Gli attivisti di Peta (People for ethical threatment of animals) non mollano la presa nella loro campagna per chiedere al Vaticano di prendere le distanze dalla corrida . Dopo le diverse azioni condotte direttamente in piazza San Pietro, ieri hanno rubato la scena per qualche minuto irrompendo a Parigi nel corteo che accompagnava papa Leone XIV , ospite del presidente francese Emmanuel Macron, verso la cattedrale di Notre Dame .  Il flash mob, condotto da membri della sezione francese dell'organizzazione, è avvenuto non lontano dall'edificio simbolo del cattolicesimo nella capitale francese, dove il pontefice era diretto con una processione motorizzata che ha attraversato due ali di folla radunata per l'occasione. Tra il pubblico erano presenti anche gli attivisti che, al passaggio della « papamobile », hanno scavalcato le transenne e issato cartelli rivolti allo stesso Prevost con la scritta « Condanna la corrida ». I manifestanti, che indossavano magliette con lo slogan «La corrida è peccato», sono stati arrestati e trattenuti dalle forze dell'ordine .  L'iniziativa si inserisce in una campagna che prosegue da mesi e che invita la Chiesa di Roma, tanto più negli anni in cui si celebrano gli 800 anni di San Francesco e del suo Cantico delle Creature, a prendere nettamente le distanze dalla tauromachia e a richiamare quegli esponenti del clero che in Spagna e negli altri Paesi in cui ancora si svolgono corride e intrattenimenti con maltrattamento di animali a non avallarli con la loro partecipazione . Capita spesso infatti che questi eventi si svolgano in concomitanza con ricorrenze religiose e, per quanto si tratti di iniziative collaterali «pagane», spesso vedono la presenza di sacerdoti e prelati di vario calibro a dare inizio alle attività, magari proprio con una vera e propria « benedizione ». «È impossibile conciliare la sofferenza inflitta ai tori nelle arene con il messaggio di amore, misericordia e compassione al centro del Cristianesimo - sottolinea Mimi Bekhechi , vicepresidente senior di Peta -. Esortiamo papa Leone a recidere i legami tra la Chiesa cattolica e la sanguinosa pratica della corrida, e a denunciare l'affronto ai valori cristiani che essa rappresenta ». Peta ricorda poi in una nota che ogni anno « decine di migliaia di tori vengono torturati e violentemente uccisi durante le feste della corrida in tutto il mondo, compreso il sud della Francia , molte delle quali si svolgono in onore di santi cattolici. In questi eventi, tori terrorizzati vengono inseguiti, trafitti e massacrati». Vengono presentati come momenti folkloristici e legati alla tradizione, anche se il rituale previsto è lontanissimo da qualsiasi forma di quella compassione che dovrebbe essere sempre associata alla Chiesa. «Un uomo a cavallo conficca una lancia nel dorso del toro prima che altri tormentatori vi piantino le banderillas, provocando un dolore acuto a ogni movimento della testa e limitandone la mobilità - ricorda ancora Peta spiegando cosa sia davvero la corrida -. Quando il toro è indebolito dalla perdita di sangue, un matador tenta di uccidere l'animale con una spada . A volte il toro rimane cosciente, pur essendo paralizzato, mentre il matador gli taglia le orecchie o la coda come trofei e il corpo viene trascinato fuori dall'arena». Papa Leone XIV ha già mostrato in questa prima fase del suo mandato sensibilità nei confronti della natura. Di recente ha avallato il riconoscimento di un nuovo peccato «contro il creato e il Creatore» , evidenziando indirettamente, secondo l'organizzazione animalista, l'ipocrisia dei legami tra il mondo cattolico e l'industria della tauromachia. Viene anche ricordato come già papa Francesco , nell'enciclica «Laudato sì» aveva sottolineato come «ogni atto di crudeltà verso qualsiasi creatura è contrario alla dignità umana». Tra l'altro già nel XVI secolo un pontefice, Pio V , poi canonizzato, vietò le corride, descrivendole come «spettacoli sanguinosi e vergognosi, degni di demoni piuttosto che di uomini» e giudicandole contrarie alla «pietà e alla carità cristiana». E non è tutto. Peta evidenzia anche il paragrafo 2418 del Catechismo della Chiesa cattolica in cui si  afferma chiaramente che gli esseri umani non devono «far soffrire inutilmente gli animali» né «sprecarne la vita».  Insomma, ce n'è abbastanza per dimostrare che la Chiesa non è affatto contro gli animali e che anzi ne condanna le inutili sofferenze. Ma a fronte di tutto questo, perché allora sacerdoti cattolici officiano spesso cerimonie religiose nelle arene e fungono da cappellani per i toreri nelle cappelle presenti in loco? È quello che si chiede Peta che continuerà a sollecitare il Vaticano a recidere questi contatti con il mondo delle corride, contatti che finiscono di fatto con l'avallarle. Eppure lo stesso clero a volte viene tirato in campo in modo allegorico con toreri che nell'arena arrivano ad affrontare i tori indossando l'abito talare, come se fossero dei preti. In un recente video diffuso dall'organizzazione alcuni sacerdoti arrivano poi a paragonare l'uccisione del toro ad una rievocazione della Passione di Gesù Cristo e del suo sacrificio. Decisamente un po' troppo.