Il 60% dei cervelli donati alla scienza da giocatori di rugby league morti tra i 20 e i 40 anni mostra segni di  encefalopatia traumatica cronica (Cte) , la malattia neurodegenerativa legata ai traumi cranici ripetuti. È quanto emerge da uno studio dell'Australian Sports Brain Bank , riportato dall'emittente di stato Abc : su 51 cervelli esaminati, 31 presentavano la patologia, diagnosticabile soltanto dopo la morte . I donatori avevano giocato a vari livelli — dal dilettantistico al professionistico — e tra i casi identificati figurano nomi noti del rugby league australiano: l'ex giocatore e allenatore NRL Paul Green e Keith Titmuss dei Manly Sea Eagles, morto a soli 20 anni nel 2020 dopo una sessione di allenamento in condizioni di caldo estremo. La Cte è una malattia neurodegenerativa progressiva causata dall'accumulo, nel tempo, di traumi cranici ripetuti — anche quelli apparentemente lievi. Sul tessuto nervoso si deposita una proteina particolare (la tau iperfosforilata) creando anomalie. I sintomi comprendono sbalzi d'umore, vuoti di memoria, comportamenti impulsivi, depressione e, negli stadi più avanzati, un quadro simile alla demenza . Può essere diagnosticata con certezza solo dopo la morte, attraverso l'esame del tessuto cerebrale — motivo per cui la donazione dei cervelli da parte degli atleti, viva o testamentaria, è diventata negli anni lo strumento principale della ricerca. Il caso pionieristico è quello del football americano. Nel 2013 un gruppo di ex giocatori Nfl, capitanato dal quarterback Brett Favre  (allora 46enne), portò in tribunale la Lega per i traumi cerebrali subiti in carriera. Tre anni dopo, nel 2016, la Nfl riconobbe ufficialmente il nesso tra i colpi subiti in campo e le malattie neurodegenerative — un'ammissione che avrebbe fatto scuola per gli altri sport di contatto. Nel 2024 Favre annuncerà di avere il Parkinson ,  Il precedente Nfl diventa il modello per il rugby. L'8 dicembre 2020 l'ex tallonatore inglese Steve Thompson , 42 anni, campione del mondo nel 2003 (finale vinta 20-17 sull'Australia), rivelò di soffrire di demenza precoce e di non ricordare più quella vittoria . Lo stesso giorno il gallese Alix Popham, 40 anni, denunciò sintomi simili . Insieme ad altri sei ex professionisti Under 45, annunciarono l'intenzione di fare causa a World Rugby e alle federazioni inglese e gallese , accusandole di non aver protetto abbastanza i giocatori. Proponevano una lista di 15 misure, tra cui la riduzione dei contatti in allenamento e l'introduzione di encefalogrammi obbligatori a inizio stagione. Lo stesso anno, nel calcio, la morte per demenza dei campioni del mondo 1966 Nobby Stiles e Jack Charlton , insieme a diversi casi di Alzheimer nella stessa generazione di calciatori inglesi , portò il loro compagno Geoff Hurst a chiedere uno studio sull'effetto dei colpi di testa — preoccupazione condivisa pubblicamente anche da un calciatore in attività come Peter Crouch. La Scozia aveva già vietato, nel 2020, i colpi di testa nel calcio giovanile. Nell'ottobre 2021 un altro gruppo di ex giocatori di rugby league, guidato da Bobbie Goulding, fece causa alla Rugby Football League per negligenza. Il fronte legale si allargava: oggi gli ex rugbisti britannici coinvolti in cause simili contro le federazioni sono oltre 400. Anche il football americano continuava a fare i conti con la gestione dei traumi cranici. Nell'ottobre 2022 il quarterback dei Miami Dolphins Tua Tagovailoa crollò a terra con le mani paralizzate dopo un placcaggio, ma fu comunque lasciato in campo — episodio che portò al licenziamento per negligenza del neurologo di turno. Nel settembre 2024 Tagovailoa avrebbe poi subito la quarta commozione cerebrale accertata in due anni , ma non per questo ha smesso di giocare, e di rischiare. Nello stesso anno, tornando al rugby, l'ex nazionale gallese Ryan Jones annunciò una diagnosi di demenza precoce a 41 anni . Ad aprile 2025 l'ex stella francese del rugby Sébastien Chabal , «l'Uomo delle Caverne», rivelò di non ricordare nemmeno la nascita di sua figlia, pur sminuendo la propria situazione rispetto a chi vive «inferni peggiori». La sua testimonianza riaccese il dibattito su uno sport diventato negli anni sempre più fisico. Chabal avrebbe poi sintetizzato il sentimento di molti ex giocatori con una frase diventata simbolo della battaglia: « Amiamo questo sport, ma deve restituirci l'amore ». Sul fronte calcio, uno studio del neuropatologo Willie Stewart aveva già dimostrato che gli ex giocatori hanno fino a 5 volte più probabilità di sviluppare malattie neurodegenerative rispetto alla popolazione generale — tra le vittime illustri anche Bobby Charlton. La Premier League introdusse così, nel febbraio 2025, la possibilità per le squadre di effettuare fino a due sostituzioni aggiuntive in caso di sos