Obbligo di mantenere una distanza di 25 metri dai cervi – che diventano 50 in presenza di femmine con cuccioli - , divieto di accerchiare o avvicinare gli animali, anche per foto o video, e di stazionare o sostare volontariamente vicino agli esemplari qualora occupino vie e aree verdi pubbliche del centro abitato. Senza dimenticare la proibizione di dare loro da mangiare o bere , azioni che alternano le loro abitudini alimentari e stimolano l’urbanizzazione. Sono questi alcuni dei provvedimenti contenuti nell’ ordinanza firmata il 22 settembre da Giuseppina Colantoni, sindaca di Villetta Barrea, in provincia dell’Aquila, a tutela dell’incolumità delle persone, ma anche dei cervi. Quest’area, nel cuore del Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, «è storicamente interessata» dalla loro presenza , tanto che non è strano vedere questi animali «sulla passeggiata pedonale lungo il fiume Sangro, nelle aree urbane del centro abitato e nelle zone a vocazione residenziale e turistica». Basta ricordare la battaglia che nell'agosto 2024 portò diverse personalità della cultura come Donatella Di Pietrantonio, Franz Di Cioccio e Riccardo Milani a criticare la decisione della Regione di abbattere in modo selettivo 469 esemplari, portando il Tar - dopo mesi di battaglie - a bloccare il provvedimento nel maggio 2025, salvando gli ungulati. Un esempio di convivenza possibile tra comunità locali e fauna selvatica, che funziona solo se like e selfie non prendono il sopravvento, come accaduto già in altri casi, spesso legati all'imprudenza umana e alla sottovalutazione del pericolo. La decisione di Colantoni arriva a seguito dei tre attacchi che negli ultimi giorni hanno coinvolto alcuni turisti che si erano avvicinati troppo agli animali per immortalarli e ottenere incautamente una «foto-ricordo»: l’ultimo caso ha coinvolto un 65enne che il 22 settembre è stato caricato e ferito; i precedenti, il 16 e 17 settembre, hanno coinvolto un 57enne e un 41enne, tutti soccorsi e fuori pericolo. L’adozione di queste misure straordinarie – si legge ancora nell’atto – non è più rinviabile: «Sono da ritenersi permanenti a tutela della pubblica incolumità in tutti i periodi dell’anno ulteriormente rafforzati nella fase attuale, per prevenire eventi lesivi e arginare comportamenti a rischio». Tra gli altri divieti anche quello di sbarrare le loro vie di fuga o emettere rumori finalizzati ad attirarli e provocarne una reazione . Per i proprietari e detentori dei cani vige «l’obbligo di tenere i propri animali al guinzaglio corto (massimo 1,5 metri) nelle aree urbane, nei parchi e su sentirei comunali al fine di evitare reazioni da predatore o da difesa da parte dei cervi». Misure che vanno rispettate o, laddove non si configuri il reato ben più grave del maltrattamento (e reati connessi), i trasgressori saranno sanzionati con multe che possono arrivare fino a 500 euro. Il Comune chiede, infine, al Parco un monitoraggio rafforzato e supporto nella gestione. Un'ordinanza che richiama l’attenzione sui comportamenti responsabili quando si è di fronte alla fauna selvatica e della «giusta distanza» da rispettare , per evitare di spaventare i cervi, alterare le loro abitudini o metterli in pericolo, provocando reazioni difensive, ulteriormente accentuate durante la stagione degli amori o in difesa dei propri cuccioli. Quando osserviamo un animale selvatico dobbiamo ricordare che la distanza di sicurezza non è un dettaglio, ma una forma di rispetto nei confronti dell’animale e una garanzia per la nostra sicurezza: «Ad esempio a Yellowstone, il National Park Service stabilisce almeno 100 metri di distanza da orsi e lupi, e almeno 25 metri, da tutti gli altri animali, compresi bisonti e cervi. Sono distanze pensate anche per evitare che la presenza umana alteri il comportamento della fauna. Non significa però che 25 o 100 metri siano una distanza “magica”. Sono limiti che possono cambiare in base al contesto e alla situazione. Ed è sempre meglio mantenere 20 metri in più di distanza piuttosto che 10 metri in meno», spiega Marco Antonelli , zoologo e Wildlife Conservation Specialist del Wwf Italia. Quando si osserva o fotografa la fauna selvatica bisogna, quindi, imparare il rispetto . Un esempio? «Usare gli strumenti adeguati, come binocoli e teleobiettivi, e non i propri piedi per avvicinarsi. Gli episodi recenti di persone ferite da cervi in Abruzzo ci ricordano quanto possa essere rischioso sottovalutare un animale selvatico, anche quando appare tranquillo o abituato alla presenza umana. Osservare la fauna significa soprattutto lasciarle lo spazio necessario per comportarsi naturalmente. Senza disturbare e senza interferire nella loro vita selvatica ».
«Basta selfie con i cervi, è pericoloso». Lo stop della sindaca dopo i tre attacchi in una settimana. Multe da 500 euro per chi trasgredisce
Obbligo di mantenere una distanza di 25 metri dai cervi – che diventano 50 in presenza di femmine con cuccioli - , divieto di accerchiare o avvicinare gli animali, anche per foto o video, e di stazionare o sostare volontariamente vicino agli esemplari qualora occupino vie e aree verdi pubbliche del centro abitato. Senza dimenticare la proibizione di dare loro da mangiare o bere , azioni che alternano le loro abitudini alimentari e stimolano l’urbanizzazione. Sono questi alcuni dei provvedimenti contenuti nell’ ordinanza firmata il 22 settembre da Giuseppina Colantoni, sindaca di Villetta Barrea, in provincia dell’Aquila, a tutela dell’incolumità delle persone, ma anche dei cervi. Quest’area, nel cuore del Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, «è storicamente interessata» dalla loro presenza , tanto che non è strano vedere questi animali «sulla passeggiata pedonale lungo il fiume Sangro, nelle aree urbane del centro abitato e nelle zone a vocazione residenziale e turistica». Basta ricordare la battaglia che nell'agosto 2024 portò diverse personalità della cultura come Donatella Di Pietrantonio, Franz Di Cioccio e Riccardo Milani a criticare la decisione della Regione di abbattere in modo selettivo 469 esemplari, portando il Tar - dopo mesi di battaglie - a bloccare il provvedimento nel maggio 2025, salvando gli ungulati. Un esempio di convivenza possibile tra comunità locali e fauna selvatica, che funziona solo se like e selfie non prendono il sopravvento, come accaduto già in altri casi, spesso legati all'imprudenza umana e alla sottovalutazione del pericolo. La decisione di Colantoni arriva a seguito dei tre attacchi che negli ultimi giorni hanno coinvolto alcuni turisti che si erano avvicinati troppo agli animali per immortalarli e ottenere incautamente una «foto-ricordo»: l’ultimo caso ha coinvolto un 65enne che il 22 settembre è stato caricato e ferito; i precedenti, il 16 e 17 settembre, hanno coinvolto un 57enne e un 41enne, tutti soccorsi e fuori pericolo. L’adozione di queste misure straordinarie – si legge ancora nell’atto – non è più rinviabile: «Sono da ritenersi permanenti a tutela della pubblica incolumità in tutti i periodi dell’anno ulteriormente rafforzati nella fase attuale, per prevenire eventi lesivi e arginare comportamenti a rischio». Tra gli altri divieti anche quello di sbarrare le loro vie di fuga o emettere rumori finalizzati ad attirarli e provocarne una reazione . Per i proprietari e detentori dei cani vige «l’obbligo di tenere i propri animali al guinzaglio corto (massimo 1,5 metri) nelle aree urbane, nei parchi e su sentirei comunali al fine di evitare reazioni da predatore o da difesa da parte dei cervi». Misure che vanno rispettate o, laddove non si configuri il reato ben più grave del maltrattamento (e reati connessi), i trasgressori saranno sanzionati con multe che possono arrivare fino a 500 euro. Il Comune chiede, infine, al Parco un monitoraggio rafforzato e supporto nella gestione. Un'ordinanza che richiama l’attenzione sui comportamenti responsabili quando si è di fronte alla fauna selvatica e della «giusta distanza» da rispettare , per evitare di spaventare i cervi, alterare le loro abitudini o metterli in pericolo, provocando reazioni difensive, ulteriormente accentuate durante la stagione degli amori o in difesa dei propri cuccioli. Quando osserviamo un animale selvatico dobbiamo ricordare che la distanza di sicurezza non è un dettaglio, ma una forma di rispetto nei confronti dell’animale e una garanzia per la nostra sicurezza: «Ad esempio a Yellowstone, il National Park Service stabilisce almeno 100 metri di distanza da orsi e lupi, e almeno 25 metri, da tutti gli altri animali, compresi bisonti e cervi. Sono distanze pensate anche per evitare che la presenza umana alteri il comportamento della fauna. Non significa però che 25 o 100 metri siano una distanza “magica”. Sono limiti che possono cambiare in base al contesto e alla situazione. Ed è sempre meglio mantenere 20 metri in più di distanza piuttosto che 10 metri in meno», spiega Marco Antonelli , zoologo e Wildlife Conservation Specialist del Wwf Italia. Quando si osserva o fotografa la fauna selvatica bisogna, quindi, imparare il rispetto . Un esempio? «Usare gli strumenti adeguati, come binocoli e teleobiettivi, e non i propri piedi per avvicinarsi. Gli episodi recenti di persone ferite da cervi in Abruzzo ci ricordano quanto possa essere rischioso sottovalutare un animale selvatico, anche quando appare tranquillo o abituato alla presenza umana. Osservare la fauna significa soprattutto lasciarle lo spazio necessario per comportarsi naturalmente. Senza disturbare e senza interferire nella loro vita selvatica ».

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