il ct Mancini. E forse anche quel pizzico di sfacciataggine che capitan Donnarumma, molto diverso per carattere oltre che per ruolo, non avrà mai. Ma bisogna fidarsi? La domanda non è tendenziosa, ma è basata sui numerosi precedenti: per motivi evidenti l’Italia ha sempre dato alla Nations League più importanza rispetto alla maggior parte dei suoi avversari, quasi come una medicina per ripartire, costruendo gioco e illusioni che puntualmente sono scomparse quando la palla cominciava a pesare davvero. Non è detto che non sia la volta buona, dipende dalla crescita di una squadra giovane, ma anche dalla maturità dei più esperti. Dipende anche da Bastoni e da una leadership che deve resistere a urti anche più forti di quello della nuova Francia di Zidane, che ha sbattuto ben sette volte su un grande Donnarumma . Ripartiamo da Bastoni, dunque. Che ha cambiato partner nelle ultime due partite, passando da Gianluca Mancini a Scalvini con evidenti miglioramenti nell’affiatamento, nei tempi delle uscite con o senza pallone, nelle sortite offensive e nelle marcature, a partire da quella di Dembélé. Tra le frasi dette dall’interista alla vigilia, un paio avevano colpito più di altre. La prima sull’Italia: «Devi vedere alla tv una partita e dire ok, quella è l’Italia. Devi riconoscerla subito». La seconda su sé stesso: «Non sono forte nella difesa a 4 come in quella a 3? Giocatori scarsi che restano dieci anni nell’Inter e vincono un po’ di trofei ne ho visti pochi . In Italia siamo bravi ad autocriticarci e questo penso che debba cambiare. Io sono molto sicuro delle mie capacità e vado avanti per la mia strada». I mesi terribili tra Inter-Juve e l’eliminazione dal Mondiale sembrano aver forgiato un nuovo Bastoni, più duro, aggressivo ma allo stesso tempo più maturo e riflessivo, a tratti anche autoironico come nella risposta su Dembélé alla vigilia: «Non sono il migliore per dare consigli su come fermarlo, dopo la finale di Champions del 2025… ». Invece stavolta è andata bene, anche se contava molto meno: la risalita è iniziata, ma per lasciarsi addosso il passato serve una serata da Bastoni anche quando la palla è un macigno.
Bastoni e la risalita dopo mesi di buio: ora è più duro e riflessivo, fa bene all'Italia
DAL NOSTRO INVIATO BOLOGNA — Non è mai troppo tardi per ricominciare, per provare ad essere quel leader che all’Italia è mancato dopo Euro 2021 . Alessandro Bastoni c’è sempre stato : con l’ultimo Mancini nello spareggio perso con la Macedonia , con Spalletti nel grigissimo Euro 2024 e con Gattuso nella notte tremenda di Zenica e l’espulsione che ha inguaiato l’Italia . Adesso il difensore dell’Inter è ripartito con due gol pesanti , a Bursa e a Parigi e un nuovo status di senatore azzurro , a 27 anni, complice l’assenza di Dimarco e la panchina di Barella. Anche davanti ai microfoni, sia alla vigilia che dopo la partita, Bastoni ha dimostrato quella consapevolezza che chiedeva il ct Mancini. E forse anche quel pizzico di sfacciataggine che capitan Donnarumma, molto diverso per carattere oltre che per ruolo, non avrà mai. Ma bisogna fidarsi? La domanda non è tendenziosa, ma è basata sui numerosi precedenti: per motivi evidenti l’Italia ha sempre dato alla Nations League più importanza rispetto alla maggior parte dei suoi avversari, quasi come una medicina per ripartire, costruendo gioco e illusioni che puntualmente sono scomparse quando la palla cominciava a pesare davvero. Non è detto che non sia la volta buona, dipende dalla crescita di una squadra giovane, ma anche dalla maturità dei più esperti. Dipende anche da Bastoni e da una leadership che deve resistere a urti anche più forti di quello della nuova Francia di Zidane, che ha sbattuto ben sette volte su un grande Donnarumma . Ripartiamo da Bastoni, dunque. Che ha cambiato partner nelle ultime due partite, passando da Gianluca Mancini a Scalvini con evidenti miglioramenti nell’affiatamento, nei tempi delle uscite con o senza pallone, nelle sortite offensive e nelle marcature, a partire da quella di Dembélé. Tra le frasi dette dall’interista alla vigilia, un paio avevano colpito più di altre. La prima sull’Italia: «Devi vedere alla tv una partita e dire ok, quella è l’Italia. Devi riconoscerla subito». La seconda su sé stesso: «Non sono forte nella difesa a 4 come in quella a 3? Giocatori scarsi che restano dieci anni nell’Inter e vincono un po’ di trofei ne ho visti pochi . In Italia siamo bravi ad autocriticarci e questo penso che debba cambiare. Io sono molto sicuro delle mie capacità e vado avanti per la mia strada». I mesi terribili tra Inter-Juve e l’eliminazione dal Mondiale sembrano aver forgiato un nuovo Bastoni, più duro, aggressivo ma allo stesso tempo più maturo e riflessivo, a tratti anche autoironico come nella risposta su Dembélé alla vigilia: «Non sono il migliore per dare consigli su come fermarlo, dopo la finale di Champions del 2025… ». Invece stavolta è andata bene, anche se contava molto meno: la risalita è iniziata, ma per lasciarsi addosso il passato serve una serata da Bastoni anche quando la palla è un macigno.

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