Valentino Rossi, Schumacher , Enrico Brignano, Romano Prodi , Vassalli a quel tempo ministro della giustizia, Saadi Gheddafi , il figlio di Mu’ammar, ex leader della Libia, che giocava a calcio in Italia. Sono alcune delle personalità che hanno frequentato uno dei rifugi storici di Madonna di Campiglio . Si tratta di Baita Natalia . Il precedente nome, a partire dalla sua costruzione che risale al 1954 ad opera dei fratelli Raffaele e Natale Vidi, guide alpine e maestri di sci, era Rifugio 5 Laghi. Nel 2023 l’attuale titolare Martina Marcora l’ha cambiato per omaggiare la madre Natalia che l’aveva gestito con molta passione per trent’anni insieme al marito Augusto. Natalia Vidi, figlia di Raffaele, era diventata proprietaria e gestrice del Rifugio 5 Laghi nel 1987 e oggi è ancora lì, a fianco della figlia Martina, mentre il marito Augusto è l’anima delle pubbliche relazioni e il tecnico delle manutenzioni . La famiglia Vidi fu una delle prime a trasferirsi nella Conca di Campiglio alla fine del 1800 e da allora ha sempre dato alla località figure importanti di guide e maestri di sci, lo è anche Martina, ma anche attive nell’ospitalità come gestori di hotel. Quali sono i personaggi famosi che avete ospitato? «Nel campo dello sport sono venuti da noi Stenmark e tutti gli atleti della Valanga azzurra, Valentino Rossi e Schumacher; per il mondo della politica l’ex premier Romano Prodi, Vassalli, Gasparri e uno dei figli di Gheddafi; per la moda lo stilista Pino Lancetti, che era chiamato il “sarto pittore” perché i suoi abiti erano realizzati con tessuti stampati che si ispiravano alle opere dei grandi maestri contemporanei. Infine, per lo spettacolo e il cinema artisti del calibro di un Walter Chiari, Anita Ekberg, Moana Pozzi, che ricordo come una donna gentile, Enrico Montesano, Enrico Brignano e molti altri». Di Valentino Rossi che ricordo ha? «Si muoveva sulle nostre montagne con un gruppo di persone di Campiglio, per lo più maestri di sci. Un giorno entrò da noi alle 15 ed era ancora aperto il self service: diede un’occhiata veloce ai piatti e prese una cotoletta con le patatine che si gustò subito insieme al gruppo degli accompagnatori senza tanti formalismi. Valentino è davvero un tipo molto simpatico, alla mano e la sua parlata romagnola contribuisce non poco a creare un’atmosfera rilassata e cordiale». Immagino molto diverso lo stilista Lancetti. «Un vero signore, riservato e molto distinto. Un’estate si presentò tutti i giorni della sua vacanza a pranzo quando nel rifugio non c’era più nessuno, dopo che aveva fatto con il suo compagno un giro al lago Ritorto. Ricordo che prima di partire fu così gentile da regalare un orsacchiotto a mia figlia». Un’esperienza particolare sarà stata quella della visita del figlio di Gheddafi. «Salì da noi in marzo quando era ospite al Des Alpes da cui fui avvisata con una telefonata: prima salirono quattro guardie del corpo che fecero il giro di tutto il rifugio, controllando in particolare le porte d’entrata e di uscita, dopodiché tornarono giù e risalirono con lui la moglie, il fratello e altri suoi ospite, in totale erano in otto. Saadi era un bellissimo ragazzo, lei stupenda ed entrambi vestivano all’occidentale. Le guardie del corpo si sedettero in una posizione strategica in modo da tenere d’occhio le entrate e le uscite. Al momento di servirli, la signora, avendomi sentito suggerire al cameriere di partire da lei, disse di servire prima il marito. Li ricordo con piacere, perché furono tutti molto gentili e la signora a un certo punto chiese il mio parere sulla possibilità di andare al lago Ritorto, ma glielo sconsigliai perché indossava i Moon Boot e sul sentiero c’era ancora un po’ di neve». Qualcuno è stato vostro ospite più di una volta? «Romano Prodi, che era amico di Albino Collini, membro dell’associazione “Amici dei sentieri di Campiglio”, è venuto da noi più volte, anche dopo la conclusione del suo mandato come premier, quando mio marito lo accolse dicendo: «Non si lamenti, ora può andare in bici quanto vuole». Prodi apprezzò la battuta che diede il via a un’informale conversazione. Da quel giorno, ogni volta che torna da noi chiede di mio marito per fare quattro chiacchiere». E Schumacher? «Del suo arrivo fui avvertita dall’Apt quando salì una volta a pranzo e volle degustare un risotto. Mi è rimasto impresso che, a differenza del suo entourage, chiese di uscire dalla porta della cucina con indosso il casco per evitare di essere riconosciuto dalla folla». I vostri clienti cosa apprezzano maggiormente? «Oltre al cibo tipico, il fatto che il nostro locale sia ancora una baita, un posto tradizionale: ai turisti piace molto la classica costruzione di montagna con l’arredamento di un tempo, caldo e accogliente». Non mancheranno gli stranieri. «Certo, ne vediamo tantissimi, soprattutto d’inverno, provenienti da varie nazioni, Polonia, Inghilterra, Germania, Usa, Argentina. Non mancano nemmeno turchi, arabi e rumeni. Molti di loro si fermano tre, quattro giorni a Campiglio poi si spostano».