Joe Bastianich, sta per partire la terza stagione di «Foodish», la produzione di Banijay Italia in onda su Sky in cui, insieme a degli ospiti famosi, va in cerca dei piatti più buoni del Paese: ma che cosa vuol dire esattamente «Foodish»? «Lo stiamo imparando anche noi. Di fatto stiamo inventando una nuova categoria, perché "foodish" non è stellato, non è gourmet, non è Slow Food, non è healthy: è la pancia, è mangiare cose deliziose senza politically correct, senza troppe paranoie, senza pensare alla nutrizione... Lo scopo del programma è cercare cose buonissime che emozionino, la deliciousness come dico ai miei amici americani, e credo sia questo anche il desiderio delle persone: mangiare bene, godere in quel momento del cibo, senza pensare se quella cosa fa bene o fa male, a che categoria appartiene... E spendere il giusto». Esiste un prezzo giusto del cibo? «Ovviamente dipende dal contesto, dal tipo di locale, dalla città... Ma in Italia si possono mangiare cose deliziose a 10-15 euro, di sicuro sotto i 20». Qualche esempio di piatto «foodish»? «Ce ne sono tanti, dagli sciatt della Valtellina al fritto misto... Diciamo che la bombetta pugliese è più foodish del risotto alla milanese, non perché il risotto non sia buono, ma la bombetta incarna meglio il concetto di cibo delizioso, goloso, sfizioso e democratico». Accanto a lei in questa stagione ci saranno personaggi come Massimo Giletti, Maddalena Corvaglia, Adriano Pappalardo, Paola Barale, Juri Chechi, Anna Zhang, che la accompagneranno a caccia del piatto perfetto... con chi si è trovato meglio? «Con tutti, ma il giovanissimo youtuber Awed mi ha colpito molto, ho imparato molto da lui. Così come sto imparando tato da mio figlio Ethan sul mondo di WingStop, il nostro format di alette di pollo che inaugura la settimana prossima a Milano, in via Dante 16. Verrà anche mia madre Lidia ad assaggiare le nostre alette... potrebbe bocciare tutto!».   Cosa le ha insegnato suo figlio Ethan? «A fare un passo indietro, a plasmare meno le cose con il mio gusto e a pensare di più a cosa vogliono le persone, piuttosto che a quello che voglio io: per me questo è frustrante, per lui no. Anzi. Grazie a lui ho capito che i ragazzi giovani oggi amano assaggiare le tendenze internazionali, sono aperti e curiosi, e desiderano dei locali che siano anche dei luoghi di aggregazione. WingStop sarà un ristorante, una community, una discoteca, una specie di centro sociale cool . Qualcosa di davvero inedito per l'Italia». Se dovesse dare un consiglio a un giovane che desidera aprire un locale, cosa direbbe da imprenditore della ristorazione? «Non voglio ergermi a maestro, ma credo che un cibo semplice ma delizioso e un prezzo giusto siano la chiave per il successo».  Quali trend vede? «Vedo il grande successo dello Smashburger, poi sta per arrivare la cheesesteak – la bistecca alla piastra ricoperta di formaggio di Philadelphia, e in Italia si apprezza sempre di più l'hamburger di qualità... sto lavorando anche su quest, ho un sacco di progetti!».  Che errore professionale non rifarebbe? «Fare cose che non sento mie, che non mi appartengono: anni fa ho aperto a New York un bistrot francese, fu un disastro. Non conoscevo davvero quella cucina ed è andata malissimo. Anche questo è un consiglio: fare solo cose in cui si crede». Che dice dei suoi colleghi, i giudici di MasterChef? «Sono bravissimi, il programma è cambiato ma è un successo. Se mi chiamassero non ci penserei un minuto. Anzi, lo dico: è tempo che Bastianich torni a MasterChef». Che giudice sarebbe oggi?  «Non lo so, sarebbe una sorpresa anche per me. Di certo non lancerei più i piatti addosso ai concorrenti, non mi verrebbe più, ho quasi 60 anni... e poi il mondo della cucina è cambiato rispetto a 15 anni fa. Sarei una vesrione 2.0, magari più simpatica, magari più cattiva... ma non mi chiamano quindi devo fare altre cose!».